Legambiente Terracina, conosciuta oltre che per l’impegno ambientalista e animalista anche per il suo impegno nel contrasto ai reati ambientali e contro la pubblica amministrazione, di concerto con l’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente nazionale, diretto da Enrico Fontana, presenta ormai annualmente da 3 anni una relazione al Comune di Terracina proponendo misure di prevenzione e contrasto alla corruzione nella sezione dei Rischi Corruttivi e Trasparenza del Piano Integrato Attività e Organizzazione 2025-2027 di rilevanza per l’ANAC ed è stata finalmente audita nei giorni scorsi dalla Commissione Consiliare Controllo Garanzia e Trasparenza in due sessioni dedicate.
Terracina è stato purtroppo teatro dal 2016, anno di nascita del Circolo Legambiente Terracina, di numerose indagini, operazioni di polizia e processi che hanno coinvolto figure della politica e della amministrazione oltre che imprenditori, tecnici, avvocati e altri intermediari, a partire dal processo #scheggia (oggi in Appello) per un candidato alle consultazioni amministrative di Terracina del 2016, arrestata nel 2020, conclusosi con la condanna in primo grado a 6 anni di carcere per estorsione, atti di illecita concorrenza, violenza privata, con l’aggravante delle modalità mafiose e di rapporti con il clan Di Silvio, continuando con il processo #Feronia (coinvolti ex-vicesindaco, dirigenti, funzionari, tecnici e imprenditori) con l’ex vicesindaco di Terracina, arrestato nel 2022 per accuse di presunta induzione indebita a dare o promettere utilità, falso ideologico in atto pubblico, tentata truffa aggravata e turbativa d’asta, tentata estorsione, istigazione alla corruzione, falso ideologico, e l’indagine #Free Beach (coinvolti ex sindaco, assessori, dirigenti e funzionari comunali, professionisti, tecnici e imprenditori) ancora in attesa di udienza preliminare ma con una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Latina per accuse relative a presunti abusi edilizi, turbativa d’asta, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, frode in pubbliche forniture, induzione indebita e rivelazione di segreto d’ufficio, fino ad arrivare alla recentissima operazione denominata #Porta Napoletana coordinata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, per accuse relative a presunta intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta con metodo mafioso, estorsione con metodo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e auto-riciclaggio, usura, che ha coinvolto, oltre che imprenditori, funzionari comunali e tecnici, anche un Consigliere Comunale che era in carica, con il ruolo di Capogruppo e Presidente di importanti commissioni come attività produttive e demanio, che oggi è agli arresti domiciliari con l’accusa grave di voto di scambio politico-mafioso in concorso con esponenti di importanti clan camorristici campani, in particolare il Clan Marano-Licciardi, con sequestri imponenti di beni immobili, quote societarie e attività commerciali per oltre 10 milioni di euro, mentre emergono altrettanto chiaramente dall’inchiesta le pressioni ricevute da una funzionaria del Comune di Terracina, sentita a sommarie informazioni, per interessi riconducibili ai clan.
A queste indagini, operazioni e processi si aggiungono poi altre vicende legate a lottizzazioni abusive e occupazione abusiva di demanio pubblico che coinvolgono altri amministratori, dirigenti e funzionari comunali, oggi a processo, come il processo #Ex-ProInfantia (coinvolti dirigenti e funzionari comunali) per lottizzazione abusiva e reati ambientali connessi e per rivelazione di segreto d’ufficio, processo nel quale è parte civile il Circolo Legambiente, il processo #La Vela per abuso edilizio, violazione norme paesaggistiche nel quale è parte civile il Circolo Legambiente insieme al Comune di Terracina, il processo #Ex Corafa (coinvolti dirigenti e funzionari comunali) per lottizzazione abusiva e altre vicende che hanno lambito la Amministrazione come la vicenda legata all’appalto rifiuti milionario, un contratto dal valore di circa 100 milioni di euro, per una durata di nove anni, che rappresenta uno degli appalti pubblici più onerosi a carico della Città, recentemente aggiudicato ad una chiacchierata azienda del settore, che risulterebbe dalle indagini inserita nel cosiddetto “sistema Ferraro” identificato dalla DDA di Napoli per presunti illeciti legati all’aggiudicazione di appalti di rifiuti, ipotizzando addirittura il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi e, in Sicilia, Cosa Nostra, o la vicenda relativa ad una dipendente neoassunta dal Comune di Terracina nel 2024 pronta per rivestire un ruolo molto importante come quello del monitoraggio dei fondi PNRR, ruolo analogo a quello rivestito in altro Comune della Provincia di Frosinone e per il quale è stata coinvolta in una importante inchiesta della procura Europea, coordinata dal procuratore europeo delegato Alberto Pioletti e condotta dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato insieme alla Squadra mobile di Frosinone, denominata #the Good Lobby” ad oggi conclusa, e che, dopo gli arresti nel 2024, risulta oggi a processo con accuse di presunta associazione per delinquere, corruzione aggravata, riciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, funzionali a pilotare l’assegnazione di lavori e incarichi pubblici. E’ questo il contesto complesso, spesso riportato anche nei rapporti semestrali della Direzione Investigativa Antimafia, oggetto di interrogazioni parlamentari e investigato anche dal giornalismo di inchiesta come Report, che spinge quindi una associazione come Legambiente ad occuparsi delle misure anticorruzione da utilizzare per provare ad arginare il fenomeno corruttivo e mafioso.
Durante l’audizione è stato quindi brevemente ricordato tutto il contesto su menzionato e sono state presentate le misure di prevenzione e contrasto al rischio corruttivo nella Amministrazione di Terracina, rilevando che i processi di prevenzione e contrasto alla corruzione non sono ancora integrati nel normale ciclo lavorativo, risultando sempre accessori e spesso ritenuti un aggravio delle “normali” attività d’ufficio, come riportato anche nella Relazione annuale della Responsabile dell’Anticorruzione. Ci riferiamo in particolare alla predisposizione di capitolati speciali di appalto e le evidenze pubbliche (soprattutto per quanto riguarda la griglia dei requisiti e la pesatura dei criteri e sottocriteri nelle quali potrebbe nascondersi il potenziale rischio corruttivo), o alla emissione di autorizzazioni e/o pareri soprattutto nell’ambito delle attività produttive e delle concessioni edilizie e balneari, settori maggiormente appetibili. Siamo però particolarmente soddisfatti che si sia finalmente istituito, come da nostra proposta, un Registro dei Visitatori per sorvegliare gli ingressi presso gli uffici Comunali, misura importante che va estesa anche a tutti gli uffici comunali distaccati, e va sempre sostenuta anche con richiami disciplinari e andrebbe monitorata almeno annualmente, e soprattutto che si sia costituita una Commissione Consiliare Controllo Garanzia e Trasparenza come ulteriore elemento di contrasto alla corruzione. Per quanto riguarda le aree di rischio, ci siamo concentrati quest’anno sul proporre misure di contrasto in particolare sulle gravi violazioni del segreto d’ufficio relativamente ad atti della Amministrazione con la richiesta di emettere una circolare dedicata – anche per ribadire quello già contenuto nel Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici- e fare periodici audit coinvolgendo i dirigenti, sensibilizzando sulla gravità di tali comportamenti, e le gravi conseguenze disciplinari e legali.
Una altra problematica individuata riguarda i cosiddetti potenziali “conflitti di interesse” per i quali si richiede una verifica preventiva, se non per tutti gli atti emessi, almeno per gli atti di affidamento/gara di lavori, servizi e forniture nonché negli atti di erogazione di sovvenzioni/contributi o rilascio di autorizzazioni/pareri/concessioni, mentre si evidenzia che resta largamente inapplicata, la misura della rotazione dei dirigenti, capi settore e funzionari, misura chiave per provare a contrastare ed interrompere favoritismi e clientelismi anche corruttivi suggerita fortemente anche dall’ ANAC. Abbiamo poi proposto misure per introdurre una sorveglianza più stringente su tutti gli uffici in particolare sugli Uffici che trattano pratiche concessorie (edilizie e balneari) o sugli Uffici che istruiscono appalti molto consistenti (Appalto dei Rifiuti, Appalto del Verde, Appalto per la gestione del canile, Appalto per la gestione del Trasporto pubblico urbano e scolastico, Affidamenti all’Azienda Speciale) con uno screening preventivo che attesti la indipendenza da qualsiasi pressione indebita lungo tutte le fasi (inclusa la predisposizione delle evidenze pubbliche, la costituzione della Commissione aggiudicatrice e le procedure di assegnazione). Ad esempio riteniamo che tutte le Determine dirigenziali della Unità Demanio a favore o contro soggetti operanti nel settore balneare, data anche la confusa interpretazione scaturita dalle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato in merito alle vicende demaniali, dovrebbero essere vagliate con rigore direttamente dal Responsabile dell’Anticorruzione proprio al fine di salvaguardare gli uffici e il personale, rendendo obbligatorio un paragrafo nell’Atto (Capitolato, Gara, Avviso, Determina a Contrarre) che evidenzi in modo chiaro e non ambiguo una adeguata motivazione a supporto della scelta dei requisiti (criteri/sottocriteri). Spesso infatti è proprio nella scelta dei requisiti (e nella composizione della Commissione Aggiudicatrice) che si nasconde il favoritismo e quindi il rischio di corruzione. E’ emersa poi la necessità di affiancare alle attività di formazione anche quelle di audit periodici della funzione RCPT presso gli Uffici, con un coinvolgimento diretto dei Dirigenti e dei capi settore.
“Ringraziamo l’Amministrazione per averci audito in due sessioni della Commissione Consiliare Trasparenza, Controllo e Garanzia e apprendiamo con sorpresa che, nonostante l’avviso pubblico ben evidenziato sul sito della Amministrazione Comunale, siamo stati gli unici portatori di interesse diffuso a fornire osservazioni e proposte, proponendo anche misure di prevenzione e contrasto alla corruzione. Come Legambiente siamo ben consci, proprio per il fatto di essere un portatore di interesse diffuso molto attivo nelle denunce e parte civile nei processi scaturiti dalle nostre denunce, della criticità della situazione terracinese e dei rischi di condizionamento esterno che tuttora permangono nonostante le operazioni di polizia, le indagini e i processi e pertanto auspichiamo fortemente che il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza designato con Decreto Commissariale con i poteri del Sindaco n. 1394 del 09 gennaio 2023, e la Commissione Consiliare sulla Garanzia Controllo e Trasparenza assumano un ruolo sempre più attivo, direi chiave, per la prevenzione e la lotta alla corruzione e che definiscano congiuntamente un “Regolamento per la prevenzione e la repressione della corruzione e della trasparenza” (ad oggi mancante). Riteniamo peraltro che sia indispensabile un intervento immediato e deciso del Sindaco vista la recente approvazione nella seduta di Giunta del 26.2.2026 (delibera n.37) della nuova Pianta Organica, entrata in vigore il 1.3.2026, che ridefinisce l’organizzazione interna degli uffici e dei servizi del Comune e ridisegna in modo sostanziale la macro struttura dell’ente, per ribadire l’importanza dell’etica dei comportamenti nella Amministrazione e l’assoluto rispetto del Codice di Comportamento e delle misure di prevenzione e contrasto all’anticorruzione. Vogliamo ricordare infatti che non esiste solo un problema di efficienza e burocrazia per tutti ma anche di clientelismo e favoritismo per alcuni e questa è la vera piaga da combattere” dichiara Anna Giannetti, Presidente del Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano”, Consigliere Nazionale dell’Associazione.
