Campagna (PD): «Orgogliosa di questo riconoscimento. La nostra generazione è già protagonista. Ho scelto di portare la battaglia contro la violenza digitale di genere: la libertà delle donne è una questione di democrazia».
Si è svolta venerdì 9 ottobre, presso l’Università degli Studi Link di Roma, la quarta edizione di “60 Under 30 che stanno cambiando il Paese”, l’iniziativa promossa dall’associazione La Giovane Roma e dal progetto editoriale Politica, con L’Espresso come media partner.
L’evento ha riunito sessanta giovani, trenta ragazze e trenta ragazzi, selezionati per il loro impegno nella politica e nelle istituzioni, tra dirigenti di partito, amministratori locali, componenti di segreterie politiche e attivisti provenienti da tutta Italia e da diverse sensibilità politiche. Una giornata di confronto intergenerazionale alla quale hanno preso parte esponenti delle principali forze politiche nazionali, tra cui Elly Schlein, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e all’assessore capitolino Alessandro Onorato.
Tra i sessanta giovani premiati, per il terzo anno consecutivo, anche Valeria Campagna, vicesegretaria del Partito Democratico del Lazio, componente della Direzione Nazionale del PD e consigliera comunale e capogruppo del PD a Latina.
«Ricevere per il terzo anno consecutivo questo riconoscimento è per me motivo di grande orgoglio e anche di emozione. Lo considero un riconoscimento al percorso politico che porto avanti da anni, a partire dalla mia città, Latina, e alle battaglie nelle quali credo e per le quali continuo a impegnarmi ogni giorno. Condividerlo con tante ragazze e tanti ragazzi provenienti da esperienze e appartenenze politiche differenti è ancora più significativo, perché racconta una generazione che ha scelto di mettersi in gioco, di assumersi responsabilità e di contribuire concretamente alla vita democratica del nostro Paese», dichiara Campagna.
La quarta edizione del premio ha rappresentato anche un’occasione di confronto sul ruolo delle nuove generazioni nella politica italiana, valorizzando esperienze di giovani che già oggi ricoprono incarichi istituzionali e responsabilità politiche a livello locale, regionale e nazionale.
«Troppo spesso della nostra generazione si parla soltanto al futuro, come se dovessimo ancora aspettare il nostro turno. E invece siamo già qui, nelle istituzioni, nei territori, nelle associazioni e nei movimenti, a costruire alternative e a provare ogni giorno a cambiare le cose. Non chiediamo semplicemente spazio: rivendichiamo il valore delle idee, delle competenze e dell’impegno che già oggi mettiamo al servizio delle nostre comunità. Credo che la politica abbia bisogno di questo protagonismo, non per una semplice questioneanagrafica, ma perché le nuove generazioni devono poter contribuire da protagoniste alle scelte che riguardano il presente e il futuro dell’Italia», prosegue la consigliera.
Quest’anno, inoltre, L’Espresso ha dedicato ai sessanta giovani un inserto speciale, pubblicato nel numero in edicola, raccogliendo le loro storie e chiedendo a ciascuno di avanzare una proposta politica per il futuro del Paese.
Valeria Campagna ha scelto di dedicare la propria proposta al contrasto della violenza digitale di genere, una battaglia nata anche dalla sua esperienza personale dopo aver scoperto, nel 2025, la pubblicazione non consensuale di numerose fotografie sul forum sessista Phica.eu. Da quella vicenda e dalla mobilitazione di altre donne è nata Libere anche qui, la campagna nazionale sul consenso digitale e contro la violenza di genere online promossa insieme ad altre amministratrici e attiviste.
«Ho scelto di parlare di una battaglia che mi sta particolarmente a cuore e che nasce anche da quello che ho vissuto personalmente. La violenza digitale di genere è ormai una realtà quotidiana per troppe donne e ragazze. Non nasce con internet, ma il digitale ha amplificato e moltiplicato forme di violenza che affondano le radici nella cultura patriarcale. E per le donne che scelgono di esporsi pubblicamente, come politiche, giornaliste e attiviste, queste violenze diventano spesso strumenti per intimidire, delegittimare e silenziare. Quando la violenza limita la partecipazione delle donne, non è soltanto una questione di sicurezza individuale: è un problema che riguarda la qualità della nostra democrazia», sottolinea Campagna.
La proposta avanzata dalla consigliera riguarda la necessità di una disciplina nazionale organica sulla violenza digitale di genere, anche attraverso il recepimento della Direttiva europea 2024/1385, che l’Italia dovrà attuare entro il 2027, e l’introduzione strutturale dell’educazione sessuo-affettiva e al consenso nelle scuole.
«Abbiamo bisogno di una legge che riconosca e affronti in modo organico le diverse forme di violenza digitale, dalla diffusione non consensuale di immagini ai deepfake sessualizzati, dal cyberstalking alle molestie online, garantendo tutele effettive alle vittime e responsabilizzando le piattaforme. Ma le leggi da sole non bastano: serve investire nella prevenzione, a partire dall’educazione al consenso e all’affettività nelle scuole. È questa la battaglia che stiamo portando avanti con Libere anche qui: trasformare l’indignazione in cambiamento politico e culturale. Perché nessuna donna deve essere costretta a scegliere tra esporsi e proteggersi. Vogliamo essere libere ovunque, anche negli spazi digitali», conclude Valeria Campagna.
