ALISYA E SARAH, LE DUE RAGAZZINE SEGREGATE: “UNA STORIA DI UN AMORE GENITORIALE MALATO”

Le due sorelle Sarah e Alisya, di 16 e 12 anni, sono state ritrovate a Formia, in provincia di Latina, dopo quattordici giorni di ricerche. Le ragazze erano scomparse dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, sono state localizzate nell’appartamento di un’anziana parente della madre. Tre persone sono state fermate con l’accusa di sequestro di persona: la madre delle giovani, Valentina Dacunto, il suo compagno Vincenzo Esposito e il padre della donna, Marco Dacunto.

“Mi preme sottolineare con piacere che quando questa colonna di carabinieri ha attraversato il paese, la gente li osservava con piacere e soddisfazione. Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni. Le ragazzine segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv”. Questo è stato uno dei passaggi più significativi della conferenza stampa del procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo.

Il magistrato ha subito chiarito il senso della giornata: “Qui non stiamo per festeggiare e magnificare degli arresti, delle catture, ma la liberazione di due ragazze che, per un periodo di tempo, abbiamo temuto anche non poter rivedere mai più”.

D’Angelo ha poi precisato lo stato giuridico del provvedimento emesso: “Ieri abbiamo trovato le ragazze, stanotte abbiamo iniziato la prima fase di un procedimento: abbiamo emesso un decreto di fermo che adesso dovrà essere sottoposto al vaglio indispensabile del giudice perché le persone che abbiamo fermato sono delle persone per le quali continua a vigere la presunzione di non colpevolezza e così vorrei che fosse trattato”.

Il procuratore ha lanciato un appello diretto ai giornalisti presenti: “Quello che però mi preme chiedere: vorrei che d’ora in avanti su questa vicenda vi disinteressaste delle ragazze”. D’Angelo ha aggiunto di non aver gradito alcune immagini circolate nei giorni scorsi: “Non mi ha fatto molto piacere vedere le immagini fugaci nelle quali le ragazzine erano costrette a uscire sotto al braccio di carabinieri che cercavano di preservarle per quanto possibile”.

Il magistrato ha poi descritto il momento del ritrovamento con parole cariche di amarezza: “Porto dentro di me il piacere di averle trovate, ma anche il dolore del colloquio che ho avuto con loro: quando noi abbiamo trovato le bambine non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse per un lungo periodo di tempo all’interno della stanza nella quale avevano vissuto tutti questi giorni anche quando non erano cercate”.

D’Angelo ha inquadrato la vicenda lontano da qualsiasi contesto criminale ordinario: “Questa è una vicenda che non ha nulla a che vedere con la criminalità, ma solo e soltanto un amore genitoriale malato”. Il procuratore ha poi esteso la responsabilità a entrambi i genitori, non solo alla madre: “Quelle bambine hanno due genitori, non un solo genitore, la mamma dipinta e dipingibile come il mostro. Sono due genitori che hanno rinunciato al primo dovere di ognuno di noi che ha la fortuna e l’onere di diventare genitore: essere portatori di un amore disinteressato, mettere al primo posto l’interesse dei minori”.

Ha ricordato inoltre che “queste ragazzine da quando avevano sei e tre anni non hanno mai avuto alcuno che si occupasse di loro” e che è raro che bambini vedano i genitori perdere la potestà genitoriale non per abusi diretti, ma come conseguenza di una separazione.

A fare la differenza nelle indagini, ha spiegato D’Angelo, non sono state solo le tecniche investigative tradizionali. Gli inquirenti hanno lavorato anche sui profili psicologici dei soggetti coinvolti: “Avevamo un profilo psicologico: sapevamo che la mamma, tra i tanti difetti che aveva, aveva la necessità di mantenere il controllo. E che, se fosse stata la responsabile di questo fatto, non era pensabile, dal profilo psicologico che noi avevamo, che lei potesse rimanere per giorni e giorni senza avere contatti e notizie”.

È stata proprio questa intuizione a rivelarsi determinante: la madre aveva effettuato una videochiamata verso un numero di telefono già tenuto sotto controllo dagli investigatori, consentendo così di localizzare le ragazze e portare a termine le operazioni nella notte.

Due settimane di angoscia e apprensione per il padre delle due ragazzine, Stefano Di Giacinto, che con la voce scossa, ma allo stesso tempo sollevata, è intervenuto in diretta a “Storie Italiane”, la trasmissione in onda su Rai1 condotta da Eleonora Daniele.

“Stanotte non ho chiuso occhio, sono tornato a casa alle tre più o meno – ha raccontato l’uomo -. L’emozione è tantissima: spero stiano bene e lascio loro tutto il tempo necessario per smaltire tutto questo stress e la paura. Io sono qui e le aspetto”. Il padre delle bimbe ha ripercorso i momenti del ritrovamento: “Sono stato avvisato ieri sera in primis dal mio avvocato. Poi la compagnia dei carabinieri di Formia mi ha invitato nella loro stazione e mi hanno dato questa notizia. Sono crollato subito fisicamente, mi hanno portato al pronto soccorso e fatto i controlli, ma ho chiesto di firmare e uscire per essere presente alla liberazione di Alisya e Sarah”.

Durante la puntata di lunedì 22 giugno l’uomo ha espresso delle perplessità sul luogo in cui sono state ritrovate le ragazzine, un’abitazione a Formia, riconducibile a una presunta zia della madre: “Non ho mai visto questa signora, non penso che sia una loro parente, ho questo dubbio. Forse l’hanno conosciuta dopo la separazione, ma prima non l’ho mai vista. Da come mi hanno riferito, sono state intercettate tramite una videochiamata che stavano facendo la sera prima. Qualcuno ha organizzato tutto e le ha portate qui, a piedi è impossibile che siano arrivate. Ma sono curioso di sapere chi le ha prese dalla casa-famiglia. Non ho mai accusato nessuno e mai accuserò. Sarà la legge a fare il suo corso. Rimango fermo sulla mia linea, resto lucido per andare avanti sempre a sostegno delle mie figlie”.

Il padre di Sarah e Alisya ha poi parlato del percorso che attende le due sorelle: “Non le ho potute vedere. Il periodo credo che sarà lungo perché devono recuperare la loro forza interiore e raggiungere una fase di benessere mancata in questo periodo. Sarebbero dovute rimanere nella struttura altri due anni per ricostruire il rapporto con me, ma non era neanche detto che sarebbero poi tornate da me direttamente. Avevo solo ripreso la responsabilità genitoriale, ma il sindaco rimane tutore”.

“Tutta questa guerra che abbiamo fatto, e mi ci metto in mezzo, non serviva – ha poi concluso -. Dopo la separazione, dal 2016 fino al 2020, Alisya e Sarah sono state tranquillamente con me come da decreto. Non ho capito cosa sia successo, ma da lì sono state messe contro di me. Non le ho più viste né sentite, tranne in questo periodo in cui Alisya si era riavvicinata tramite messaggi con il telefono della struttura. Non ho capito perché è stato creato questo allontanamento: io volevo semplicemente fare il papà, niente di più. Ora voglio ringraziare tutti, la mia gioia interiore adesso è rivolta tutta alle mie figlie, sperando in una loro uscita da questa fase”.

A intervenire sul caso anche la Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni.

“Come sempre rinnovo la mia piena fiducia nel lavoro della magistratura ordinaria e minorile, alla quale spetta accertare responsabilità e ricostruire con precisione quanto accaduto. In questa fase, tuttavia, il mio pensiero è rivolto esclusivamente alle due ragazze. Penso al dolore, alla paura e alla profonda fragilità che stanno vivendo in queste ore, dopo una vicenda così complessa e dolorosa. Al di là delle responsabilità degli adulti, che saranno oggetto delle valutazioni dell’autorità giudiziaria, non dobbiamo mai perdere di vista il superiore interesse delle minori. Sarah e Alisya hanno diritto a essere ascoltate, accompagnate e sostenute in un percorso che garantisca loro serenità, sicurezza e stabilità affettiva”.

“Il mio auspicio – conclude Sansoni – è che si possa individuare la soluzione migliore per garantire alle ragazze il diritto fondamentale a una famiglia che sappia prendersi cura di loro nel modo più giusto e più amorevole. La loro condizione psicologica richiede la massima attenzione: nessun segnale di sofferenza deve essere sottovalutato. In momenti tanto delicati e drammatici è necessario che tutte le istituzioni lavorino insieme, mettendo al centro esclusivamente il benessere delle minori e il loro futuro. Nell’esercizio delle mie funzioni monitorerò costantemente le condizioni di Alisya e Sarah, manterrò vivo il contatto con il Tutore così come la mia veste istituzionale prevede, ora che sono state ritrovate sarà ancora più alta la mia attenzione”.

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