TENTATO OMICIDIO DA “CAPITAN VASCO”: CONFERMATA LA PENA A 8 ANNI E 2 MESI

Corte d'Appello di Roma
Corte d'Appello di Roma

Ristoratore ferito a coltellate, l’aggressore è stato condannato anche in secondo grado dalla Corte d’Appello

La Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna a 8 anni e 2 mesi di reclusione per il 33enne romano Mirko Moretti, autore del tentato omicidio del ristoratore di Latina, Ercole Fanti. L’imputato è difeso dall’avvocato Matteo Riccardi, mentre Ercole Fanti, parte civile nel processo, è assistito dall’avvocato del Foro di Latina, Gianni Luparo.

Un anno fa, a febbraio scorso, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, aveva emesso in abbreviato la condanna per Moretti. A chiedere il rito immediato era stato il pubblico ministero Simona Gentile. Disposti dal Gup Mattioli per il condannato anche l’interdizione dai pubblici uffici, una provvisionale da 10mila euro e il risarcimento per Ercole Fanti, costituitosi come parte civile tramite l’avvocato Gianni Luparo. Tutto confermato dalla Corte d’Appello romana.

Il 33enne, come noto, è accusato di aver accoltellato (e anche minacciato), il primo maggio 2024, il ristoratore Ercole Fanti, 66 anni, gestore del noto locale sul lungomare di Latina “Capitan Vasco”, in Via Pantelleria.

La difesa, in primo come in secondo grado, ha tentato di scardinare le accuse, chiedendo la derubricazione del reato in lesioni e anche l’eccesso di legittima difesa in quanto la vittima sarebbe stata armata. Una tesi che è caduta tanto che il reato è rimasto quello di tentato omicidio.

A maggio 2024, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Gabriele Mattei, aveva convalidato l’arresto di Mirko Moretti. Interrogato dal Gip romano (l’uomo era stato arrestato a Roma dove risiede), l’imputato non aveva negato di aver compiuto il gesto, pur spiegando di voler arricchire il quadro in cui si è svolta l’aggressione. In sostanza, il 33enne romano aveva fatto capire che prima del fendente che ha provocato una ferita profonda a Fanti (in particolare all’intestino), lui stesso sarebbe stato minacciato nel momento in cui la discussione sul conto del ristorante si era di molto animata.

Come prevedibile, però, il Gip romano si era dichiarato incompatibile, dal momento che l’episodio è avvenuto a Latina e aveva trasmesso gli atti all’ufficio dei colleghi pontini, non prima però di motivare, in una ordinanza, le ragioni della custodia cautelare in carcere per il 33enne: pericolo di inquinamento probatorio e reiterazione del reato.

L’arresto del 33enne, come noto, era avvenuto nella serata di mercoledì 1° maggio, quando gli agenti della Squadra Mobile, in collaborazione con i colleghi di Roma, avevano eseguito d’iniziativa un fermo di indiziato di delitto nei suoi confronti.

La preliminare attività di indagine – spiegava una nota della Questura – aveva consentito di appurare come nel tardo pomeriggio la vittima, all’esito di una lite scoppiata per futili motivi – un conto, a dire dei commensali, troppo salato per via di alcuni fuori menù – con un cliente, fosse stata colpita con un’arma da taglio che le aveva provocato una profonda ferita all’addome e, per tale motivo, trasportata d’urgenza presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Fanti era stato poi operato e giudicato fuori da ogni pericolo per la sua vita, grazie alla prontezza dei parenti che lo avevano trasportato immediatamente all’ospedale dopo il ferimento.

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Gli approfondimenti svolti sulla macchina a bordo della quale si era allontanato il romano – una Fiat 500 – avevano consentito di concentrare l’attenzione sul medesimo 31enne di Roma, riconosciuto poi nel corso dell’individuazione fotografica effettuata da alcuni testimoni presenti al momento del fatto. L’uomo risultava incensurato e si trovava da “Capitan Vasco” insieme ad altre quattro persone.

Gli investigatori, immediatamente messisi alla ricerca del sospettato, avevano prima fatto accesso all’interno della sua abitazione, tra il Quadraro e Centocelle, senza trovarlo, rintracciandolo poco dopo in via Papiria con ai piedi le scarpe indossate al momento del fatto.

La successiva perquisizione domiciliare aveva consentito di rinvenire il pantalone e la camicia immortalati dalle telecamere di videosorveglianza del ristorante, mentre all’interno della macchina utilizzata per la fuga erano state repertate due salviette intrise di sangue.

Sulla base degli elementi raccolti, quindi, gli agenti avevano proceduto d’iniziativa al fermo del 31enne con contestuale traduzione in carcere, trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica di Roma per le successive valutazioni in ordine alla convalida del provvedimento. Era emerso, peraltro, che l’uomo durante la fuga aveva telefonato al locale per minacciare di morte i famigliari affinché non riferissero alle forze dell’ordine ciò che era successo.

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