DUE COMUNI, DUE DESTINI DIVERSI: SPERLONGA SI SVUOTA, FONDI CRESCE

Due comuni, due destini: Sperlonga si svuota, Fondi cresce. Un’analisi demografica comparata svela cinquant’anni di scelte opposte nel Golfo di Gaeta. La una nota di Beniamino Gallinaro, attivista del Golfo di Gaeta

Sperlonga ha meno residenti di cinquant’anni fa. Fondi ne ha quasi il doppio. Non è il caso, non è la geografia, non è la fortuna: è il risultato di modelli di sviluppo radicalmente diversi, documentati ora in un’analisi demografica comparata basata su dati ISTAT, MEF e ISPRA, elaborata da Beniamino Gallinaro.

Il quadro in cifre. Nel 1971 Sperlonga contava 3.493 residenti, Fondi ne contava 23.197. Nel 2026 Sperlonga è scesa a 2.990, Fondi è salita a 40.310. In mezzo secolo, mentre la Provincia di Latina cresceva del 51% e l’Italia nel suo complesso aumentava la sua popolazione, Sperlonga perdeva l’11% dei propri residenti.

Il confronto degli indicatori demografici al 2024 è impietoso: 

  • Età media: Sperlonga 50,2 anni, Fondi 43,9 anni (media nazionale ~46 anni)
  • Quota over 65: Sperlonga 31%, Fondi 21%, media nazionale 23%
  • Indice di vecchiaia: Sperlonga 322, Fondi 155, media nazionale 193
  • Abitazioni non occupate: Sperlonga 58,5%, Fondi 27,0%

Il punto di svolta per Sperlonga risale al 1981: quell’anno il comune raggiunse il suo massimo storico di 3.592 residenti. Da allora, un calo quasi ininterrotto da oltre quarant’anni. Il saldo naturale degli ultimi sette anni è negativo per 150 unità: muoiono più persone di quante ne nascano, perché la popolazione residente è già così anziana da non generare nascite sufficienti. Non è solo che i giovani se ne vanno: è che non nascono più.

Stessa provincia, modelli opposti. Il confronto con Fondi è deliberatamente scelto perché i due comuni condividono lo stesso contesto provinciale, la stessa distanza dal capoluogo, le stesse infrastrutture di base. Ciò che li distingue è il modello economico.

Fondi ha un’economia diversificata: agricoltura strutturata attorno al MOF (Mercato Ortofrutticolo, inaugurato nel 1974 e oggi tra i principali poli agroalimentari italiani), commercio, servizi. Genera occupazione stabile tutto l’anno, attrae lavoratori stranieri (12,5% della popolazione contro il 4,1% di Sperlonga), mantiene una struttura demografica più equilibrata. La sua popolazione è cresciuta del 69% rispetto al 1971.

Sperlonga ha puntato quasi esclusivamente sul turismo stagionale e sulla rendita immobiliare. Il risultato: il 58,5% delle abitazioni non è occupato da residenti permanenti, i prezzi immobiliari escludono i giovani, i servizi di prossimità si contraggono, la comunità invecchia e si svuota. L’economia si ferma a settembre.

Va precisato che il modello di Fondi non è privo di problemi, articolabili su tre piani. Sul piano demografico, il saldo naturale è quasi nullo e la crescita dipende quasi interamente dall’immigrazione straniera: senza i flussi migratori dall’estero, anche Fondi mostrerebbe una demografia stagnante. Sul piano economico, la pressione crescente della Grande Distribuzione Organizzata rischia di erodere la funzione del MOF come mercato di riferimento per la produzione locale. Sul piano ambientale – che questa analisi non ha affrontato, concentrandosi sulle dinamiche demografiche, e che meriterebbe uno studio separato – l’agricoltura intensiva in serra della piana di Fondi comporta costi significativi: consumo idrico, gestione della plastica delle serre, uso di fitofarmaci e pressione sul paesaggio costiero. La resilienza demografica di Fondi rispetto a Sperlonga è reale e documentata; la sua sostenibilità ambientale è una questione aperta che va affrontata con la stessa serietà.

Il paradosso: eccellenza produttiva e spopolamento. Il caso di Sperlonga presenta un elemento apparentemente contraddittorio: il territorio ospita una delle poche Indicazioni Geografiche Protette della provincia di Latina (il Sedano Bianco di Sperlonga IGP, riconosciuto dall’UE nel 2010) e partecipa attivamente al sistema del MOF attraverso importanti cooperative agricole. Un’eccellenza agroalimentare europea coesiste con uno spopolamento tra i più marcati della provincia.

Questo dato smentisce l’idea che la qualità produttiva agricola sia sufficiente a trattenere la popolazione. È il modello economico complessivo — chi beneficia della rendita del territorio, dove risiedono i lavoratori, come si distribuisce il valore generato — a determinare le traiettorie demografiche.

Il consumo di suolo: un territorio già saturo. L’analisi del consumo di suolo (dati ISPRA 2025) aggiunge un’ulteriore dimensione. Sperlonga ha consumato appena 6,44 ettari aggiuntivi tra il 2006 e il 2024 (+4,2%), contro gli 87,92 ha di Fondi (+6,2%). Il territorio non cresce fisicamente non perché sia protetto, ma perché è già saturo: le seconde case sono già state costruite e ora giacciono vuote per dieci mesi l’anno.

Cosa serve

I dati di questa analisi indicano alcune direzioni su cui è necessario intervenire:

  • Politiche attive di incentivo alla residenza stabile nelle aree costiere ad alta pressione turistica
  • Strumenti urbanistici che limitino l’ulteriore proliferazione delle seconde case
  • Investimenti nei servizi di prossimità — scuole, trasporti, assistenza — che rendano il territorio vivibile tutto l’anno
  • Sostegno a modelli economici diversificati che generino occupazione stabile per i residenti permanenti

Il confronto tra Sperlonga e Fondi dimostra che alternative praticabili esistono, nello stesso contesto territoriale e provinciale. Non si tratta di rinunciare al turismo, ma di non ridurre un territorio e una comunità a un’unica funzione stagionale.

Beniamino Gallinaro

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