Trentacinque gradi negli uffici comunali. Non è una percezione, non è un’esagerazione, non è una polemica sindacale. È una situazione documentata, con rilievi e fotografie, che racconta una realtà incompatibile con il diritto dei lavoratori a svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza.
Per questo motivo la CISL FP, nella giornata di ieri, 4 agosto, ha formalmente sollecitato lo SPRESAL della ASL di Latina e l’Ispettorato Territoriale del Lavoro, chiedendo che vengano effettuati con la massima urgenza gli accertamenti richiesti con l’esposto già trasmesso.
“Il punto, però, è un altro. La domanda che oggi i lavoratori si pongono è semplice: come è stato possibile arrivare a questo punto? Perché nessuna amministrazione dovrebbe consentire che i propri dipendenti lavorino in uffici trasformati in serre, fino al punto da rendere necessario l’intervento degli organi di vigilanza. È questo il dato più grave dell’intera vicenda. Se un’organizzazione sindacale è costretta a rivolgersi agli organi di controllo per chiedere il rispetto di condizioni minime di salute e sicurezza, significa che il sistema di prevenzione ha smesso di funzionare ben prima dell’arrivo dell’estate”, spiega il segretario generale di Fp Cisl Latina, Raffaele Paciocca.
“La tutela della salute dei lavoratori non può dipendere dagli esposti del sindacato. Deve essere il primo dovere di chi amministra un Ente pubblico. Le fotografie raccolte dalla CISL FP non rappresentano soltanto ambienti surriscaldati. Rappresentano il simbolo di un problema che non può essere liquidato come un inconveniente stagionale. Dietro quei 35 gradi ci sono lavoratori che continuano a garantire servizi ai cittadini nonostante condizioni ambientali che meritano ogni verifica prevista dalla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La CISL FP non intende assistere in silenzio. Continueremo a seguire questa vicenda fino a quando non saranno accertati i fatti e soprattutto adottate soluzioni concrete. Perché la salute non si gestisce con le giustificazioni, ma con la prevenzione”.
“Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra svolgere il proprio lavoro e tutelare la propria salute. Nessun lavoratore pubblico dovrebbe entrare in ufficio chiedendosi quanti gradi troverà sulla propria scrivania. Adesso basta.
Le istituzioni dimostrino con i fatti di essere all’altezza delle responsabilità che la legge affida loro. Perché quando negli uffici pubblici si arriva a lavorare a 35°C, il problema non è il caldo estivo. Il problema è che qualcuno ha ritenuto accettabile arrivare fino a quel punto”.
