Violentato da un adulto a Pontinia, prosegue il processo a carico di un cittadino indiando di 46 anni
È ripreso il processo per violenza sessuale a carico del 46enne di nazionalità indiana, difeso dall’avvocato Emanuele Farelli e accusato di aver abusato sessualmente di un adolescente con sindrome d Tourette. Oggi, 11 febbraio, nell’udienza odierna, è stata ascoltata la consulente psicologa del pubblico ministero, che ha redatto la relazione prima dell’incidente probatorio nei riguardi del minore (all’epoca dei fatti). La consulente ha confermato la condizione di sindrome di Tourette della vittima che produce uno stato di ansia connaturato. Ad essere ascoltato anche il padre del teenager, il quale ha dichiarato di aver ricevuto il messaggio dal figlio dopo che questo era stato abusato, al che lo aveva accompagnato per denunciare tutto ai Carabinieri.
La vicenda risale al 2020 quando, a Pontinia, il ragazzo di 17 anni, secondo l’accusa, è stato violentato da un cittadino indiano che, oggi, ha 46 anni. Sul banco degli imputato S.S., classe 1983. Parte civile, assistito dall’avvocato Valentina Sartori, il ragazzo che oggi ha 22 anni.
Secondo le indagini di Procura di Latina e Carabinieri della Stazione di Pontinia, il 27 luglio 2020, dopo essere andati in un bar a comperare una bibita, i due – adulto e minorenne – si sarebbero appartati nei pressi delle case popolari. È in quel luogo che l’imputato, approfittando della inferiorità psichica del 17enne – affetto dalla sindrome di Tourette e da disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD) -, avrebbe abusato del ragazzino, prima abbassandogli i pantaloni e poi praticando un rapporto anale.
“Mi arrivò il messaggio di mio figlio – aveva spiegato la madre in aula nel corso di una udienza precedente – che mi diceva “Sono stato violentato”. rimasi atterrita e andai da lui che si trovava presso la caserma dei Carabinieri di Pontinia. Mio figlio era sotto choc che piangeva. Dopodiché fu trasportato al Goretti ed è iniziata una lunga trafila durata del tempo perché aveva contratto una serie di malattie infettive”.
Anche la madre aveva sostenuto che il figlio, per come le aveva raccontato la storia, avrebbe accompagnato questo uomo a prendere una birra. È solo in seguito, una volta appartati, che l’uomo avrebbe violentato il 17enne. “Mio figlio, per via della sindrome di Tourette, prendeva il Tavor, un farmaco che rallentandolo non gli ha permesso di divincolarsi. L’uomo lo aveva immobilizzato, gli ha dato qualche bacio in bocca e gli applicato un prodotto prima di violentarlo”. Oltreché al Tavor, il ragazzino prendeva altro tipo di farmaci che, nella ipotesi della madre, non gli avevano permesso di ribellarsi all’abuso che stava subendo: “La Tourette crea una sorta di stand-by nel cervello. Mio figlio mi disse che non reagì perché aveva paura che l’uomo gli facesse male”.
Il processo è stato rinviato al prossimo 3 giugno con il proseguo dell’istruttoria.
