OMICIDIO STRADALE, SI APRE IL PROCESSO PER L’ASSESSORA MUZIO: “LA MARCIA DELL’AUTO IRREGOLARE”

Annalisa-Muzio
Annalisa Muzio

Morì investito nei pressi della Monti Lepini a Latina. L’auto era guidata dall’attuale assessore della Giunta Celentano, Annalisa Muzio

Si è aperto di fatto oggi, 5 febbraio, il processo per omicidio stradale che vede sul banco degli imputati l’assessora all’urbanistica del Comune di Latina, Annalisa Muzio. Ad aprile 2025, il giudice monocratico del Tribunale di Latina, ha ammesso come testimoni il consulente della Procura di Latina e ben due consulenti della difesa, rappresentata dall’avvocato Renato Archidiacono. Si tratta di tre ingegneri chiamati a spiegare la dinamica dell’incidente che vide la morte di Giorgio Pedaci.

A distanza di quasi un anno è ripreso il processo con un nuovo giudice monocratico, Gabriella Naldi, che ha registrato la revoca di alcune parti civili, famigliari della vittima, assistiti dall’avvocato Abate. Le altre parti civili sono difese dagli avvocati Morazzano e Conte.

A luglio 2024, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, aveva rinviato a giudizio per omicidio stradale l’assessora all’urbanistica della Giunta di centrodestra, Annalisa Muzio.

All’esponente politica di Fare Latina/Italia è contestato il reato di omicidio stradale per i commi 1 e 7. Il reato punisce l’eventuale responsabile con la reclusione da 2 a 7 anni, in quanto l’evento letale deriva da “chiunque” violi le norme sulla disciplina della circolazione stradale poste dal codice della strada e dalle relative disposizioni complementari. Il comma 7, però stabilisce un’attenuante a effetto speciale con diminuzione di pena fino alla metà, qualora l’evento letale non sia “esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole”, ma anche di altre circostanze.

Nel caso dell’assessora, il pubblico ministero Marina Marra ha contestato il concorso di colpa al pedone deceduto, l’allora ex insegnante di musica, originario di Latina, Giorgio Pedaci. Anche secondo il Gip, che ha mandato a processo Muzio, il pedone avrebbe violato l’articolo 190 del codice della strada in quanto non avrebbe utilizzato l’attraversamenti pedonale che si trovava a meno di 100 metri da lui. Per tale ragione, si contesta il concorso di colpa.

Accolte le parti civili: si tratta della convivente del 75enne, di un cugino e di un’altra decina di parenti. Come detto, a rinunciare come parti civili i parenti che sono stati risarciti dall’assicurazione.

L’esponente politica di Fare Latina e Forza Italia è sotto processo in ragione dell’incidente stradale avvenuto cinque anni fa quando, in piena corsa come Sindaco alle elezioni amministrative del capoluogo, fu coinvolta nel sinistro mentre era alla guida della sua auto.

A morire, come accennati, il 75enne Giorgio Pedacicolpito dal mezzo. Era la serata del 14 settembre, intorno alle ore 21su strada Monti Lepini, all’altezza del Park Hotel. Per l’esattezza in Via Capograssa. Il 75enne, ricoverato all’Ospedale Santa Maria Goretti, morì il 21 ottobre. Da subito le condizioni erano risultate gravi, tanto che l’uomo era finito in coma.

L’uomo, dopo l’impatto, era stato ricoverato all’Ospedale Santa Maria Goretti in seguito all’intervento dei sanitari del 118 poiché, nella caduta, aveva sbattuto la testa. Da subito le condizioni erano risultate gravi, tanto che l’uomo era finito in coma.

Pedaci fu investito dalla Range Rover guidata da Muzio mentre si trovava in attesa, insieme al suo cane, sul marciapiede, a due passi da casa sua. Il 75enne stava per attraversare la strada quando l’auto girò per immettersi su strada Monti Lepini (in direzione Borgo San Michele) e lo urtò facendolo sbattere con la testa a terra. Una caduta che fu fatale per Pedaci.

A testimoniare il consulente medico-legale della Procura, Alessandro Mariani, professore presso il Polo Pontino de La Sapienza, al quale l’avvocato Conte ha chiesto di spiegare come Pedaci abbia percepito il dolore. Secondo il consulente, la cui relazione è stata acquisita, le condizioni di Pedaci apparvero subito gravi in quanto i sanitari sospettarono una emorragia cerebrale: “Andò subito in sala emergenza dove venne valutata la sua situazione molto grave. Secondo la scala specifica, Glasgow Coma Scale, era a livello 3, quindi molto grave”. Venne eseguita una Tac total body che documentò la presenza di varie emorragie, oltreché al sanguinamento nella parte del bacino. Pedaci aveva fratture scomposte multiple in varie parti del corpo e una lesione cerebrale.

A seguire hanno testimoniato un Carabiniere e un metronotte. Il metronotte, che stava tornando in casermetta e si trovava per strada, vide un’auto con le quattro frecce (una Range Rover), e due “cagnolini” (di proprietà di Pedaci) che indietreggiavano: “Vidi che scese una signora. L’auto era accostata sul marciapiede”. L’illuminazione della strada non faceva che sì che vi fosse una buona visibilità e non c’era molto traffico. Il metronotte, che chiamò i soccorsi, non ricorda, però, a quale distanza si trovasse il corpo di Pedaci rispetto alle strisce pedonali. “La signora – dice il militare – era sotto choc”.

Il Carabiniere (terzo testimone di udienza), interrogato dal pubblico ministero, si è invece occupato di procedere alla vera e propria annotazione del fatto accaduto. Sul posto, peraltro, arrivò anche una pattuglia della Squadra Volante della Polizia di Stato che veicolò le informazioni ai militari dell’Arma. “Il pedone non era più sul posto perché era stato già trasportato in codice rosso all’ospedale Santa Maria Goretti”.

Il militare ha spiegato che Muzio fu accompagnata in ospedale per i test psico-fisici di prassi che davano esito negativo. Inoltre, come riportato dal Carabinieri, furono acquisiti alcune immagini da una videocamera della zona che avevano captato la scena dell’incidente. In tali immagini, sembrava che l’auto avesse avuto una irregolarità di marcia: “Si vede una sagoma bianca e l’andamento dell’autovettura che presenta delle irregolarità di marcia, combinata però alla scarsa tecnologia in nostro possesso. Nel paraurti anteriore, una parte in plastica della Range Rover sembrava essere fuori sede”. A domanda dell’avvocato Archidiacono, il Carabiniere risponde: “Si tratta di un veicolo, ma non sappiamo se si trattasse dell’auto dell’imputata”.

Secondo il Carabiniere, però, la visibilità, quella sera, era buona. Quella sera, inoltre, fu visionato il cellulare dell’assessora: “Vi era una chiamata alle 20,53 e un’altra alle 20,58 e un’altra ancora alle 21.01. Tutte chiamate di pochi secondi, al massimo 18 secondi. Vi erano anche messaggi Whatsapp emergevano diversi messaggi non letti, tra cui quello in arrivo delle 20.44”. L’orario preciso dell’incidente è stato ricondotto dai Carabinieri, sulla base delle telecamere, alle 20.55: “Si può ricondurre a un orario certo”. Il processo riprende il prossimo 2 aprile con il consulente tecnico della Procura che ha ricostruito la dinamica dell’incidente.

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