Dietro il Bar Cavalletti, storico marchio della pasticceria romana, ci sarebbe un giro di riciclaggio per conto del boss Guerino Primavera. Su di lui le rivelazione del collaboratore di giustizia di Fondi, Johnny Lauretti
Tutto nasce da un furto di energia elettrica per circa 30mila euro con l’arresto ai domiciliari di tre persone. Dopodiché l’inchiesta dei magistrati capitolini Giovanni Conzo e Stefano Pizza si allarga all’ipotesi di riciclaggio con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa, quella appunto riconducibile a Guerino Primavera, i cui traffici di cocaina e hashish dalla Spagna vengono descritti da un verbale reso agli inquirenti dal collaboratore di giustizia fondano, Johnny Lauretti.
Peraltro il pentito dà conto anche di incontri che si sarebbero verificati tra Primavera e i suoi sodali e alcuni poliziotti infedeli, già conosciuti dalla cronaca. L’attenzione degli inquirenti si concentra su presunte operazioni finanziarie condotte per conto di Guerino Primavera, ritenuto attivo soprattutto sul litorale romano e arrestato a febbraio scorso nell’ambito di un’inchiesta su presunte rivelazioni di segreti d’ufficio che coinvolgerebbe i tre agenti di Polizia, Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita.
Vita, formiano d’origine, e i suoi due colleghi sono accusati di aver sottratto circa 16 chili da un carico di cocaina sequestrato ai fondani Francesco Lamberti (48 anni) e Paolo D’Avia (29 anni), rispettivamente zio e nipote. I due uomini sono stati condannati recentemente per quel carico di droga, anche se nell’imputazione veniva contestato loro solo la detenzione di 4 chili di cocaina circa. A loro sono stati inflitti, in abbreviato, da giudice per l’udienza preliminare di Latina, pene pesanti: per Lamberti 6 anni e 6 mesi, per D’Avia 8 anni e 8 mesi.
Dietro questa storia c’è molto di più perché il carico di cocaina sarebbe stato superiore: in tutto circa 20 chili. Secondo l’accusa della Dia gli agenti detenevano e cedevano droga accedendo allo stesso tempo abusivamente al sistema Sdi dove sono contenute informazioni sulle persone rivelando poi notizie sulle indagini e altri informazioni a Guerino Primavera, considerato un boss al Tufello.
A fare luce sulla vicenda sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Johnny Lauretti, oltre che a trojan utilizzati per intercettare le conversazioni di uno degli arrestati con la moglie nelle quali venivano forniti dettagli sull’attività clandestina dei poliziotti infedeli.
Per quanto riguarda il bar Cavalletti, secondo gli inquirenti, l’imprenditore romano sarebbe entrato in un circuito di frequentazioni “sempre più problematiche”difficili”. In questo quadro emerge anche un episodio di presunta intimidazione riconducibile a Massimo Carminati, già coinvolto nel procedimento noto come Mondo di Mezzo e in rapporti di confidenza con Primavera nella zona di Roma Nord. L’ipotesi investigativa è quella di afflussi di capitali illeciti che avrebbero sostenuto l’espansione del marchio, alterando la concorrenza.
