Inchiesta Sperlonga: gli investigatori hanno messo in fila diversi elementi, tra cui il fastidio di Cusani nei confronti del maresciallo Salvatore Capasso e l’istruzione di alcuni testimoni del processo “Tiberio”
Scampato alla misura dell’obbligo di firma poiché il giudice per le indagini preliminari, Mara Mattioli, l’ha ritenuta troppo blanda, pur sottolineando l’altissima probabilità di reiterazione del reato, il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani, deve fare i conti con due aspetti che emergono nell’indagine dei Carabinieri della Compagnia di Terracina. La vendetta contro l’ex comandante della Stazione di Sperlonga, Salvatore Capasso, responsabile di aver indagato con la schiena dritta, e le ingerenze nei confronti di alcuni testimoni del processo Tiberio, la cui sentenza finale dovrebbe essere pronunciata il prossimo 7 marzo. Cusani rischia una condanna per corruzione a 6 anni di reclusione.
L’inchiesta era di portata rilevante, anche se alla fine sono state chieste e disposte misure per pochi fatti, seppur circostanziati. Ad essere arrestati e posti ai domiciliari Giuseppe Mario Di Lelio, detto “Ciccillo”, e Giuseppe Grimaldi. Entrambi ex carabinieri, il primo è considerato il factotum di Cusani, il secondo è il presidente della commissione che ha gestito il concorso truccato il quale ha permesso l’ingresso di Vittoria Maggiara, favorita di Cusani, nell’organigramma amministrativo del Comune di Cisterna.
Di particolare rilevanza, nell’ordinanza del Gip Mattioli, il passaggio su Armando Cusani e Giuseppe Di Lelio detto “Ciccillo”, il suo “agente a L’Avana”: “Dopo aver ricevuto l’avviso della richiesta di proroga indagini, si adoperano per vendicarsi dei Carabinieri che stanno svolgendo le indagini. Nel mese di febbraio 2022 sono state registrate diverse conversazioni nelle quali gli indagati si accordano per recuperare informazioni compromettenti sul conto del Luogotenente Salvatore Capasso e dell’appuntato scelto Ciro De Stasio (che avevano già svolto nei loro confronti anche l’indagine denominata “Tiberio”; Cusani invita Di Lelio a contattare un Generale dell’Arma dei Carabinieri (in passato nei servizi segreti insieme a Di Lelio) per farlo intervenire su Capasso attivandosi anche contattando altri ufficiali che prestano servizio presso uffici ministeriali per far trasferire il Luogotenente Capasso”.
Di Capasso a Cusani e Di Lelio dà fastidio che non è avvicinabile e che, soprattutto, sta facendo alcuni accertamenti su alcune residenze fittizie. È Di Lelio a confidare a un tizio di Tivoli, interessato a una residenza a Sperlonga, che la situazione è delicata per gli accertamenti dei Carabinieri sui residenti fittizi: “Qui è tutto un casino a Sperlonga…il Maresciallo (intende il Comandante di Stazione Salvatore Capasso) sta pressando Alessandra (responsabile di un settore del Comune di Sperlonga)…per il fatto che noi davamo sempre ste benedette residenze facili“.
Nel corso dell’indagine, si evince che a Cusani proprio non va giù questo maresciallo che continua a indagare sulla sua amministrazione. Il sindaco non capiva, ad esempio, avendo il controllo di tutto nel Comune (tanto da fare bonificare gli uffici periodicamente in modo da scovare eventuali cimici), come i Carabinieri fossero arrivati ad alcune pratiche, tra cui il condono e l’Imu per due cittadini evidentemente cari all’amministrazione.
È Cusani a dire all’onnipresente Ciccillo, in teoria fuori dall’amministrazione, eppure ben addentro ai fatti che riguardano il Sindaco, una frase piuttosto esemplificativa: “Tu gli dici guarda che questo (il maresciallo Salvatore Capasso) va rompendo il cazzo…va a rompere il cazzo a tua cognata eh! te lo voglio dire prima”. In pratica, Cusani spiega a Di Lelio cosa deve dire a un uomo interessato alla pratica della cognata e perché le cose non vanno spedite. La “colpa” è del maresciallo “rompicazzo” che indaga. Un senso per le Istituzioni discutibili per uno come Cusani che, oltreché ad essere stato Presidente della Provincia di Latina, è stato anche un allievo ufficiale dei Carabinieri.
A febbraio 2022, quando il livello di fastidio per i Carabinieri è all’apice, Cusani dice ancora a Di Lelio di rivolgersi a un generale dei carabinieri in confedo, in passato ai servizi segreti e capo di Di Leio quando era un miliare dell’Arma: “Vai dal tuo grande capo…che quello ancora…”, lasciando intendere che è ancora influente. “Dici, senti, mi devi fare un cazzo di piacere…ho questo che mi rompe il cazzo, vediamo un po’…questo incontra a Capasso…questo è montato capito?…Questo fa una brutta fine però…”. Il sindaco di Sperlonga va oltre e chiede di acquisire informazioni sui carabinieri Capasso e Di Stasio, oltreché sul conto delle loro mogli.
Poi Cusani promette che quando sarà finito il processo Tiberio: “Farò un comizio pubblico di fronte la caserma dei Carabinieri, quanto è vero Dio farò un teatro“. Per quanto riguarda le nuove indagini (arrivare agli arresti di giovedì scorso, 19 febbraio), di cui il Sindaco e i suoi fedelissimi sapevano, Cusani dà la responsabilità al consigliere di minoranza Marco Toscano e all’ex consigliere di minoranza Alfredo Rossi, peraltro entrambi parti civili nel processo Tiberio: “Gli farò un pisto, ma non adesso, a tempo debito”.
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Capasso diventa un’ossessione. Lo dice di nuovo Di Lelio a un ufficiale della Guardia di Finanza: “Qui abbiamo il problema di questo Maresciallo qua che sta rompendo il cazzo ad Armando (Cusani…poi vengo là e parliamo pure di questo Maresciallo che sta rompendo il cazzo“. Sarebbe stato questo ufficiale ad essersi reso disponibile al trasferimento di Capasso da Sperlonga, in quanto avrebbe spiegato di conoscere un Colonnello dei Carabinieri in servizio all’ufficio trasferimenti. “Ciccillo” Di Leio pare scatenato contro Capasso. È sempre lui a dire a un commerciante di Sperlonga che le nuove indagini che stanno svolgendo i Carabinieri sono sbagliate, sostenendo che il maresciallo Capasso fa politica e che i cittadini dovrebbero fare una riunione, lasciando quindi intendere che dovrebbero organizzarsi per farlo trasferire.
Ma le cose sono altrettanto gravi sul fronte del processo Tiberio. Secondo i Carabinieri di Terracina e Sperlonga che hanno firmato l’informativa finale ci sarebbe stata una falsa testimonianza il 26 ottobre 2021. Alcuni soggetti citati avrebbero dovuto testimoniare circa l’effettivo utilizzo di un appartamento sito in Via Valle di Sperlonga, da parte dell’ex dirigente dell’U.T.C. Massimo Pacini, quale prezzo della corruzione elargito da Armando Cusani. Per Pacini, imputato nel processo Tiberio, la stessa Procura ha chiesto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Secondo i Carabinieri, i testimoni sono stati contattati a pochi giorni dal processo da Giuseppe Di Lelio, il quale, delegato dal Sindaco Cusani, gli ha indottrinati su cosa riferire alle domande del sostituto procuratore Valerio De Luca ed in particolare di negare di aver mai visto Massimo Pacini occupare quell’appartamento.
Ciccillo, insieme ad un altro testimone, si sarebbe anche adoperato ad accompagnare i testimoni in Tribunale il giorno dell’udienza, ribadendogli durante il tragitto cosa dichiarare. Sono gli stessi testimoni ad informare “Ciccillo” della loro citazione in Tribunale. Quando un testimone informa Ciccillo della sua prossima testimonianza, Cusani sollecita il fedelissimo “Ciccillo” e gli dice: “Bisognerebbe andarci a parlare un po’ prima…“digli: tu hai mai visto Fraccazzo da Velletri (cioè Massimi Pacini)? L’hai mai visto entrare qua? (ipotizza la domanda del pubblico ministero)…No!”. Cusani lo spiega ancora più nettamente: “Neghiamo sempre…aggiungere pure qualcosa in questo senso è meglio di no”.
Massimo Pacini non doveva essere visto da nessuno in quel “benedetto” appartamento. “Ciccillo”, in qualche caso autista dei testimoni, lo ribadisce ad altri soggetti citati per riferire in Tribunale. “Tanto quello là ti deve fare la stessa domanda che ti ha fatto… e basta! Poi se quell’altro ti domanda ma sei sicura? Sì sono sicura…quella persona (Massimo Pacini) non l’avete mai vista…il succo è questo qui…se magari il Pubblico Ministero vi farà altre domande potete dire non lo so, non mi ricordo…io so solo che questa persona non l’abbiamo mai vista…basta!…se chiede ma sai se qualche volta…No mai mai mai…dovete dire assolutamente no”.
Di Lelio poi specifica che Massimo Pacini fece quel contratto di affitto per prendere la residenza a Sperlonga, però sottolinea che questo particolare non devono riferirlo.
Un’altra falsa testimonianza viene individuata dai Carabinieri nell’udienza del processo Tiberio datata 1 aprile 2022. A dover testimoniare è il consigliere comunale di maggioranza Mario Palma che lo comunica a Cusani e Di Lelio. Palma dice a Cusani: “Vado così”. Il sindaco gli risponde: “Ma che vai così”. Parte una lunga conversazione in cui Cusani istruisce il testimone su cosa deve rispondere. “A te ti chiederanno soltanto quella mattina che ho fatto e tu dovrai dire ci siamo visti e poi sono partito…io non sono partito con Peppino da qua…Peppino mi aspettava sempre all’Agip ti ricordi? Però questo non lo puoi riportare”.
E ancora: “È importante pure questa domanda…ora lavori da un’altra parte quindi non ci sta nessun rapporto”. Una spiegazione minuziosa quella impartita da Cusani al futuro testmine: “Raccontando l’episodio devi dire che questo qua (Volpe, imputato nel processo Tiberio) metteva sempre la macchina questa Dacia Duster fuori…e come lo ricorda lei questo (Cusani presuppone la domanda dell’avvocato o del PM) perché questo fino a sera…entra dentro! Ci prendiamo il caffè! Come abbiamo fatto le altre volte! E poi me ne vado. Quindi alla domanda ma lei ha visto che si sono presi il caffè? Che si sono detti? Puoi pure dire…mi ricordo che ogni tanto veniva…metteva sempre questa macchina fuori”.
