Tentò di estorcere la nota azienda vitivinicola di Casale del Giglio a Le Ferriere: prosegue il processo per il noto hacker informatico
È stato escusso come testimone un agente della Polizia Postale di Roma che ha svolto le indagini nei confronti dell’hacker David Sirca, difeso dall’avvocato Francesco Vasaturo e accusato di tentata estorsione ai danni della nota azienda agricola che produce vino di “Casael del Giglio”, che si trova in località Le Ferriere, a Latina.
Il processo si svolge dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesca Zani. Sul banco degli imputati, come detto, il 51enne triestino David Sirca, hacker coinvolto in numerosi procedimenti penali aventi a che fare l’ambito dell’informatica utilizzata a scopi criminali.
Sirca era stato rinviato a giudizio a ottobre 2024. A decidere per il rinvio a giudizio era stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario.
L’indagine su Sirca nasce a Roma e poi, per delega, viene spostata anche a Latina dove a condurla sono i Carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Simona Gentile. Secondo l’accusa, l’hacker triestino avrebbe inviato diverse mail all’azienda pontina minacciando di contaminare il vino che finiva in commercio, avvelenandolo tramite l’inserimento di sostanze pericolose.
Sirca chiedeva all’azienda agricola soldi in bitcoin per non attuare il suo disegno criminoso. Le minacce di Srica peraltro non si sarebbero limitate solo a Casale Del Giglio, ma sono state rivolte anche ad altre grandi aziende italiane come la Ferrarelle o l’azienda vitivinicola di proprietà del noto conduttore televisivo e giornalista, Bruno Vespa.
Il 50enne triestino non è nuovo alle cronache giudiziarie. A giugno 2023, è stato rinviato a giudizio per tentata estorsione, mentre a Cuneo è sotto processo per lo stesso reato. Sirca, paragonato a Acquabomber, l’attentatore che nei primi anni Duemila terrorizzò l’Italia contaminando bottigliette d’acqua con la candeggina, è accusato in Piemonte di aver minacciato grandi marchi del settore acque minerali e del vino di avvelenare i loro prodotti sugli scaffali dei supermercati, con iniezioni di cianuro e tallio.
Il triestino, esperto di informatica, sfruttava le sue abilità per creare falsi account dietro cui si nascondeva per contattare i produttori e minacciarli. Il modo in cui operava era sempre lo stesso: si filmava a casa con il cellulare, mentre iniettava con una siringa un liquido in bottiglie con il marchio ben identificato. Video dimostrativi che poi inviava alle aziende per ricattarle.
Sarebbe arrivato a chiedere fino a 200mila euro in cripto valute, ma pare che le estorsioni non siano mai state portate a termine: nessuna azienda avrebbe pagato quanto richiesto. Il ricattatore, arrestato dalla Polizia Postale del Lazio (è tuttora detenuto), aveva agito per diversi mesi: le prime mail risalgono all’agosto 2021, le ultime al maggio dell’anno successivo. Minacce portate avanti anche mentre stava scontando la pena alternativa dei servizi sociali per frodi informatiche, in relazione ad un’altra vicenda. A febbraio 2024, Sirca ha rimediato un’altra condanna per fatti simili dal Tribunale di Livorno.
Oggi, 5 maggio, l’avvocato difensore Vasaturo ha fatto presente che Sirca ha ottenuto anche alcune assoluzioni per reati affini presso i tribunali di Perugia e Trieste. Nell’udienza odierna, il poliziotto della Postale di Roma, escusso dal pubblico ministero Francesco Caporotundo, ha ripercorso le indagini tecniche effettuate su Sirca. Secondo la difesa, ad ogni modo, non ci sarebbe la prova che le mail arrivate a Casal del Giglio siano pervenute dal pc dell’imputato.
Il processo è stato rinviato al prossimo 24 novembre per gli ultimi testimoni della pubblica accusa e l’esame dell’imputato, dotato anche di un doppio passaporto: uno italiano e l’altro dell’est Europa.
