Valter Lavitola è comparso oggi, 8 luglio, davanti ai pm della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato dello scorso ottobre davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’imprenditore, indagato per la vicenda, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti, rilasciando però dichiarazioni spontanee e negando ogni addebito.
Nel corso dell’interrogatorio, durato circa due ore, Lavitola si è dichiarato estraneo ai fatti, sostenendo di non avere alcuna idea sul possibile movente dell’attentato. L’indagato avrebbe detto di essere “sconcertato” dall’ipotesi di essere il mandante dell’intimidazione. Con Ranucci, Lavitola avrebbe detto di avere un rapporto di “fraternità”.
“Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente”, avrebbe aggiunto davanti al procuratore capo, Francesco Lo Voi e ai titolari dell’indagine.
Lavitola ha poi risposto in merito alla posizione di Gomes Clesio Tavares, l’uomo accusato dagli inquirenti di aver agito come intermediario. Secondo la tesi fornita dall’indagato, Tavares non sarebbe stato inviato in Camerun per conto suo, ma si troverebbe nel Paese d’origine per motivi legati ad affari personali.
Dopo l’interrogatorio, l’avvocato Sergio Cola, difensore di Lavitola, ha ribadito lo stato d’animo del suo assistito. “Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci, come confermato dallo stesso giornalista”.
