DESIREÈ MARIOTTINI, L’ASSASSINO È NULLATENENTE: SOLO 75MILA EURO ALLA FAMIGLIA CHE NE CHIEDEVA 900MILA

DESIREE MARIOTTINI

Per la morte di Desirée Mariottini la famiglia riceverà 75mila euro. La madre contesta la decisione e annuncia appello

La famiglia di Desirée Mariottini aveva chiesto allo Stato circa 900mila euro, ma il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto 75mila euro tramite il Fondo del ministero dell’Interno. Una decisione che Barbara Mariottini, madre della 16enne uccisa a Roma nel 2018, giudica ngiusta, tanto da decidere di ricorrere in Corte d’Appello. Dirimente per la decisione di concedere solo 75mila euro c’è la condizione di incapienza di Yousef Salia, condannato all’ergastolo per l’omicidio della ragazza.

La seconda sezione civile del Tribunale di Roma ha respinto la richiesta avanzata dalla madre e dalla sorella di Desirée Mariottini. Come ricostruito dal Corriere della Sera, la domanda era stata rivolta allo Stato perché Salia, indicato come responsabile dell’omicidio, risulta “incapiente“, cioè privo della possibilità economica di far fronte al risarcimento.

Il giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Roma, Claudio Patruno, ha però respinto la richiesta. Nella sentenza il giudice ha tracciato una distinzione tra il risarcimento e l’indennizzo. Il risarcimento ripristina la situazione precedente al danno subito; il secondo ha una funzione più limitata, di natura riparatoria, e non è commisurato all’entità del danno effettivamente patito. Secondo il Tribunale, l’Italia ha già recepito le direttive Ue attraverso il Fondo del ministero dell’Interno, che eroga somme prestabilite alle vittime quando il condannato non è in grado di pagare.

Nel caso di Desirée, il Fondo ha riconosciuto 25mila euro per la violenza sessuale e 50mila euro per l’omicidio. E si tratta per di più di importi cumulativi, da dividere pro quota tra tutti gli aventi diritto: madre, sorella e padre della ragazza.

La questione passerà alla Corte d’Appello di Roma che dovrà stabilire se l’interpretazione data dal Tribunale civile sia davvero coerente con lo spirito della normativa europea.

Desirée, la sera del 17 ottobre 2018, fu attirata in uno stabile abbandonato in via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo, a Roma. La sedicenne venne drogata con un mix di eroina, cocaina e psicofarmaci, abusata sessualmente da più persone mentre era incosciente, e infine lasciata agonizzante senza che nessuno chiamasse i soccorsi. Il corpo fu ritrovato nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018.

Furono arrestati quattro uomini di origine africana: Mamadou Gara, Alinno Chima, Brian Minthe e Yousef Salia. I quattro sono stati accusati a vario titolo di omicidio, violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e morte come conseguenza di altro reato. In primo e in secondo grado arrivarono condanne pesanti: ergastolo per Gara e Salia, 27 anni per Chima, 24 anni e mezzo per Minthe.

Nell’ottobre 2023 la Cassazione annullò parzialmente il verdetto d’appello, facendo cadere alcune accuse, tra cui quella di violenza sessuale a carico di Salia, e disponendo un “appello bis” davanti a un’altra sezione della Corte d’assise d’appello di Roma. Il percorso giudiziario si è chiuso nell’ottobre 2024: tutti e quattro gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli in via definitiva, con pene finali di 22 anni per Gara, 26 per Chima, 18 per Minthe ed ergastolo per Salia.

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