LA LETTERA DI ELLY SCHLEIN A GIORGIA MELONI: “UN ERRORE GRAVE E INGIUSTIFICABILE”

Nicola Reale
Nicola Reale, ex consigliere di minoranza al Comune di Sperlonga

“L’iniziativa di Elly Schlein, che dalle pagine de La Repubblica ha lanciato a Giorgia Meloni la proposta di un confronto su un piano in cinque punti per impiegare i 14 miliardi di margine europeo su clima ed energia, contiene in sé tutte le potenzialità per rivelarsi come un errore politico grave: un’operazione non soltanto debole sul piano della tattica parlamentare, ma che svuota di senso il ruolo stesso dell’opposizione di fronte alla natura e alla condotta dell’attuale esecutivo”. Lo scrive in una lettera aperta l’ex consigliere comunale di Sperlonga, Nicola Reale, iscritto al Partito Democratico.

“Sul piano puramente politico, il primo risultato della lettera non è stato un’apertura di credito da parte di Palazzo Chigi, ma la spaccatura immediata del fronte alternativo alla destra. Le reazioni di alleati come Giuseppe Conte e Angelo Bonelli hanno evidenziato una fuga in avanti solitaria che indebolisce la compattezza della coalizione prima ancora di scalfire la maggioranza.

Proporre una sponda al governo su un tema caldo come il caro energia e i costi delle bollette equivale a offrire un alibi a chi governa. Non solo, ma l’offerta di cooperazione inviata a mezzo stampa concede a Giorgia Meloni la regia strategica: spetta alla premier decidere se accogliere, ignorare o selezionare le proposte, relegando l’opposizione al ruolo di soggetto postulante. Senza un’azione d’urto coordinata nelle aule parlamentari e sul territorio, il gesto rischia di risolversi in un puro e vuoto posizionamento d’immagine, di scarsa efficacia anche sotto il profilo della propaganda elettorale.

Ma l’errore più profondo dell’iniziativa risiede nella totale sottovalutazione della condotta politica di questa maggioranza. Cercare un dialogo istituzionale significa ignorare che il governo Meloni si è caratterizzato per una costante e aggressiva delegittimazione dell’opposizione, rompendo la prassi di rispetto costituzionale e di confronto democratico.

Sedersi a un tavolo con l’esecutivo equivale a concedergli una patina di moderazione e garanzia, proprio mentre la maggioranza ammicca alle frange più estreme del paese, dal palese flirt con le posizioni di figure come Vannacci alla spinta verso derive reazionarie. Significa anche cancellare dalla memoria dell’opinione pubblica l’impressionante produzione di provvedimenti costantemente censurati o sanzionati dalla Corte Costituzionale e dalla Corte dei Conti per profili di illegittimità, incostituzionalità e violazione dei saldi di bilancio.

A rendere del tutto inaccettabile qualsiasi tentativo di conciliazione interviene infine un elemento dirompente sul piano etico e democratico. Le inchieste e le evidenze che hanno documentato i contatti diretti tra esponenti di spicco di Fratelli d’Italia — compresi componenti del governo con cariche di sottosegretario — e ambienti legati alla criminalità organizzata tracciano una linea invalicabile.
Quando la forza politica di maggioranza relativa, guidata dalla stessa Presidente del Consiglio, presenta contatti e zone d’ombra di tale gravità con il crimine organizzato, vengono meno i presupposti minimi di agibilità democratica.

Non si tratta più di normali dinamiche di alternanza o di emergenze economiche da affrontare con “senso dello Stato”. Di fronte a un potere che unisce la tentazione dell’estremismo all’illegittimità istituzionale e al contiguo legame con settori opachi, la mano tesa di Elly Schlein non appare come un atto di responsabilità, ma come un’irresponsabile capitolazione. Un’opposizione rigorosa costruisce un’alternativa forte, seria, credibile e intransigente e non cerca l’inciucio con un simile quadro di governo”.

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