ARMI E FOLLIA A BORGO SAN MICHELE, RIESAME CONFERMA IL CARCERE PER COSTA

Minacce, armi e follia a Borgo San Michele: dopo la convalida dell’arresto, il 45enne di Latina ricorre al Riesame

Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto il ricorso e confermato l’ordinanza di arresto in carcere per il 45enne di Latina, Giovanni Costa, difeso dagli avvocati Marco Nardecchia e Paolo Panini. I legali avevano presentato ricorso per chiedere che venisse annullata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Gaetano Negro.

Lo scorso 17 giugno, si era svolto l’interrogatorio di convalida dell’arresto di Giovanni Costa, il 45enne che, domenica 14 giugno, aveva minacciato di sparare ai vicini, colpendone uno con il calcio della pistola, per poi rinchiudersi in casa e uscire solo dopo una lunga negoziazione attuata dai poliziotti pontini. All’interno della casa, i poliziotti avevano trovato una vera e propria santabarbara di cui Costa aveva dovuto rendere conto al giudice.

L’uomo era stato chiamato a rispondere in carcere della sua follia davanti al magistrato. A disporre l’arresto era stato il pubblico ministero Giuseppe Aiello.

L’intervento aveva avuto origine a seguito di una violenta aggressione ai danni di un residente in Via Selcella dov abita Costa: un 73enne colpito al volto con il calcio di una pistola dallo stesso Costa, suo vicino di casa, e costretto a ricorrere alle cure mediche. Dopo l’episodio, l’aggressore si era barricato all’interno della propria abitazione, generando una situazione di elevata criticità per la sicurezza pubblica. Sul posto era stato immediatamente predisposto un articolato dispositivo di contenimento da parte degli equipaggi della Polizia di Stato impegnati nel controllo del territorio, che avevano assicurato la messa in sicurezza dell’area.

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Considerata la complessità dello scenario operativo e la pericolosità del soggetto coinvolto, il Questore di Latina, Fausto Vinci, aveva disposto l’attivazione del Team Negoziatori della Polizia di Stato della Questura di Latina, coordinato dalla dottoressa Anna Tocci, responsabile della squadra di negoziazione.

L’operazione aveva rappresentato il primo intervento operativo sul territorio della squadra negoziatori della Questura di Latina, costituita nell’ambito del progetto nazionale delle U.O.P.I. (Unità Operative di Primo Intervento) della Polizia di Stato.

Per diverse ore gli operatori specializzati avevano instaurato un paziente e costante dialogo con il soggetto barricato all’interno dell’abitazione, riuscendo progressivamente a ridurre il livello di tensione e a costruire un rapporto di fiducia finalizzato alla soluzione pacifica della crisi.

Grazie alle elevate capacità professionali, alla preparazione specialistica e alla perfetta sinergia tra il Team Negoziatori, gli equipaggi delle Volanti, la Squadra Mobile e gli altri reparti coinvolti, alle ore 4 di notte era stato stabilito un contatto visivo diretto con l’uomo che, seguendo le indicazioni impartite dai negoziatori, era uscito spontaneamente dall’abitazione e si era consegnato agli operatori senza opporre alcuna resistenza.

L’esito favorevole dell’intervento aveva consentito di scongiurare possibili conseguenze per l’incolumità pubblica, evitando il ricorso a soluzioni coercitive e confermando l’efficacia delle moderne tecniche di negoziazione applicate dalla Polizia di Stato nella gestione degli eventi critici.

Nel corso della perquisizione domiciliare, eseguita con il supporto degli artificieri della Polizia di Stato e di un’unità cinofila antiesplosivo, gli operatori avevano rinvenuto e sequestrato numerosi oggetti di interesse investigativo.

In particolare erano stati trovati un manufatto artigianale riconducibile a un’arma clandestina idonea allo sparo di cartucce calibro 12, un fucile artigianale, un mitragliatore soft air con caricatore, una pistola soft air tipo 44 Magnum con caricatore, una replica di bomba a mano, due pugnali, un coltello a farfalla, un coltello da lancio, un coltello a serramanico, un trapano, una replica di pistola semiautomatica con caricatore, due fucili ad aria compressa ed una replica di pistola antica.

Oltre alle armi, l’uomo aveva in casa anche della sostanza stupefacente, presumibilmente destinata ad uso personale ed in particolare circa 1,7 grammi di marijuana e circa 1,65 grammi di cocaina. Tutto il materiale era stato sottoposto a sequestro per i successivi accertamenti tecnici e investigativi.

Costa deve rispondere di detenzione illegale di arma clandestina ed è stato denunciato anche per procurato allarme, lesioni e minacce. Il 45enne aveva deciso di rispondere alle domande del gip Negro, spiegando il suo punto di vista: l’arma, di cui non sarebbe stato a conoscenza, apparteneva al padre deceduto e sarebbe detenuta regolarmente, mentre rispetto all’aggressione contro il vicino, colpito al volto con il calcio della pistola, Costa aveva detto che si sarebbe solo difeso dal cane dell’uomo il quale glielo avrebbe aizzato contro.

Dichiarazioni che il giudice aveva ritenuto non credibili in quanto Costa sarebbe stato assolutamente conscio che vi fosse stata la pistola in casa, in quanto lo stesso indagato aveva dichiarato di fare pulizie nella camera dove l’arma era stata rinvenuta. Senza contare che Costa vive da solo nella casa dove sono stati trovati coltelli e altre armi, seppur scacciacani e automatica.

Inoltre, su Costa pende un altro procedimento penale che gli contesta la detenzione abusiva di arma per fatti risalenti al 2019. Ciò, secondo il gip Negro, dimostrerebbe una certa dimestichezza con le armi.

Il giudice per le indagini preliminari, oltreché a convalidare l’arresto, aveva sottolineato la capacità di Costa di avere contatti con la criminalità dedita al possesso illegale di armi e la facilità con cui sarebbe in grado di reperire le armi stesse.

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