Dopo l’esecuzione degli arresti, si svolta la discussione al Riesame di Roma per Alessandro Agresti e la moglie
Il Tribunale del Riesame di Roma ha accolto il ricorso di Alessandro Agresti, scarcerandolo. Il ricorso si era discusso oggi, 6 febbraio, dinanzi al Tribunale del Riesame di Roma, presentato da Alessandro Agresti e la moglie Mery Teresina De Paolis, difesi dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti e Marco Nardecchia. La difesa ha rilevato l’assenza di gravi indizi di colpevolezza su entrambi i reati contestati: l’intestazione fittizia dei e l’autoriciclaggio, oltreché alla circostanza per cui il sequestro già eseguito, per un ammontare di circa 9 milioni di euro, sarebbe già sufficiente. Per Agresti, la difesa ha chiesto la revoca della misura o la sostituzione del carcere con i domiciliari; per De Paolis, la revoca o una misura più gradata, dai domiciliari agli obblighi di firma. In serata è arrivata la pronuncia del Riesame che ha accolto il ricorso della difesa, liberando da ogni misura l’imprenditore quarantenne di Latina e la moglie.
Lo scorso 23 gennaio, con l’ordinanza eseguita il 29 dello stesso mese, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, ha sciolto la riserva e disposto gli arresti in carcere per Alessandro Agresti. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, guidati dal tenente colonnello Antonio De Lise. Disposti i domiciliari per la moglie 36enne Mery Teresina De Paolis e il 40enne Cristiano Di Nuzzo, obblighi di firma per il padre Maurizio Agresti. Esiste un “pericolo attuale e concreto di reiterazione dei reati…tenuto conto che Alessandro Agresti mantiene la disponibilità di ingenti risorse economiche e che l’intestazione fittizia delle società ha costituito e costituisce tutt’ora il modus operandi degli indagati, consentendo ancora ad oggi l’occultamento, di fatto, di beni sostanzialmente riconducibili ad Alessandro Agresti, con contestuale loro sottrazione a possibili misure reali in favore dello Stato”.
Non vale per il Gip che, dal momento che il patrimonio è stato sequestrato, gli indagati non possono reiterare il reato, in quanto “data la scaltrezza e pervicacia degli indagati, nonché, la loro accertata vicinanza a esponenti di spicco della criminalità organizzata, si ritiene che gli stessi siano perfettamente in grado di reperire ulteriori mezzi e beni per perseverare nell’attività delinquenziale”. C’è di più. Secondo il Gip, è possibile ipotizzare che “gli indagati abbiano negli anni utilizzato altri prestanome (le indagini sono ancora in corso) e possono disporre di beni o mezzi ad altri formalmente intestati”. Nin vi è invece, a differenza di quanto sostiene la Procura, il pericolo di inquinamento probatorio. La misura dei domiciliari scatta per la moglie di Agresti e Di Nuzzo perché sono prestanome consapevoli, mentre il padre Maurizio Agresti “appare concorrente esclusivamente del reato di intestazione fittizia” e ha un “apporto marginale”.
Dopo la richiesta di arresto da parte del pubblico ministero Giuseppe Miliano, gli indagati, nella giornata di venerdì 16 gennaio, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere nell’ambito dell’interrogatorio preventivo, svoltosi davanti al gip Barbara Cortegiano. Alessandro Agresti, considerato il dominus dell’imperio milionario, secondo gli inquirenti, ha costruito la sua fortuna con l’intestazione fittizia dei beni ai famigliari e all’operaio Cristian Di Nuzzo e l’autoriciclaggio.
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