ATTENTATO CONTRO LA CASA DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA IVAN RAPONE: ESPLOSA UNA BOMBA

Attentato dopo la mezzanotte di fronte alla casa dove viveva il neo collaboratore di giustizia di Latina, Ivan Rapone

È esploso un potente ordigno introno a mezzanotte e dieci di oggi, 8 luglio, dinanzi alla casa in cui viveva Ivan Rapone, il 48enne di Latina, da poco entrato nel programma di protezione dello Stato per via della sua scelta di collaborare con la giustizia. La bomba, la cui forte esplosione si è percepita chiaramente in diverse parti della città, è esplosa dinanzi ad un’abitazione del quartiere Gionchetto dove vivono la ex compagna di Rapone e i suoi figli.

Si tratta di un chiaro segnale di natura intimidatoria che, per fortuna, non ha causato feriti, né danni ingenti. Un avvertimento indirizzato al 48enne che si trova nel periodo dei 180 giorni in cui, da legge, è obbligato a dire tutto ciò che sa sul suo passato criminale.

Sul posto si sono recati i Carabinieri di Latina che hanno delimitato l’area in cerca di tracce utili a capire la natura dell’ordigno esplosivo e risalire a qualche elemento che possa ricondurre alla mano dell’attentatore. A distanza di mesi dagli ultimi attentati, ricomincia così prepotentemente la stagione delle bombe, ormai diventato un modus operandi della criminalità pontina che si lancia messaggi attraverso questo tipo di azioni. Azioni che, in un modo o nell’altro, destabilizzano e intimoriscono tutta la città

La forza della bomba ha divelto una parte del cancello dove abita l’ex compagna del collaboratore, danneggiando anche lievemente un’auto parcheggiata nei presso, tanto da frantumare i vetri del parabrezza. A giungere sul luogo dell’attentato anche un’ambulanza del 118 e i Vigili del Fuoco.

I militari dell’Arma hanno ascoltato sin da subito alcuni residente dell’area per apprendere se sono stati visti movimenti sospetti davanti alla casa in cui è scoppiato l’ordigno. Dirimenti potrebbero essere le eventuali immagini captate da qualche sistema di video-sorveglianza della zona. L’incubo delle bombe che esplodono in città è tornato con tutto il suo carico di inquietudine in una calda notte di luglio.

I rumors su un pentimento di Rapone circolavano da mesi, intervallati da un presunto ripensamento. Ora, il 48enne di Latina, gestore per anni del discusso locale “La Lucciola” al mare, sta collaborando con la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, essendo stato per anni inserito anche nei traffici di sostanza stupefacente, peraltro molto vicino al gruppo del clan Travali.

Dopo il sequestro de La Lucciola eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, una nuova impresa: far rivivere il locale “Le Streghe” in zona pub. Un’esperienza durata poco. Quel marchio peraltro rimanda ad un altro personaggio molto noto nel crimine pontino: Gianluca Tuma.

Lo scorso 7 aprile, era ntrato nel vivo processo per intestazione fittizia dei beni a suo carico e di Jonatan Martufi. Il processo è stato incardinato lo scorso novembre, dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina. Dopo il sequestro de “La Lucciola”, oggetto della contestata intestazione fittizia dei beni, il Tribunale del Riesame di Latina aveva confermato il medesimo sequestro del locale sul lungomare di Latina, respingendo il ricorso del gestore di fatto, Ivan Rapone.

A luglio 2024, su disposizione della Procura della Repubblica di Latina, il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina aveva dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese.

Il 48enne, negli anni passati, è stato menzionato anche dai collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Renato Pugliese, come amico e persona vicina a personaggi del clan Travali, pur non essendo mai stato indagato per vicende connesse alle attività criminali del sodalizio. È stato invece indagato a ottobre scorso nell’operazione anti-droga e anti-armi che ha portato all’arresto di Alessandro Maragno

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