VIOLENZE CONTRO LA NIPOTE DEL BOSS, L’IMPUTATO NEGA LE ACCUSE: “NON HO BRUCIATO LA SUA AUTO”

Accusato di lesioni, stalking e maltrattamenti ai danni della ex fidanzata: in un raptus le avrebbe bruciato l’autovettura

Ha negato di aver bruciato l’auto della sua ex compagna, per di più ha negato di aver convissuto con lei. È questo, in sintesi, il contenuto dell’esame dell’imputato accusato di stalking e lesioni contro la ex fidanzata. Entrambi di Latina, R.C., assistito dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Pietro Papa, deve rispondere dei reati di stalking, lesioni e maltrattamenti. Il processo si svolge dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Francesca Ribotta, e vede come persona offesa una giovane che in una precedente udienza è stata chiamata a testimoniare.

L’apice delle condotte violente dell’imputato, tuttora detenuto, si sarebbe realizzato a gennaio 2025 quando l’imputato, in un impeto di rabbia, dopo che la ex fidanzata le aveva manifestato l’intenzione di non voler tornare insieme, avrebbe dato fuoco alla sua autovettura parcheggiata in Viale Kennedy, a Latina. Un fatto che, però, non è contestato nel capo d’imputazione.

Nella notte tra venerdì 24 gennaio e sabato 25 gennaio del 2025, infatti, poco prima della mezzanotte, era stata bruciata a Latina una Citroen C3, appartenente alla giovane donna della nota famiglia Di Silvio, peraltro nipote del boss Giuseppe “Romolo” Di Silvio. Le fiamme avevano praticamente distrutto il mezzo e sul posto si erano recati i poliziotti della Squadra Volante e i Vigili del Fuoco. Vicino all’auto alcune tracce di liquido. La nipote del boss si è costituita parte civile ed è difesa dall’avvocato Sandro Marcheselli.

Oggi, in udienza, l’imputato ha negato di aver mai tenuto condotte violente nei confronti della ex, anzi di aver subito aggressioni verbali. Al massimo ci sono stati screzi dovuti a ragioni di gelosia.

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Il clou dell’udienza svoltasi a inizio giugno era stata la testimonianza resa dalla giovane Di Silvio che aveva riferito sulla sua relazione con l’imputato, spiegando di aver vissuto due anni di incubo tra minacce, violenze e pressioni di ogni tipo, fino all’incendio dell’auto.

Piuttosto cruento un altro episodio raccontato dalla giovane che aveva riferito che il suo ex avrebbe provato a strangolarla. La circostanza probabilmente più violenta sarebbe stata quando il giovane, dopo aver raggiunto la compagna sul luogo di lavoro, l’avrebbe prese per il collo, per poi darle un morso sul labbro facendola sanguinare. “Io nel tempo l’ho denunciato 4 o 5 volte”.

Tra le accuse, anche continui messaggi, telefonate e una serie infinita di profili “fake” sui social con cui la minacciava. Senza contare che l’imputato avrebbe messo la foto della ex con il suo numero, facendo credere che fosse una prostituta: “Mi esponeva come in Bakeka Incontri (nda: noto sito di prostituzione on-line)”.

Tante le querele presentate dalla giovane Di Silvio, solo in un caso però: “ho ritirato la denuncia perché mi minacciò dicendo che se non l’avessi ritirata, avrebbe fatto male ai miei due figli”. Il processo riprenderà il prossimo 5 ottobre con con l’escussione di quattro testimoni della difesa.

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