Strozzato dalle richieste per un debito, si tolse la vita: a ottobre 2024 furono 4 gli arresti tra Roma a Latina su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia
Sono stati condannati in tre col rito abbreviato a 8 anni di reclusione ciascuno per aver estorto un imprenditore che, a causa di tale vicenda, si è suicidato. Ad essere condannati Samuele Melara, Francesco Protani e Francesco Primerano. Parte civile il figlio del defunto, assistito dall’avvocato Nicola Bramante.
Una storia che fa tremare le vene ai polsi, finita in modo tragico con il suicidio dell’imprenditore nel ramo ittico, trovato morto, il primo marzo 2024, dentro la sua auto in un parcheggio isolato di Guidonia. Poco prima l’imprenditore Massimiliano Marucci si era recato negli uffici dei Carabinieri per denunciare le pressioni che aveva ricevuto da tempo da parte di un gruppo di persone, il quale era arrivato a ventilare il coinvolgimento della ‘ndrangheta per recuperare il proprio credito.
L’imprenditore romano aveva denunciato la tentata estorsione di Simone Veglioni, 58enne, imprenditore di Roma, Samuele Melara, 38 anni, originario di Palmi (Reggio Calabria), Francesco Protani, 46enne di Latina (domiciliato a Priverno), e Francesco Primerano, 69 anni, originario della provincia di Vibo Valentina. Veglioni e Melara, secondo gli investigatori, erano soci l’uno dell’altro in una società del comparto ittico; Protani era il tizio soggetto addetto al recupero crediti; infine, Primerano, anche lui coinvolto nel recupero credito, tirando in ballo allusivamente cosche di camorra e ‘ndrangheta.
I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma avevano dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Livio Sabatini, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che aveva disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di tutti e quattro le persone indagate a vario titolo di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso e morte come conseguenza di altro delitto. A finire arrestati Veglioni, Primerano, Melara e il pontino Protani.
Le contestazioni nascevano dall’indagine avviata a febbraio del 2023 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma dopo la denuncia presentata dal 54enne imprenditore nel settore ittico. Ai militari l’uomo aveva riferito che i quattro soggetti, titolari e collaboratori della società operante anche quella nel settore ittico, stavano tentando di costringerlo, dietro reiterate minacce e pressioni, al pagamento di 600.000 euro a fronte di un debito di 147.000 maturato tra il 2021 e il 2022.
I quattro soggetti, al fine di recuperare il denaro, prima riferivano all’imprenditore di aver ceduto il credito a esponenti di una nota cosca di ‘ndrangheta, riuscendo così, nel giro di qualche settimana, a recuperarne una parte (60.000 euro circa). Successivamente lo avrebbero costretto, con continue minacce di morte e con violenza, a sottoscrivere un documento con cui si accollava un debito di 600.000 euro, per estinguere quello in essere con i calabresi ed evitare così le istanze prevaricatrici nei confronti suoi e dei suoi familiari.
Nonostante la sottoscrizione di tale documento, continuava a subire minacce e pressioni che portavano il 54enne, poco dopo l’avvio delle indagini, a togliersi la vita.
La vicenda del 54enne inizia quando da dipendete della società di Veglioni incassa somme per forniture ittiche per circa 147mila euro, in seguito distratte per aprire la sua nuova società. Quando, l’uomo, inseguito dai suoi ex datori di lavoro, si rifiuta a firmare per restituire l’esorbitante cifra di 600mila euro, viene minacciato di morte. Addirittura, uno dei quattro indagati arriva a dirgli che gli avrebbero tagliato una mano.
Non solo perché, Primerano è accusato di aver pesantemente ricattato Marucci, dicendogli che se non avesse pagato, lui sarebbe andato in Olanda dove viveva il figlio per dirgli che per una ragazza della sua età aveva perso la testa, arrivando a rubare nell’azienda di Veglioni. E ancora intimidazioni e “promesse” di spedirlo all’ospedale e interpellare amici casertani. Una vicenda costellata di continue minacce che avevano provocato nella vittima uno stato di tale ansia e disperazione fino ad arrivare ad uccidersi e morire da solo.
