IN CERCA DI COCAINA VIENE STUPRATA DAL CONNAZIONALE: ASSOLTO

Accusato di violenza sessuale nei confronti di una connazionale di 39 anni: si è concluso il processo a suo carico

È stato assolto il 53enne Lakbir Maknassi, di nazionalità marocchina, difeso dall’avvocato Alessandro Farau, dalla grave accusa di violenza sessuale nei confronti di una connazionale di 39 anni per fatti che sarebbero stati commessi nel 2019 a Latina.

Il 53enne è noto per essere stato uno dei pusher del Nicolosi immortalati dall’azione mediatica del biker Vittorio Brumotti di “Striscia La Notizia”. Accusato di spaccio, anche in quell’occasione è stato assolto dal Tribunale di Latina, così come è stato assolto di recente per maltrattamenti in famiglia, sempre difeso dall’avvocato Farau.

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Tuttavia, oggi, 21 aprile, l’accusa era molto grave tanto che il pubblico ministero Marco Giancristofaro, al termine di una breve requisitoria, ha chiesto la dura condanna a sette anni di reclusione. L’accusa era quella di aver condotto la connazionale di 39 anni (residente a Sabaudia) in un luogo isolato, nella campagna circostante la città di Latina e in tarda notte, con il pretesto di andare da un noto spacciatore pontino per comprare cocaina.

La donna, infatti, poco prima, avrebbe raggiunto l’uomo presso il bazar che gestisce nel noto quartiere popolare di Latina, “Nicolosi”. Da lì, dopo essere salita in auto con l’uomo, si sarebbe consumata la violenza sessuale. Il 53enne avrebbe anche colpito con un pugno al volto la donna, afferrandola per i capelli e trascinandola sul sedile posteriore. Dopo averla immobilizzata, l’uomo avrebbe costretto la 39enne ad avere un rapporto sessuale.

I fatti si sarebbero consumati a ottobre 2019. Successivamente al presunto stupro, la 39enne si è recata in Questura per presentare denuncia alla Squadra Mobile. La donna ha raccontato di essere andata da Sabaudia a Latina per mangiare un kebab e poi per raggiungere quell’uomo conosciuto come Said (in realtà l’imputato odierno, ossia Maknassi). Non trovandolo nel suo negozio al Nicolosi, la 39enne sarebbe andata presso la sua abitazione che si trova al Nicolosi, con un solo fine: comprare da lui la cocaina da cui si sarebbe sempre rifornita alla bisogna. Un rapporto tra pusher e assuntore.

Sarebbe stata la moglie dell’imputato a metterla in contatto con Maknassi che in quel momento non si trovava a casa. Dopo qualche tempo di attesa, l’uomo avrebbe raggiunto la donna in un bar di Via Giulio Cesare (la via che costeggia le autolinee) dove, dopo essersi fatto consegnare la cifra di 100 euro con la promessa della cocaina, sarebbe salito in auto insieme alla donna per andare da un altro spacciatore.

Appena salita in auto, la donna avrebbe capito che la direzione dell’auto era piuttosto strana. L’uomo, infatti, si stava dirigendo verso una zona di campagna. “Oggi vedi che devi fare, sia che tu lo vuoi o non lo vuoi”, gli avrebbe detto l’uomo dopo essersi appartati in un’area senza illuminazione. Una ricostruzione che l’avvocato Farau, nella sua arringa difensiva in cui ha chiesto l’assoluzione per l’uomo, ha fortemente messo in discussione, in quanto di due marocchini si sarebbero fermati nella piazza di fronte all’Inps di Latina.

Secondo la denuncia della donna, invece, il 53enne l’avrebbe costretta con la forza a consumare un rapporto sessuale all’interno dell’auto parcheggiata in aperta campagna. Un rapporto preceduto da un pugno allo zigomo della vittima e interrotto dalle urla della donna. Finito il raptus, l’uomo, che si sarebbe fermato dopo qualche minuto, avrebbe chiesto scusa alla donna, ricattandola di rivelare la sua tossicodipendenza alla sorella nel caso avesse raccontato quanto accaduto.

In seguito, i due sarebbero tornati al Nicolosi e, nel momento in cui l’uomo cercava la cocaina occultata in un’aiuola, la donna sarebbe fuggita a piedi per poi andare in Questure a denunciare tutto.

In seguito alla denuncia, è partito il procedimento penale con tanto di riconoscimento fotografico e incidente probatorio in cui la marocchina ha confermato tutto. Una ricostruzione che, però, è stata smontata dall’avvocato difensore che ha puntato sulla circostanza che il rapporto sessuale sarebbe stato consensuale e sulle numerose incongruenze riportate dalla donna nella narrazione dei fatti.

Alla fine, è stato il secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Francesca Zani, Clara Trapuzzano Molinaro e Renata Naso ad assolvere il 53enne marocchino dall’accusa di violenza sessuale.

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