PIANO INTEGRATO DI SPERLONGA: BRACCIO DI FERRO TRA PRESCRIZIONE/CONFISCA E REATO PERMANENTE

Piano integrato di Sperlonga: prosegue il processo per lottizzazione abusiva. Imputati il sindaco Armando Cusani, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola e il progettista Luca Conte. Il pm di Latina Giuseppe Miliano ha reiterato la richiesta di reato permanente

Prosegue stancamente il processo per lottizzazione abusiva che vede sul banco degli imputati il sindaco di Sperlonga Armando Cusani (oggi presente in Aula), l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale Antonio Faiola e il progettista del Piano, l’architetto Luca Conte.

Il processo, in passato, ha avuto una forte eco mediatica per via di una informativa dei Carabinieri acquisita agli atti, che mappava gli acquisiti degli immobili inseriti nel piano integrato di Sperlonga da parte di società e persone legate direttamente o indirettamente alla camorra. Quasi un pezzo di storia giudiziaria della provincia di Latina per un processo che non ha più i riflettori dell’agenda dell’informazione, ma che continua a esistere nel braccio di ferro tra difesa e pubblica accusa: laddove l’una chiede la prescrizione, l’altra ribadisce la permanenza del reato di lottizzazione abusiva di quel complesso che invece di edilizia residenziale pubblica, è diventato zona di ville eleganti e borghesi.

Oggi, 28 gennaio, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Clara Trapuzzano Molinaro, l’avvocato difensore di Cusani, Luigi Panella, ha svolto un breve sunto delle puntate precedenti del procedimento penale. Innanzitutto il sequestro dell’area che, dopo un ping pong reiterato tra Riesame e Cassazione, ha visto il suo annullamento sancito dal Palazzaccio romano.

Il reato di lottizzazione abusiva, secondo l’avvocato Panella, è stato contestato dal pm Giuseppe Miliano nel maggio 2015. Successivamente, il 15 luglio 2020, il pubblico ministero ha modificato il capo d’imputazione, contestando il reato, stavolta permanente dal 2020, in ragione del dissequestro della Cassazione. Un reato permanente che, a parere dell’avvocato Panella che ha prodotto una corposa memoria di 100 pagine, non esiste in quanto nessuno degli imputati lo starebbe reiterando da illo tempore. Inoltre, secondo l’avvocato Panella, a cui preme non solo la prescrizione del reato, ma anche la sicurezza che non sia contestata/eseguita la confisca (a prescrizione avvenuta), è dirimente ascoltare ancora tre testimoni della difesa, tra cui chi fece parte della conferenza dei servizi che diede il via libera al piano integrato di Sperlonga.

Ad ogni modo, secondo l’avvocato, a cui si sono associati gli altri colleghi del collegio difensivo, tra cui l’altro legale di Cusani, Angelo Palmieri, la prescrizione per questo reato si è concretizzata due volte: la prima nel 2020 quando il reato era stato contestato dal maggio 2015; la secondo ad oggi, anche quando il reato è stato contestato nuovamente a luglio 2020 dal pubblico ministero. Senza contare, sempre a parere della difesa, che laddove fosse dichiarato tutto prescritto, non si potrebbe neanche disporre la confisca dell’area, in quanto, nel corso del dibattimento del processo, non è emersa responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio.

Di parere assolutamente difforme il pm Miliano. Il reato permanente, infatti, se accolto dal giudice del Tribunale di Latina, farebbe venire meno la prescrizione e sopratutto la possibile confisca secondo step dopo i sequestri. Secondo codice alla mano, la prescrizione per il reato di lottizzazione abusiva avrebbe dovuto scattare nel 2020 e, in base, all’ormai famosa, o famigerata, a seconda dei punti di vista, pronuncia della Corte di Cassazione del gennaio 2020, di cui ha già beneficiato il sindaco Cusani per un altro processo (quello sull’Hotel “Grotta di Tiberio”), se non dovesse arrivare a sentenza di primo grado l’attuale processo, scadrebbe vieppiù il procedimento futuribile di confisca, considerato una sanzione accessoria in ragione dei 26 lotti di terreno sequestrati nel 2015 all’interno del Piano Integrato.

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Il Piano integrato fu giudicato dai Carabinieri di Sperlonga che fecero l’altrettanto famosa informativa “anti-camorra” completamente illegittimo avendo variato gli indici delle Norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore del Comune di Sperlonga, con l’incremento del 133% delle volumetrie rispetto al PRG, all’aumento del 103% degli abitanti previsti (una Sperlonga trasfigurata).
L’accusa sostiene che il Comune si è servito del piano integrato, che avrebbe dovuto avere una destinazione di edilizia pubblica, per realizzare una variante al piano regolatore concedendo “interventi di edilizia residenziale speculativa di lunga prevalenti in volumetria e superfici rispetto alle opere di edilizia residenziale pubblica“.

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Il giudice Trapuzzano Molinaro si è presa tre mesi di tempo per studiare la memoria e capire se i reati sono prescritti. Secondo l’avvocato difensore di alcune delle parti civili, Antonio Leone, in sostituzione del collega Guglielmo Raso, la prima prescrizione (quella arrivata in teoria nel 2020) non si è realizzata, in ragione di un’astensione proclamata dagli avvocati. Si riprende il prossimo 6 maggio quando, forse, si capirà un po’ di più si questo processo finito e lasciato vagare stancamente. Eppure, a giudicare dalle parti civili – tra cui consiglieri comunali d’opposizione attuali ed ex, oltreché ad associazioni antimafia come la Caponnetto e avvocati come Francesco Di Ciollo, parte civile anche negli altri processi che vedono imputato Armando Cusani – questo processo avrebbe dovuto avere un’attenzione diversa. Al centro c’è sempre Sperlonga, piccolo centro, ma di grandi intrecci. Non solo politici.

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