RAPINA A COLAZIONE: CONDANNATO ANCHE L’ALTRO MARANZA

Condannato il 23enne tunisino accusato di rapina ai danni di un altro giovane. Il complice è stato condannato la scorsa settimana col rito ordinario

Non è la prima condanna per rapina che subisce il 23enne tunisino Shahin Ayman Abdelfattah, difeso dall’avvocato Stefano Iucci. Lo scorso mese di marzo, il giovane immigrato, che doveva rispondere di alcune rapine commesse nei confronti di alcuni giovani a Latina, nella centralissima Piazza del Popolo, insieme ad altri due complici, aveva rimediato una condanna col rito abbreviato a 5 anni di reclusione

In merito a quel procedimento era stato condannato, sempre in abbreviato, il coetaneo e connazionale Salem Menssi a 4 anni e 8 mesi. E sempre per una circostanza verificatasi insieme a Menssi, il 23enne tunisino Abdelfattah ha subito oggi, 14 aprile, col giudizio abbreviato, una condanna a 3 anni e 8 mesi stabilita dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Paolo Romano. Una pena più lieve rispetto alla richiesta del pubblico ministero che aveva invocato la condanna a 4 anni e 8 mesi.

Questo episodio, avvenuto a marzo 2025, è quello già finito nelle cronache giudiziarie. La cosiddetta rapina per una colazione avvenuta nel bar un bar “Caffè La Torre” in Via Ufente, a Latina. Una sequenza di violenza iniziata nel bar e proseguita a Latina Fiori dove, in particolar modo, Abdelfattah avrebbe estorto la carta bancomat di uno dei soggetti originari dell’India presi di mira. Lo scorso 8 aprile, Menssi, giudicato col rito ordinario, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi.

I poliziotti delle Volanti erano intervenuti a seguito della richiesta di tre cittadini indiani ai quali si era avvicinato un gruppetto di altri tre stranieri. Uno di questi, Abdelfattah, li aveva derubati del portafogli e del cellulare per poi minacciarli con un coltellino così da farsi pagare la colazione da 8,70 euro – tre cornetti farciti, due cappuccini e un caffè -, per poi costringerli a seguirlo per effettuare un prelievo al bancomat, non riuscendo però nell’intento.

I poliziotti, ottenuta la descrizione dei presunti autori della rapina e anche con l’ausilio della immagini della video-sorveglianza del bar, si erano messi subito sulle loro tracce, rintracciando a poca distanza dal luogo dei fatti uno dei tre, immediatamente riconosciuto da una delle vittime.

Un secondo uomo, anche lui di origini tunisine, era stato fermato dai poliziotti della Squadra Mobile, anche lui riconosciuto ed individuato grazie alla descrizione fornita dalle vittime. Entrambi i presunti responsabili, all’esito delle procedure di rito, saranno stati condotti in carcere dove tuttora sono detenuti.

Nel processo con rito ordinario a carico di Menssi, il primo testimone – uno dei ragazzi estorti – aveva confermato di essere stato raggiunto per strada dai tunisini, uno dei quali aveva aperto il suo zaino e preso il portafogli, che all’interno aveva la carta Postepay della madre e i documenti. Il giovane, che aveva marinato la scuola con gli amici, aveva spiegato che era stato derubato di circa 6 euro in soldi spicci, senza contare che uno dei tre tunisini, Abdelfattah, avrebbe mostrato a mo’ di minaccia un taglierino.

Dopo la colazione, due dei tre tunisini dissero al giovane che avrebbero voluto andare a comparare dei capi d’abbigliamento all’interno di un negozio del centro commerciale Latina Fiori. In realtà, in questo negozio non comprarono nulla con la carta Postepay, ma rubarono una maglietta.

Usciti dal centro commerciale, la vittima aveva riferito di aver ricevuto uno schiaffo da uno dei due tunisini perché responsabile di aver avvertito la sicurezza del negozio. Una circostanza che, però, non sarebbe avvenuto, in quanto il ragazzo indiano non avrebbe avvertito la sicurezza. È a quel punto che uno dei due tunisini aveva strappato il cellulare al giovane: “Mi dicevano che dovevano andare al bancomat a prelevare”. Solo grazie all’intervento degli amici del giovane, era stato recuperato il cellulare e la carta di credito.

Lo stesso testimone aveva detto che l’imputato lo avrebbe cercato di difendere, in quanto avrebbe detto al complice tunisino di lasciarlo perdere, soprattutto dopo che questi aveva tirato uno schiaffo alla vittima: “Era il ragazzo alto che mi stava dando fastidio. Lui (nda: l’imputato) gli diceva di lasciar perdere”. Una confessione che incolpava Abdelfattah e scagionava Menssi.

Ad essere ascoltato anche l’altro testimone, il giovane indiano che si trovava quella mattina nei pressi del Caffé La Torre. Questo secondo giovane aveva, invece, dichiarato che era Menssi ad aver chiesto i soldi all’amico e di aver sottratto il portafogli: “Solo un terzo ragazzo che era con loro due a non aver fatto niente. Mi ricordo che è stato lui perché era vestito con la felpa blu di oggi. Di faccia non lo ricordo”. Un ricordo falsato in quanto dalle immagini in possesso del Tribunale e della pubblica accusa, era Abdelfattah a vestire di blu.

Il secondo testimone aveva confermato di aver visto il coltello utilizzato da Abdelfattah per minacciare i due indiani. “Ci dissero: Se provate a scappare, facciamo male al vostro amico, quello derubato dello zaino”. La colazione fu consumata dal ragazzo vestito di blu, munito di coltello, e l’imputato.

Articolo precedente

MORÌ SULLA MIGLIARA 45 DOPO LO SCONTRO TRA DUE AUTO: RINVIATO A GIUDIZIO PER OMICIDIO STRADALE AGGRAVATO DALLA FUGA

Articolo successivo

TERRACINA, AL VIA IL FESTIVAL DELLE EMOZIONI

Ultime da Giudiziaria