SUOR EMMA ZORDAN RITIRA IL PREMIO IN QUIRINALE

Questa mattina il Presidente Sergio Mattarella, nella splendida cornice del Palazzo del Quirinale, ha conferito l’Alta Onorificenza di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana alla pontina Suor Emma Zordan, religiosa delle Adoratrici del Sangue di Cristo.

Il prestigioso riconoscimento premia l’impegno pluridecennale di Suor Emma nel volontariato presso il Carcere di Rebibbia, a Roma, dove da anni promuove corsi di scrittura creativa e concorsi letterari rivolti ai detenuti. Attraverso la scrittura, Suor Emma offre voce e dignità a chi spesso rimane invisibile, raccogliendo i loro racconti in libri che diventano strumenti di consapevolezza e percorsi concreti di reintegrazione sociale una volta scontata la pena.

Instancabile nel suo servizio, è da sempre in prima linea nel sollecitare le istituzioni ad affrontare con determinazione le criticità del sistema carcerario, segnato da sovraffollamento e da un’allarmante incidenza di suicidi. La sua azione si fonda su un messaggio chiaro e profondo: promuovere accoglienza anziché rifiuto, integrazione anziché esclusione, accettazione e perdono come basi per una società più giusta.

“Oltre il reato, la persona testimonianze dentro e fuori il carcere” è il titolo del suo ultimo libro, appena pubblicato da Editrice Il Levante, che sintetizza il cuore della sua missione. Il volume è attualmente al centro di un book tour che prosegue il percorso avviato lo scorso anno con “Noi Fuori”.

Nel corso delle presentazioni, Suor Emma è affiancata dalla giornalista Rosalba Grassi, sua addetta stampa, e dal giornalista Roberto Monteforte, già vaticanista e direttore del notiziario “Non tutti sanno”.

Il conferimento dell’onorificenza rappresenta un riconoscimento non solo alla dedizione personale di Suor Emma Zordan, ma anche al valore della cultura e della parola come strumenti di riscatto, responsabilità e speranza. 

Un esempio concreto di come, oltre il reato, vi sia sempre e comunque la persona, non uno scarto sociale né “bare in attesa di sepoltura”, come troppo spesso si considerano gli stessi detenuti che scontano la pena più grande: quella della difficoltà di perdonarsi. 

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