FURTO DI ENERGIA ELETTRICA: RITO ABBREVIATO PER L’IMPRENDITORE DEI SUPERMERCATI

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Ancora un rinvio del processo per l’imprenditore di Latina arrestato in flagranza dalla Squadra Mobile di Latina: è accusato di utilizzo di energia indebitamente sottratta

Non c’è più il giudice monocratico Mario La Rosa a trattare il processo, ma la collega Francesca Ribotta che, su richiesta dell’avvocato Stefano Iucci, il quale assiste l’imputato di furto d’energia elettrica insieme all’avvocato Luca Giudetti, ha rinviato al prossimo 7 dicembre. Il giudice Ribotta ha accolto anche la richiesta di rito abbreviato per l’imprenditore dei supermercati “Decò”, A.A., 41enne di Latina. Il processo è in realtà il proseguo di un rito direttissimo in quanto, nell’ottobre 2024, il 41enne fu arrestato in flagranza di reato dai poliziotti della Squadra Mobile.

Così come a novembre scorso, il legale dell’uomo ha fatto presente che sono ancora in corso le interlocuzioni tra l’imputato e le due società elettriche vittima del furto: la E-Distribuzione (gruppo Enel) che ha sporto denuncia nei confronti del 41enne e la A2A, effettiva erogatrice dell’energia, che non ha denunciato e verso la quale l’imputato ha già corrisposto una tranche del risarcimento calcolato, previa transazione, in circa 40mila euro.

La Polizia di Stato, il 17 ottobre 2024, di intesa con E-distribuzione Spa, aveva proceduto al controllo del supermercato Decò ubicato a Latina (al Palazzo di Vetro), per verificare l’eventuale allaccio abusivo alla rete elettrica. Il sopralluogo aveva consentito di documentare un allaccio abusivo, perfettamente funzionante, che consentiva di bypassare il contatore, erogando, direttamente, all’esercizio commerciale l’energia.

Dopo avere accertato questo primo allaccio, erano scattate contestualmente due ulteriori verifiche presso altrettanti punti vendita, ubicati a Latina (in Via Pio VI) e Roma, riconducibili, anche questi, alla medesima società. Si trattava, per l’appunto, della società del 41enne di Latina. Anche queste due verifiche avevano permesso di documentare altrettanti allacci abusivi appositamente installati per consentire l’erogazione agli esercizi sottraendo l’energia, direttamente, alla rete.

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L’ammontare monetario dell’energia sottratta, secondo la Polizia di Stato, era stato quantificato dalle due società erogatrici in 270.000 euro circa: rispettivamente 100.000 euro per i due esercizi ubicati in Latina e 170.000 euro per il terzo esercizio ubicato in Roma.

Sulla scorta dei tre allacci rilevati e della significatività degli importi di energia sottratta, la Squadra Mobile di Latina aveva tratto in arresto, in flagranza di reato, l’amministratore unico della società che gestiva tutti e tre i punti vendita.

Già a febbraio 2025, nella prima udienza, la difesa aveva deposito la documentazione che attestava che tra il 40enne e le due società erogatrici erano in corso interlocuzioni per arrivare a una transazione. Dapprincipio, l’imprenditore aveva contestato gli importi che avrebbero provocato l’ammanco in Enel Distribuzione Spa, considerata parte offesa nel processo. L’interlocuzione fra le parti potrebbe portare a una transazione economica che sarebbe pagata dal 41enne, in modo tale da indurre Enel a ritirare la querela che, però, non porrebbe fine al procedimento (è un reato procedibile d’ufficio), ma potrebbe far cadere una delle due aggravanti contestati.

L’imputato era stato ristretto in regime di arresti domiciliari presso la propria abitazione a disposizione della competente Autorità Giudiziaria. Durante il primo “step” della direttissima, presso il Tribunale di Latina, l’allora giudice monocratico Simona Sergio aveva convalidato l’arresto, non applicando misure cautelari. L’uomo era stato rimesso in libertà. Respinta la richiesta di arresti domiciliari formulata dal pubblico ministero Marina Marra.

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