FRODAVANO LE ASSICURAZIONI E LAVAVANO I SOLDI NEI CASINÒ: IL SISTEMA PARTITO DA FONDI

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Un meccanismo di frodi assicurative così articolato da generare milioni di euro di profitti illeciti, lavati successivamente anche nei casinò di Venezia e Saint-Vincent.

È una indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Latina, a coinvolgere 42 persone tra truffe, false certificazioni e riciclaggio.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo, con base a Fondi, era capeggiato dall’imprenditore Pasquale Del Pezzo e dal medico Davide Parisella, di Fondi, titolare di un poliambulatorio.

Titolare di una società insieme ad una donna, Del Pezzo avrebbe orchestrato raggiri seriali ai danni delle compagnie assicurative, tra cui Cattolica, UnipolSai, Vittoria e Allianz, arrivando a incassare complessivamente circa tre milioni di euro.

Il sistema si basava su una rete di medici compiacenti e perizie false, utilizzate per gonfiare o simulare sinistri, soprattutto in ambito di incidenti stradali e richieste di risarcimento.

Una volta ottenuto il denaro, la Procura contesta che sia stato messo in moto il meccanismo del riciclaggio. Gli investigatori avrebbero accertato che i proventi illeciti venivano convogliati nelle Case da gioco, in particolare a Venezia e al Casino de la Vallée di Saint-Vincent. Un ruolo importante lo avrebbe avuto anche l’avvocato romano Raffaele Gerbi, assiduo frequentatore del Casino de la Vallée e conosciuto come il legale degli invalidi, con tanto di interventi al Parlamento europeo per la sua esperienza nel ramo infortunistica e in televisione.

Il denaro, giocato ai Casinò, veniva riconvertito, simulando vincite o operazioni di gioco. Secondo gli inquirenti, vi era una struttura organizzata e ramificata, con ruoli ben definiti: chi organizzava i falsi sinistri, chi redigeva certificazioni mediche e perizie, chi gestiva il flusso finanziario e chi curava il riciclaggio nei casinò. Un sistema che, secondo gli investigatori, operava con modalità consolidate e ripetute nel tempo. Tra gli indagati anche un noto medico di Fondi, già coinvolto nell’indagine denominata “Certificato Pazzo”.

Nel corso dell’inchiesta anche un episodio drammatico. Un poliziotto coinvolto nelle indagini, per aver dichiarato il falso rispetto ad un incidente, si è tolto la vita con la pistola dell’ordinanza all’interno del Commissariato di Terracina.

Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, truffa aggravata, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, calunnia, falso e riciclaggio. L’inchiesta è ancora in corso e potrebbe allargarsi ulteriormente, anche alla luce dei collegamenti con altri filoni investigativi già emersi negli ultimi mesi sul riciclaggio. Gli indagati, tra cui anche medici e infermieri, sono originari di Fondi, Monte San Biagio, Latina, Terracina, Roma, Frosinone, Padova e Caserta.

I soldi, oltreché nel gioco d’azzardo (220mila euro), finivano anche nelle compravendite simulate di veicoli (400mila euro), e nell’acquisto di immobili (900mila euro). Peraltro alcuni del immobili, insieme a somme di denaro, sono stati sequestrati, mentre le richieste di arresto sono state respinte dal giudice per le indagini preliminari in assenza di esigenze cautelari, pur sussistendo i gravi indizi di colpevolezza.

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