“Abbiamo letto la richiesta dei gruppi consiliari di minoranza di aprire un confronto con Confcommercio sulla situazione del commercio e del turismo a Sabaudia e crediamo che ogni occasione di ascolto degli operatori sia utile, soprattutto in una stagione difficile come quella che stiamo vivendo. Se finalmente la crisi di attrattività della città entra con forza nel dibattito politico, per noi è una buona notizia, perché significa cominciare a discutere dei problemi reali invece di trascorrere le settimane a contare chi sta con chi dentro il Consiglio comunale o ad alimentare quel gossip politic-giudiziario che negli ultimi anni è diventato quasi uno sport cittadino e che, detto sinceramente, comincia ad essere stucchevole.
C’è però un aspetto su cui è importante essere chiari. La vita democratica di Sabaudia non si esaurisce dentro l’aula consiliare e nessuno può ritenersi proprietario esclusivo della partecipazione civica solo perché oggi si trova in maggioranza o in minoranza. Al di fuori del Palazzo comunale ci sono commercianti, operatori turistici, associazioni, professionisti, giovani, famiglie e cittadini che hanno idee e competenze, e che hanno lo stesso diritto di contribuire alla costruzione della Sabaudia del futuro.
Per questo guardiamo con favore a ogni tavolo di confronto, ma vorremmo provare a fare un passo in più e avanti. Che il commercio sia in difficoltà, che il centro abbia perso vitalità e che il nostro modello turistico mostri da tempo segnali di affanno ormai lo abbiamo capito ed è noto a tutti. In queste ultime ore abbiamo però assistito anche a una curiosa contrapposizione tra due racconti della stessa città, con i catastrofisti da una parte e gli ottimisti dall’altra, come se per capire come stia Sabaudia fosse necessario scegliere una delle due curve.
Noi scegliamo sempre l’ottimismo, perché chi vuole costruire qualcosa deve necessariamente credere che una città possa cambiare e migliorare, ma il vero ottimismo non consente di chiudere gli occhi davanti ai problemi, bensì affrontarli sapendo che possono essere risolti.
Il Comune, dal canto suo, ha comunicato che, tra il primo aprile e il 20 luglio, gli incassi dei parcometri sono passati dai circa 490 mila euro dello scorso anno a 503 mila euro nel 2026. Tredicimila euro in più sono per loro una sensazionale notizia, come se bastassero per creare convintamente una narrazione contrapposta al campanello d’allarme lanciato dagli operatori. Ci saremmo aspettati di più da un Ente Pubblico, che ultimamente sembrerebbe perdere credibilità istituzionale in ogni occasione. Prova ne sia che è piuttosto singolare trasformare il parcometro nell’ISTAT del turismo sabaudiano.
Allo stesso tempo abbiamo operatori economici che descrivono difficoltà reali, attività commerciali che lamentano una riduzione dei consumi e una percezione diffusa di una città meno frequentata rispetto al passato. Allora forse il problema non è stabilire chi abbia ragione tra gli ottimisti e i catastrofisti, ma uscire
finalmente dalla battaglia delle percezioni e conoscere la realtà nella sua interezza. Arrivi, presenze, durata media dei soggiorni, andamento dell’imposta di soggiorno, occupazione delle strutture ricettive e dati economici del commercio possono dirci molto più di una fotografia scattata in una piazza vuota anche i primi giorni di agosto o di tredicimila euro in più dentro i parcometri.
È questo il confronto che ci interessa, perché i numeri non servono per dimostrare che qualcuno aveva ragione prima degli altri, servono per capire dove intervenire. Continuare ad autoconvocarsi per descrivere il problema rischia invece di diventare una forma molto elegante per procrastinare ancora una volta la soluzione.
Noi vogliamo arrivare al confronto con delle idee, mettendo insieme centro, borghi e lungomare dentro un unico progetto di rilancio economico, lavorando sulla tanto decantata destagionalizzazione, sulla capacità di riportare innanzitutto le famiglie di Sabaudia nel centro cittadino, su una programmazione degli eventi costruita con largo anticipo e su un rapporto nuovo, fresco, tra Comune e attività economiche. Dobbiamo cercare di guardare oltre, perché il punto non può essere semplicemente aiutare qualche esercizio a resistere un’altra stagione, deve tornare ad essere conveniente investire, aprire un’attività e trascorrere tempo a Sabaudia.
Se vogliamo davvero aprire una fase nuova e stringere un vero e proprio “Patto per Sabaudia”, occorre avere il coraggio di allargare il campo della partecipazione anche a chi oggi non occupa una sedia in Consiglio comunale.
Parteciperemo volentieri a ogni confronto serio che riguardi il futuro economico della città, senza rivendicare primogeniture e senza chiedere patenti a nessuno, convinti che una città si rilanci quando smette di scegliere tra il racconto di chi vede tutto nero e quello di chi vuole convincerci che il cielo sia sempre sereno. Se davvero vogliamo parlare del futuro economico di Sabaudia, non serve un tavolo scelto a misura di qualcuno, serve un tavolo capace di rappresentare la città reale”.
Così, in una nota, Sabaudia 2034.
