Il Ministero della Difesa risarcirà più di 530mila euro a un Maresciallo artificiere dell’Esercito Italiano per l’amputazione del braccio destro. Il militare ha perso l’arto per aver perso un mano una bomba a mano inesplosa durante un’esercitazione realizzata nella provincia di Latina.
A pronunciarsi sul caso è stato il Tar del Lazio a cui il militare si è rivolto, stabilendo la responsabilità dell’amministrazione militare nella mancata tutela della sicurezza del proprio dipendente.
Durante le attività di esercitazione, il militare è stato colto in pieno dall’esplosione che ha causato la perdita dell’arto. L’uomo aveva 52 anni, sebbene il Tar ometta il luog preciso dell’incidente. Le lesioni provocate dall’ordigno furono subito devastanti, tanto che, l’uomo, condotto al Policlinico militare di Roma, ha dovuto subire l’amputazione della mano destra e di parte dell’avambraccio.
A seguito dell’evento, il militare è stato giudicato permanentemente non idoneo al servizio d’istituto nelle Forze Armate ed è stato collocato in congedo anticipato.
Dopo lo choc, sono iniziate le carte bollate perché il maresciallo ottenesse il risarcimento dello Stato. La decisione del Tar del Lazio ha circoscritto l’obbligo del datore di lavoro di garantire l’integrità fisica dei propri dipendenti. Motivo per cui, i giudici amministrativi hanno individuato la responsabilità dell’amministrazione pubblica e stabilito il nesso causale tra il servizio prestato e l’infortunio.
Il Ministero aveva già riconosciuto al militare l’infermità da causa di servizio, l’equo indennizzo e lo status di vittima del dovere.
Il Tar ha puntualizzato che la responsabilità dell’Amministrazione non è esclusa dalla semplice imprudenza, imperizia o negligenza del lavoratore stesso. Infatti, è emerso che nei confronti del militare non è stata fatta osservare la corretta procedura di sicurezza prevista per la distruzione delle bombe inesplose Una omissione che ha messo a repentaglio l’incolumità fisica di tutto il personale presente al poligono.
Disposta anche una verifica medico-legale, gli accertamenti hanno evidenziato un danno biologico permanente pari al cinquanta per cento e l’invalidità temporanea.
Alla fine, il Ministero della Difesa è stato condannato al pagamento di 521.849,00 euro a titolo di danno non patrimoniale e di 9.259,99 euro per il rimborso delle spese mediche.
