Il Comitato “Argine” accoglie “con profonda commozione e vivo turbamento la dolorosa testimonianza offerta dalle cittadine Maria Letizia e Roberta Montoro, a cinque anni esatti da un drammatico culmine impresso a una vicenda esecutiva e umana iniziata in realtà già nel 2013, e che da allora ferisce profondamente la coscienza civile del nostro territorio”.
“Le parole delle sorelle Montoro delineano un quadro di sofferenza e opacità di fronte al quale le tutele fondamentali dello Stato di diritto appaiono drammaticamente affievolite. Riempie di sconcerto il ricordo di quel 28 giugno 2021, quando un ingente spiegamento di forze e ben tre ambulanze furono inviate presso la loro abitazione per dare esecuzione a quello che si è profilato come un ricovero forzato in codice rosso; un drammatico allontanamento fondato su una palese simulazione di trattamento sanitario e su dichiarazioni relative alla loro salute mentale successivamente rivelatesi del tutto prive di riscontro medico e smentite dai fatti. A questa violenza iniziale, che ha segnato l’inizio della spoliazione del loro patrimonio, si aggiunge oggi un quadro di sproporzione patrimoniale spaventoso.
A fronte di un’esecuzione dal valore irrisorio, l’intero e ingente compendio immobiliare di famiglia, composto da numerosi appartamenti, è stato interamente aggredito e sottratto. Il valore reale dei beni svenduti supera di centinaia di volte l’entità del debito originario della procedura, configurando una spoliazione che appare priva di qualsiasi logica di equità e giustizia. La gravità della situazione emerge con ulteriore forza se si considera l’apertura di successive e mirate procedure finalizzate a privarle persino di tutti gli altri beni che non erano mai stati pignorati, estendendo l’aggressione ben oltre l’unità originaria oggetto di esecuzione.
Su questa drammatica vicenda è stata inoltre depositata un’interrogazione parlamentare da parte dell’Onorevole Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, un atto ispettivo fondamentale di fronte al quale si attende ora che le istituzioni forniscano risposte chiare e tempestive. A ciò si aggiunge l’ulteriore contesto di straordinario allarme descritto dalle vittime, che denuncia una grave contiguità tra soggetti legati a vario titolo alla recente inchiesta giudiziaria denominata “Assedio” ad Aprilia, la quale ha svelato pesanti condizionamenti criminali nel territorio, e l’acquisizione coatta di questi beni.Riteniamo doveroso e urgente che venga loro garantito l’immediato rientro nel proprio appartamento per sottrarle a una condizione di indigenza insostenibile.
Non è ammissibile che due cittadine inermi siano lasciate consumare dalla morsa della calura e del terrore, nella solitudine di un abbandono istituzionale che rischia di farsi complice. Sollecitiamo, pertanto, un immediato e dignitoso presidio di assistenza, protezione e reintegrazione a tutela della loro incolumità fisica. Al contempo, nel solco dei principi di responsabilità e trasparenza che informano la nostra Carta Costituzionale, chiediamo con fermezza se i cittadini e le parti lese abbiano il diritto di conoscere lo stato reale delle tutele in atto, nonché i nomi, i cognomi e le precise funzioni di tutti i soggetti – civili, giudiziari, sanitari e amministrativi – che hanno concorso alla gestione di questa vicenda, ivi compresi coloro che hanno determinato l’archiviazione delle denunce sporte dalle vittime.
La trasparenza non è una concessione, ma il cardine che separa la giustizia dall’arbitrio.Qualora le autorità preposte scegliessero ancora una volta il silenzio, rinunciando a intervenire e a porre il proprio volto e la propria firma a difesa della legalità, questo Comitato dichiara sin d’ora che la responsabilità morale e politica di qualsiasi ulteriore pregiudizio alla vita di queste donne ricadrà interamente sulle istituzioni dello Stato.
Confidiamo nell’alto e risolutivo magistero del Signor Presidente della Repubblica affinché sia riaffermato con fermezza il principio supremo per cui la Legge e la protezione dello Stato appartengono, in egual misura, a ogni cittadino della Repubblica”.
