VOTO DI SCAMBIO POLITICO MAFIOSO: DEL PRETE OTTIENE UN NUOVO GIUDIZIO PER L’AFFIDAMENTO IN PROVA

Nuovo spiraglio per l’imprenditore pontino Raffaele Del Prete rispetto all’affidamento in prova: decisione di nuovo al Tribunale di Sorveglianza di Roma

Il processo per voto di scambio politico mafioso riprenderà l’anno prossimo: 6 febbraio 2025. Intanto, però, Raffaele Del Prete ottiene un nuovo giudizio presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma in merito all’affidamento in prova.

A fine febbraio scorso, il Tribunale di Sorveglianza capitolino, su istanza degli avvocati difensori di Del Prete, aveva rigettato la domanda di di affidamento in prova ai servizi sociali per la condanna a 3 anni e 3 mesi che lo stesso imprenditore dei rifiuti ha patteggiato nel processo derivante dall’operazione “Touchdown” che scoperchiò un sistema di appalti e mazzette tra la Provincia di Latina e il Comune di Cisterna. Del Prete patteggiò la pena nel maggio 2018 davanti all’allora giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Matilde Campoli.

Del Prete deve scontare ancora 1 anno e 8 mesi di pena e, in ragione del risarcimento dato al Comune di Cisterna, chiedeva di di poter scontare il resto della condanna a servizi sociali. Eppure, il Tribunale di Sorveglianza di Roma, in ragione della sua “biografia penale”, respinse la domanda poichP Del Prete è soggetto a “pericolo di recidiva del reato”.

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A pesare, però, e risultare decisiva per la decisione dei giudici capitolini era stato, per l’appunto, il processo per voto di scambio politico mafioso attualmente in corso presso il Tribunale pontino, per cui a Del Prete viene contestato dalla direzione distrettuale antimafia di Roma di aver pagato Agostino Riccardo e il clan Di Silvio in cambio dei voti all’allora candidato consigliere comunale della Lega, Matteo Adinolfi, oggi europarlamentare e completamente scagionato dalle accuse.

Il reato di voto di scambio era, secondo il Tribunale di Sorveglianza, “di particolare allarme sociale”. Ecco perché veniva negato l’affidamento in prova ai servizi sociali e ritenuta consona la misura degli arresti domiciliari, con tanto di permessi lavorativi.

Dopo quella pronuncia, Del Prete, tramite i suoi legali, ha impugnato la sentenza e si è rivolta alla Corte di Cassazione la quale ha disposto un nuovo giudizio, rinviando tutto a un nuova sezione del Tribunale di Sorveglianza. I nuovi giudici dovranno decidere sull’affidamento in prova di Del Prete e la possibilità che l’imprenditore nel ramo dei rifiuti possa lavorare senza sottostare alla misura dei domiciliari.

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