SATNAM SINGH, I SINDACI DI LATINA E CISTERNA COMMENTANO LA SENTENZA LOVATO

Satnam Singh
Satnam Singh

Concluso il processo che vede alla sbarra per omicidio volontario, Antonello Lovato, il 39enne di Latina accusato di aver ucciso il bracciante indiano

Antonello Lovato è stato condannato per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale alla pena di 16 anni di reclusione con le attenuanti generiche. Applicata l’interdizione perpetua dei pubblici uffici e una provvisionale per 120mila euro a Soni Soni. Provvisionali anche per i famigliari di Satnam, ma rigettate quelle per sindacati e enti partici civli.

Così ha deciso la Corte d’Assise del Tribunale di Latina composta dal presidente Mario La Rosa, dal giudice Francesca Ribotta e dalla giuria popolare, all’esito di una camera di consiglio durata cinque ore.

“Navi”, come era chiamato Satnam da amici e conoscenti, era venuto in Italia nel 2016. Dopo aver ottenuto il primo permesso di soggiorno, era diventato, a scadenza del lasciapassare, un vero e proprio invisibile come tanti extracomunitari sfruttati nei campi dell’agro pontino e oltre. Feritosi il 17 giugno 2024, con la macchina avvolgi-plastica per i meloni nell’azienda della ditta individuale di Antonello Lovato a Borgo Santa Maria, il 31enne lavoratore in nero è stato caricato su un furgone dal medesimo Lovato, suo datore di lavoro, e trasportato con la moglie via dall’azienda.

Dopo sette chilometri, senza essere portato in ospedale, “Navi” è stato abbandonato con la moglie in Via Genova, a Castelverde (già comune di Cisterna) davanti alla casa dove era ospitato da una coppia di italiani. Copiosa la perdita di sangue dal braccio mutilato e dalle gambe in condizioni gravissime, Navi è morto due giorni dopo in un letto dell’ospedale San Camillo di Roma dove era stato elitrasportato.

Lovato era imputato per i reati di omicidio con dolo eventuale e per diverse violazioni del decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo il sostituto procuratore di Latina, Marina Marra – che ha chiesto la misura cautelare in carcere al Gip Giuseppe Molfese che l’ha condivisa – Lovato, “con plurime condotte”, ha causato con colpa, violando le norme di sicurezza sul lavoro, il ferimento di Satnam Singh, 31enne indiano irregolare e privo di permesso di soggiorno.

La Corte d’Assise, a inizio processo, ha ammesso la costituzione di parte civile di dodici dei richiedenti. Si tratta, innanzitutto, dei quattro famigliari di Satnam Singh e della compagna convivente more uxorio, Soni Soni. Accolte anche le parti civili di Inail, Comuni di Cisterna (presente in aula, come nella scorsa udienza, il sindaco Valentino Mantini) e Latina, Regione Lazio, Flai Cgil, Cgil Latina Frosinone e Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). Escluse, invece, le associazioni di Libera, “Antonino Caponnetto”, Ona e Lavoratori Stranieri. Esclusa anche la richiesta della difesa di Lovato di chiamare come responsabile civile l’assicurazione Axa, ossia la compagnia che aveva assicurato il trattore che trainava l’avvolgi-plastica. In aula, il processo si è aperto il 1 aprile 2025 e sin da subito è stata battaglia tra la difesa di Lovato, rappresentata dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti, e la Corte d’Assise.

All’esito della sentenza, sono intervenuti i due sindaci di Latina e Cisterna, Matilde Celentano e Valentino Mantini.

“Quella di oggi – ha detto Celenato – è una data storica perché, finalmente, è stata fatta giustizia su un caso che ha sconvolto la città di Latina e tutto il Paese. Dopo due anni dalla tragica morte di Satnam Singh, è infatti arrivata la condanna per la terribile tragedia avvenuta nell’azienda in cui lavorava, causata dalla mancanza di soccorso. Contestualmente, è stata accolta la richiesta di risarcimento dal Comune di Latina costituitosi parte civile, da liquidazione in separata sede.

Un pronunciamento che restituisce giustizia, in quanto quello che è avvenuto ha lasciato una profonda ferita nel territorio e ha rischiato di danneggiare l’immagine dell’imprenditoria sana che lo caratterizza. Lo sfruttamento dei lavoratori in condizioni di estremo bisogno, come lo era Satnam Singh, è stata una vergogna e, da subito, abbiamo ritenuto che Latina non dovesse essere identificata come città del caporalato. È una sentenza che riafferma con forza un principio fondamentale: la dignità della persona e il rispetto dei diritti dei lavoratori non possono, in nessun caso, essere sacrificati o calpestati.

Fin dai primi momenti di questa drammatica vicenda, inoltre, l’amministrazione comunale si è occupata di Soni Soni, la giovane compagna di Satnam Singh, garantendole protezione, assistenza e un percorso concreto verso l’autonomia. Il primo incontro che ho personalmente avuto con lei, appena accaduta la tragedia, non lo dimenticherò mai. Lo strazio di una giovane donna sconvolta dal dolore per la grave perdita, resa ancora più tragica dalla crudeltà dei fatti, mi ha addolorata profondamente, così come ha addolorato tutta la comunità. Mi sono presa carico di ogni sua richiesta e il Comune l’ha accompagnata in questo difficile cammino, nella convinzione che la vicinanza delle istituzioni debba tradursi in azioni concrete e non soltanto in parole.

Oggi in Tribunale, ho avuto modo di rincontrare la madre di Satnam a cui ho rivolto parole di vicinanza e conforto, pur nella consapevolezza che il dolore per la perdita di un figlio non potrà mai essere lenito. Le sue lacrime, in aula, mi hanno profondamente turbata.

Il pronunciamento di oggi della Corte d’Assise, di condanna dell’imputato, non potrà restituire una vita spezzata né cancellare il dolore di chi ha perso una persona cara. Può però rafforzare la fiducia nello Stato e nelle istituzioni e rappresentare un monito affinché tragedie come questa non si ripetano mai più. Ringrazio l’avvocato del Comune di Latina Cinzia Mentullo che ha portato avanti l’istanza da me sollecitata ricordando, in ogni sede, che lo Statuto del Comune di Latina riconosce il valore del lavoro e del rispetto del lavoro.

La vicenda relativa alla morte di Satnam Singh non è finita qui. C’è, infatti, un altro procedimento che deve ancora concludersi relativo al caporalato dove, anche in quel caso, il Comune di Latina si è costituito parte civile. La nostra città continuerà a essere in prima linea nella difesa della legalità, della sicurezza sul lavoro, della dignità dei lavoratori e dei diritti di ogni persona, senza distinzione di provenienza o condizione”.

“Questa sentenza, pur non restituendoci Satnam Singh, – ribadisce Mantini – rende comunque in parte giustizia a lui e alla sua famiglia che sin da subito abbiamo accolto a Cisterna e che oggi era presente nell’aula della Corte di assise. La morte di questo giovanissimo bracciante ha destato grande sconcerto e scosso in particolare la comunità di Cisterna, quella dove viveva insieme alla compagna e ad altri connazionali impiegati come lui in agricoltura.

L’amministrazione comunale ha scelto immediatamente di costituirsi parte civile nel processo penale – e lo ha fatto con l’avvocato Maria Belli che ringrazio per il suo impegno e la sua professionalità – per rimarcare l’importanza del rispetto dei diritti dei lavoratori ma anche i valori dell’accoglienza, dell’inclusione e della solidarietà. Ci auguriamo che la condanna per le responsabilità della sua tragica morte non sia soltanto un atto giudiziario, ma resti impressa nella memoria collettiva e diventi un monito affinché caporalato e sfruttamento dei lavoratori vengano sconfitti, per lasciare spazio al valore della vita umana, al rispetto delle regole e alle tante aziende sane e responsabili che esistono nel nostro territorio».
Queste le parole del sindaco di Cisterna Valentino Mantini dopo la lettura della sentenza nel processo per la morte del bracciante Satnam Singh”.

A intervenire anche Giuseppe Massafra, segretario generale della Cgil Frosinone Latina. “Siamo qui, ancora una volta, davanti al Tribunale di Latina. Lo siamo perché la giustizia non può essere solo una parola, ma deve tradursi in verità, responsabilità e cambiamento. L’omicidio sul lavoro di Satnam Singh ha scosso le coscienze del nostro Paese. Ma per noi non è mai stato un fatto di cronaca da dimenticare. È il volto più drammatico di un sistema di sfruttamento che continua a negare dignità, diritti e perfino la vita a troppe lavoratrici e a troppi lavoratori”.

“In questi due anni la Cgil di questo territorio non ha mai fatto mancare la propria presenza”, ha proseguito Massafra. “Siamo stati qui, udienza dopo udienza, per accompagnare la ricerca della verità e della giustizia. Per dire che Satnam non era solo, che la sua famiglia non era sola, e che la comunità democratica di questo territorio non avrebbe distolto lo sguardo. Ma il nostro impegno non si è fermato davanti alle porte del Tribunale. È continuato nei campi, nei luoghi di lavoro, nelle vertenze, nelle iniziative pubbliche, nella tutela delle persone più fragili. Abbiamo continuato a contrastare il caporalato, a denunciare ogni forma di sfruttamento, a chiedere controlli più efficaci, legalità, diritti, contratti regolari e condizioni di lavoro sicure e dignitose”.

“Sappiamo che la giustizia non si realizza soltanto con una sentenza”, ha concluso il segretario generale. “Si costruisce ogni giorno, impedendo che tragedie come quella di Satnam possano ripetersi. Si costruisce affermando che il lavoro non può essere ricatto, violenza o morte, ma deve essere libertà, dignità e sicurezza. Il nostro impegno non finirà qui. Continueremo a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e migranti, perché nessuno debba più scegliere tra il lavoro e la vita. Lo dobbiamo a Satnam Singh. Lo dobbiamo a tutte le vittime del lavoro. Lo dobbiamo alla dignità del nostro Paese”.

La Cgil Frosinone Latina esprime soddisfazione per una condanna che rappresenta un passaggio di giustizia importante e atteso, restituendo verità alla memoria di Satnam e al dolore della sua famiglia, e accerta ciò che l’organizzazione sostiene da due anni: la morte del bracciante non è stata una fatalità, ma la conseguenza di scelte che gli hanno impedito di salvarsi dopo il gravissimo incidente sul lavoro. Resta ora atteso l’esito del secondo processo, che vede il datore di lavoro imputato per il reato di sfruttamento: una vicenda maturata all’interno di un sistema fondato su caporalato, lavoro irregolare, ricatto e negazione dei diritti e della dignità delle persone. Per questo la Cgil Frosinone Latina ribadisce l’impegno a proseguire la mobilitazione e a chiamare le istituzioni alla responsabilità di rafforzare controlli, ispezioni e strumenti di contrasto al caporalato e al lavoro nero.

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