CORI, COMUNE CONDANNATO A RISARCIRE OLTRE MEZZO MILIONE A SIN.TUR: “GLI ATTI NON SI TROVANO”

“Dopo la condanna definitiva della Corte di Cassazione a risarcire alla società SIN.TUR Sinergie per il Turismo srl. oltre mezzo milione di euro più le spese di giudizio, oneri e quant’altro, come Consiglieri di Minoranza abbiamo richiesto l’accesso agli atti dei procedimenti di tutti i gradi di giudizio corredati dagli atti amministrativi”, così dichiarano i consiglieri comunali Evaristo e Germana Silvi.

“La risposta dell’Amministrazione è, a dir poco, inqualificabile: gli atti non si trovano perché sarebbero passati di mano in mano a diversi responsabili. Questa giustificazione va contro qualsiasi principio di sana, corretta e giusta amministrazione che dovrebbe garantire la continuità amministrativa, indipendentemente dal succedersi di organi politici e responsabili dei vari uffici.

In assenza degli Atti amministrativi, Come può il sindaco De Lillis dare seguito alla promessa fatta in consiglio comunale di ricercare eventuali responsabilità?

La vicenda Sin.Tur. parte dal lontano 1999 e si intreccia, anzi bisognerebbe dire che viene fortemente influenzato, dalle travagliate vicende che hanno percorso la politica locale a cavallo di quegli anni. 

Qualche giorno prima del Natale del 1999, a poco più di sei mesi dalla rielezione del sindaco di sinistra Pietro Vitelli, il Comune di Cori stipulò una convenzione con la Società Sin.Tur per la ristrutturazione e gestione del complesso sportivo-turistico di Stoza composto da palazzetto dello sport, piscina, campi da tennis, ristorante, albergo, discoteca, etc, etc.

Già in quel periodo tutto il complesso versava in pessime condizioni, e abbisognava di interventi strutturali importanti, valutati in circa 4 miliardi delle vecchie Lire. Pertanto la convenzione prevedeva che l’Ente Comunale realizzasse lavori per circa 1,5 miliardi delle vecchie Lire e i restanti 2,5 miliardi sarebbero stati a carico della SinTur, con la precisazione che i lavori di competenza del Comune erano propedeutici a quelli della società.

All’inizio del 2000, i risultati elettorali del 13 giugno 1999 vengono invalidati dal TAR a fronte del ricorso del candidato della destra Tommaso Bianchi, che, a fine febbraio, subentra a Vitelli. 

Si ribaltarono così le situazioni e, forse anche gli interessi. Sta di fatto che le opere in capo all’Ente comunale non andarono mai in porto per “mancanza di fondi”, motivazione alquanto singolare in quanto l’Ente, a fronte degli impegni presi nella convenzione con il privato, avrebbe dovuto avere in bilancio la disponibilità delle risorse necessarie alla realizzazione delle opere che gli competevano. 

Sta di fatto che, poiché l’Ente comunale risultava inadempiente nei pagamenti, i lavori di sua competenza vennero bloccati, impedendo alla Sin.Tur di procedere completamente con quelli di sua competenza. Nel frattempo però la società aveva realizzato parte degli investimenti sui quali si era impegnata e l’architetto, nonché direttore dei lavori e progettista dell’intervento, valutò in 950 milioni delle vecchie lire le spese sostenute dalla Sin.Tur., importo che corrisponde a quel mezzo milione di euro che oggi, la Cassazione, riconosce definitivamente alla Sin.Tur.

I rapporti tra l’Ente Comunale e la società continuarono anche con l’amministrazione Bianchi, tanto che nel 2003, la Sin.Tur accettò la proposta dell’Ente di chiudere bonariamente la vicenda in cambio del riconoscimento dei 481 mila euro spesi fino ad allora. Tale soluzione venne però subordinata alla condizione che l’Ente riuscisse a fare cassa con la vendita del complesso immobiliare. Vennero pertanto esperiti due tentativi di vendita, uno a fine 2003 ed uno a fine 2004. Nessuno dei due andò a buon fine e il Comune non onorò l’accordo.

Fu così che la Sin.Tur, nel 2005, ricorse in giudizio. La sentenza di primo grado venne emessa nel 2017 con la condanna del Comune di Cori. Nel 2018, con l’appena insediato sindaco De Lillis, la sentenza venne opposta in appello. Il giudice di seconde cure ribaltò la sentenza di primo grado e nel 2024, la seconda Amministrazione De Lillis fece ricorso per Cassazione. La recente sentenza definitiva riconferma la condanna del comune di Cori al risarcimento di € 481 mila euro oltre le spese di giudizio, oneri e così via. 

I due ricorsi hanno aggravato i costi per l’Ente comunale: le spese degli avvocati, propri e della SinTur. Ricorsi dei quali sarebbe legittimo chiedersi se fossero soltanto una forma per posticipare il problema. 

Ora il comune si trova a gestire un altro importante debito fuori bilancio per le casse comunali già fortemente provate, e per il quale, a fronte dell’altissima probabilità di soccombenza, non risulta si sia mai provveduto ad accantonare risorse.   

Il destino del complesso turistico-sportivo è stato fortemente segnato da questa vicenda. Innanzitutto è stato smembrato: il casale è stato dato in concessione alla Coop. Sociale Cincinnato che ne ha fatto un wine resort inaugurato nel 2013. Le altre strutture ricettive che circondano il casale sono in gran parte abbandonate. Gli impianti sportivi versano in pessime condizioni e nonostante la concessione del palazzetto e dei campi da tennis fosse scaduta da circa due anni, il loro riaffidamento e quello del campo sportivo è stato definito solo nei giorni scorsi: la società Cori Football Club SSD srl si è aggiudicata campo, palazzetto e campi da tennis. Per la piscina non è stato neanche aperto un avviso per la concessione, stante il suo stato fatiscente.

La vicenda del contenzioso Sin.Tur. lascia aperti molti interrogativi, ma alla luce della mancanza degli atti sia giudiziari sia amministrativi, sarà impossibile capire cosa sia veramente successo in questi circa 30 anni.

Resta il fatto che quando un Ente pubblico non è in grado di “ritrovare” i propri atti amministrativi di un procedimento così rilevante per il quale le comunità di Cori e Giulianello dovrà esborsare ben oltre mezzo milione di euro, la situazione è talmente grave che potremmo dire di “essere arrivati alla frutta”.

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