Droga nel carcere di Velletri: si è concluso il processo in Corte d’Appello per coloro che avevano impugnato la sentenza di primo grado
Conferme e condanne ridotte per alcuni degli imputati, ma anche due assoluzioni. È questo l’esito della Corte d’Appello di Roma chiamata a giudicare il caso degli imputati accusati di aver fatto entrare tramite pacchi alimentare sia sostanza stupefacente che cellulari. A fronte della richiesta di confermare le condanne, sono arrivate le due assoluzioni, tra cui quella di Daniele Gabriele, assistito dall’avvocato Valentina Macor. L’uomo era stato condannato in abbreviato a 4 anni di reclusione. Assolto anche Tofano.
Confermata, invece, la condanna a 1 anno e 6 mesi per il noto pluri-pregiudicato Alessandro Artusa, condannato recentemente anche nel processo derivante dalla maxi indagine “Risiko” che ha colpito il gruppo fondano-latinense capeggiato dal narco Massimiliano Del Vecchio. Pena confermata anche per Mattia Cossu. Ridotte le pene per Fanelli, Magrande, Perra e Bosco.
Ad aprile 2025, erano state diverse le condanne, con tre rinvii a giudizio e anche qualche assoluzione stabiliti dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri, Fabrizio Basei. A finire giudicati 22 imputati.
Gli arresti furono eseguiti a maggio 2024 quando, su delega della Procura della Repubblica di Velletri, i Carabinieri della Compagnia di Velletri, nelle province di Roma, Viterbo, Frosinone, Rieti, Latina e Chieti, con il supporto dei comandi dell’Arma territorialmente competenti, avevano dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare nei confronti di 33 persone, per lo più italiane oltre che marocchine, algerine, romene e brasiliane (di cui 5 donne), 11 destinatarie di custodia cautelare in carcere e 22 agli arresti domiciliari.
A scegliere il rito abbreviato davanti al Gup Basei 22 degli indagati. In tutto furono 13 le condanne. Tra di loro spiccava quella di Artusa, chiamato a rispondere dell’utilizzo di un cellulare all’interno del carcere da maggio a luglio 2023.
Quella di Artusa, però, non era stata la pena più alta. Un uomo di nazionalità marocchina, nel frattempo deceduto, aveva rimediato una condanna a 5 anni e 8 mesi. Rispettivamente 4 anni e 4 mesi e 4 anni e 2 mesi per Angelo e Gianna Santariga. Assolti i pontini Lofti Mazarou e Carlotta Cavaliere Ferreira. Il collegio difensivo era composto anche dagli avvocati del Foro di Latina Alessia Vita, Flaviana Coladarci, Valentina Macor, Sandro Marcheselli, Massimo Frisetti, Maurizio Forte e Giovanni Codastefano.
Agli imputati sono stati contestati vari episodi di spaccio all’interno della casa circondariale di Velletri (oltre a due episodi di estorsione, per percosse e minacce subite da uno degli indagati e da alcuni familiari per forniture di sostanze stupefacenti non pagate), commessi tra gennaio e giugno 2023 all’interno del citato istituto di pena per un volume d’affari di circa 80.000 €.
La droga non era solo destinata a soddisfare il fabbisogno di alcuni dei destinatari, ma soprattutto per farla circolare in favore di altri detenuti consumatori, non prima che i parenti all’esterno avessero pagato tramite ricariche su carte prepagate. Il sistema ha creato non pochi conflitti interni tra alcuni detenuti per il mancato versamento del corrispettivo pattuito; atti che hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine ad episodi di estorsione ai danni di detenuti e loro parenti.
La droga veniva occultata – unitamente a generi alimentari confezionati sottovuoto e beni di prima necessità – all’interno di pacchi destinati ai detenuti, tramite spedizionieri, raggiungendo costi pari al doppio per ogni singola dose rispetto ai prezzi di mercato all’esterno.
A rendere ancor più difficoltosa la ricostruzione dei Carabinieri era stata la complessità della rete di relazioni tra i soggetti indagati, infatti, tra i mittenti ed i reali destinatari dell’illecita corrispondenza vi erano più passaggi di mano (familiari di detenuti, prestanome e detenuti compiacenti).
Analoghi passaggi erano stati acclarati per ciò che avevano riguardato i flussi di denaro, versato su carte prepagate, opportunamente intestate a prestanome spesso estranei alla cerchia di contatti dei detenuti od ai relativi familiari. In tre casi, i militari dell’Arma, con il supporto della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Velletri, erano riusciti ad intercettare i pacchi contenenti lo stupefacente sequestrando la cocaina e l’hashish destinato ai detenuti.
Erano stati inoltre raccolti gravi indizi di colpevolezza in ordine all’utilizzo, da parte di alcuni detenuti in carcere, di telefonini, per comunicare con i familiari, ordinare lo stupefacente e anche minacciare i parenti per il mancato pagamento della droga.
