FORNO CREMATORIO A FONDI: “NON È SPARITO, È STATO SOLO NASCOSTO”

Forno crematorio a Fondi, un nuovo intervento sul progetto: “Non è sparito, ma è stato semplicemente nascosto”

“La battaglia che stiamo portando avanti per la legalità e la tutela dei diritti sociali a Fondi non è una semplice questione burocratica, ma un atto di legittima difesa dovuto verso la nostra città. È necessario, infatti, che i cittadini aprano finalmente gli occhi su una realtà inquietante: il progetto del forno crematorio non è affatto sparito, bensì è stato semplicemente nascosto, presumibilmente per non disturbare il clima elettorale e non imporre ai responsabili di tale scelta risposte alle domande che la città inevitabilmente porrebbe.

​La sospensione decisa dal sindaco Maschietto il 21 marzo 2023 scorso è presumibilmente un paravento temporaneo, un trucco da mago Silvan per arrivare al voto senza tensioni, con la consapevolezza, però, che gli atti siano già pronti per essere riattivati non appena si spegneranno i riflettori delle elezioni. Il dato politico che non possiamo ignorare è che tra i principali firmatari dei documenti che hanno dato il via a tale iter figura proprio Carnevale, oggi uno dei candidati sindaci. Cosa ne pensa oggi della questione? Vuole ancora avallare  la trasformazione di Fondi in un vero e proprio polo della cremazione regionale ? Parliamo di un impianto che, a pieno regime, potrebbe gestire ben oltre 5.000 salme l’anno: un’iperbole sproporzionata ed assurda per un territorio che registra, sembrerebbe, appena 40 richieste annue!

​Con questi numeri risulta evidente che l’obiettivo non sia servire i fondani, ma trasformare la nostra periferia urbana nel “camino” della provincia, calpestando il diritto alla salute e la sicurezza dell’ambiente dei residenti.

​Le nostre sono battaglie storiche e coerenti, le stesse che ci vedono da sempre in prima linea contro impianti biogas e strutture altamente impattanti. Il Consiglio di Stato ha già sancito che questi forni sono insediamenti produttivi insalubri di prima classe, con emissioni del tutto sovrapponibili a quelle degli inceneritori. Mercurio, metalli pesanti e polveri sottili ricadrebbero direttamente sulle case, sulle scuole e sulle nostre aziende agricole, eccellenze che rischierebbero di essere compromesse per sempre. Appare perciò chiaro che il tentativo di inserire questo progetto nel piano di riqualificazione “PRUA” sia stato presumibilmente un puro escamotage per aggirare i controlli ambientali più severi, nascondendo la reale natura dell’opera dietro una finta e rassicurante rigenerazione urbana.

​Non si può accettare che la salute venga sacrificata in nome di un progetto di finanza speculativa che penalizzerebbe anche e soprattutto i proprietari dei terreni limitrofi con tentativi di esproprio che impoverirebbero il patrimonio dei cittadini, colpendo attività commerciali e proprietà storiche. Per questo motivo rivolgiamo un appello accorato a tutte le liste civiche e alle forze politiche in campo: chiediamo garanzie certe e l’impegno chiaro e solenne a procedere con l’annullamento definitivo di ogni atto riguardante il forno crematorio, perché la salute e la legalità non possono essere oggetto di trattativa politica, né possono essere “sospese” in attesa di tempi politicamente più favorevoli. Sostenere questa battaglia significa pretendere trasparenza nella gestione della cosa pubblica e dare certezze a una città che non può e non deve diventare l’inceneritore della provincia e della regione”.

​Così, in una nota, Nicola Morra, già Presidente della Commissione parlamentare Antimafia e Francesca Alessandra Capponi, promotrice di iniziative per la legalità e la tutela del territorio.

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