Alle battute finali il rito abbreviato per Massimiliano Santachiara arrestato nell’aprile 2025 con l’accusa di omicidio
Il pubblico ministero, a Velletri, ha chiesto la pesante condanna a 20 anni di reclusione per il 29enne di Nettuno, Massimiliano Santachiara, accusato di aver ucciso a marzo 2025 Cosimo Ciminiello, il 37enne freddato con un colpo di pistola calibro 22 a Nettuno.
Santachiara, difeso dagli avvocati Sandro Marcheselli e Angela Porcelli, deve rispondere, oltreché di omicidio volontario non aggravato, anche di detenzione di armi da sparo in luogo pubblico (una Beretta) e di aver posseduto un cellulare all’interno del carcere di Velletri. L’avvocato Marcheselli, nella sua arringa difensiva, si è concentrato sull’analisi dei tabulati e sull’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla compagna e dall’ex compagna dell’imputato, in quanto avrebbero dovuto essere ascoltate a sommarie informazioni con un avvocato. La tesi difensiva è che avrebbero dovuto essere indagate per favoreggiamento perché avrebbero aiutato Santachiara a fuggire dal luogo del delitto. Entrambi gli avvocati hanno insistito su alcune discrasie presenti nelle testimonianze.
Prima delle difese, hanno svolto i loro interventi anche i legali delle parti civili, ossia i parenti di Ciminiello e la moglie. In particolare, sono parti civili la suddetta moglie, la figlia e i genitori di Ciminiello.
La conclusione del rito abbreviato è stata fissata per il 15 luglio quando ci saranno le brevi repliche del pubblico ministero e il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Fabrizio Basei, emetterà la sua sentenza.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, dopo aver ucciso il 37enne, il 29enne è scappato a bordo di uno scooter guidato da un complice. Ciminello era incensurato, aveva una figlia piccola ed era impiegato con un’azienda che si occupa del trattamento delle acque. Non è stato trovato alcun legame apparente con la criminalità organizzata e non aveva alcun problema di droga accertato. Eppure il delitto è avvenuto in via Lucania, vicino al parco comunale Palatucci, una nota zona di spaccio. Quello che appare probabile è che Ciminiello, in passato consumatore, si trovasse lì per parlare con qualcuno di sua conoscenza.
La pista seguita dagli investigatori è quella del debito di droga contratto da Ciminiello il quale, in passato, era stato anche in una comunità per disintossicarsi. A sparare e a ucciderlo con un unico colpo al petto sarebbe stato Santachiara registrato dalle telecamere di videosorveglianza alla guida dell’auto a lui in uso. Il giovane ha già precedenti, tra cui uno, in particolare, nel 2018, quando fu arrestato con l’accusa di aver fatto parte di una banda di rapinatori, tra cui i noti latinensi Marco e Manuel Ranieri. Alla fine, il giovane fu assolto.
Ciminiello lavorava per una ditta di trattamento acque civili, industriali e domestiche. Da non molto era diventato padre e sui social aveva condiviso la nascita della bambina con una foto: “La mia vita sei tu”.
