È fissata per il prossimo 9 febbraio l’udienza davanti al TAR per il ricorso promosso dal proprietario della Villa abusiva, congiunto della Presidente del Consiglio Comunale di Cori, per l’annullamento dell’ordinanza di demolizione della villa abusiva costruita in zona artigianale al posto di un opificio. Intanto, l’Ufficio Urbanistica del Comune di Cori starebbe valutando come procedere per la confisca, ordinata nella sentenza penale.
Il Tribunale Amministrativo ha chiamato in causa l’Ente, che non si è mai costituito, ed ha richiesto agli Uffici comunali di “prendere motivata posizione” sul fatto che si configuri o meno un abuso edilizio totale realizzato, tra l’altro, in assenza di autorizzazioni.
All’udienza dello scorso settembre, il Tribunale Amministrativo Regionale ha bacchettato l’Ente Comunale affermando che: “la nota, depositata tardivamente, è sprovvista degli allegati” e “non è adeguatamente perspicua quanto alle conclusioni raggiunte”.
Stante l’imminente udienza del 9 febbraio 2026 gli Uffici comunali non hanno potuto evitare di inviare la documentazione relativa ai procedimenti penale e tecnico, e alle questioni che attengono alle interlocuzioni con il Genio Civile.
“Eppure – spiegano i consiglieri comunali d’opposizione Evaristo Silvi, Aristide Proietti e Germana Silvi – la relazione del responsabile dell’Urbanistica del comune di Cori sembra ancora “non adeguatamente perspicua quanto alle conclusioni raggiunte”.
Infatti riconosce che la proprietà avrebbe cambiato, senza autorizzazioni, la destinazione d’uso ma del solo piano terra. Invece la destinazione d’uso è cambiata per tutto lo stabile: il piano seminterrato doveva essere adibito a falegnameria ed invece è diventato un “rustico”; il piano terra doveva ospitare locali di esposizione e uffici ed è diventato abitazione in collegamento con il secondo piano, che originariamente doveva essere un semplice sottotetto, ed invece ora è diventata zona notte. Non solo, non esistono più accessi adeguati ad un opificio.
In merito alle autorizzazioni, l’Ufficio urbanistica continua a sostenere che il procedimento non è stato oggetto di valutazione da parte del Genio Civile, in quanto non fu oggetto della procedura di estrazione casuale. Invece fino al 2018 il Genio Civile è intervenuto ripetutamente, e, dal procedimento penale si rileva che abbia persino ricevuto risposte non rispondenti al vero.
Le omissioni e le compiacenze su questa vicenda non riguardano solo l’area urbanistica, ma anche la Polizia Locale e l’Ufficio SUAP.
Da una parte la Polizia locale accerta, in modo sicuramente improprio, la residenza della famiglia della Presidente del Consiglio Comunale in quell’immobile autorizzato a falegnameria.
Dall’altra l’Ufficio Attività Produttive, la cui delega è in capo alla Presidente del Consiglio Comunale dal 2017, non verifica l’esistenza della società richiedente.
Infatti il progetto viene inizialmente presentato nel 2008 a nome della ditta artigiana, allora esistente, del suocero della Presidente del consiglio. Passano ben 6 anni senza che avvenga sostanzialmente nulla di rilevante, e nel 2014 viene presentata una DIA sempre per un immobile ad uso produttivo ma a nome del solo congiunto della Presidente, che esercita altra e diversa professione.
Nel 2011, però, l’attività artigianale alla quale faceva capo la richiesta di realizzazione della falegnameria, risulta cessata e cancellata l’iscrizione dal registro delle imprese. Quindi, con la cessazione dell’attività dell’impresa artigiana, non ci sarebbero stati più i requisiti per ottenere le autorizzazioni ed i permessi per costruire un opificio.
La politica avrebbe dovuto controllare l’operato degli Uffici, ma sembra che nessuno l’abbia fatto, a partire dal sindaco di allora che, all’epoca dei fatti e fino al 2017, aveva anche la delega all’urbanistica, passata poi all’assessore Elisa Massotti sotto il sindaco De Lillis.
Come Consiglieri di minoranza avevamo chiesto all’Ufficio Urbanistica di chiarire tutte queste anomalie e di realizzare un sopralluogo nell’immobile interessato dall’abuso edilizio, proprio per ottemperare alla reiterata richiesta del TAR di “prendere motivata posizione”. Purtroppo, per l’ennesima volta, dobbiamo rilevare che ciò non è stato fatto.
Quindi crediamo che l’Ufficio Urbanistica del Comune di Cori voglia buttare solo fumo negli occhi quando afferma che starebbe procedendo alla valutazione della confisca dei beni sentenziata nel procedimento penale.
Anche perché, se si procedesse alla confisca, si creerebbe un precedente da utilizzare in molti altri casi di abusi edilizi totali di vecchia e nuova data.
Non è un caso che non siano stati mai forniti i dati sugli abusi totali accertati nel comune di Cori, nonostante la responsabile dell’urbanistica avesse preso impegno in sede di Commissione Trasparenza nel giugno del 2025. Non solo, pare che questi abusi totali non siano mai stati segnalati neanche alla Prefettura, come d’obbligo.
Ora tutto è in mano alla giustizia amministrativa, che aveva già ammonito l’Ente per la sua reticenza, e ci auguriamo che accerti la reale natura dell’abuso, già ampiamente motivata nella sentenza penale di confisca.
Ciò che più indigna i cittadini di Cori e Giulianello è la gestione politico-amministrativa irresponsabile del settore urbanistico. Una gestione che non guarda agli interessi collettivi, ma a quelli privati, a partire dall’abusivismo edilizio per finire con il mega progetto residenziale del Borgo Protetto, che ha prodotto una discutibile variante al piano regolatore.
Tutto questo influenza in modo pesantissimo le politiche di governo del territorio, non solo dal punto di vista urbanistico e ambientale, ma anche per le scelte senza visione di sviluppo che ne conseguono e per l’erosione di fiducia nella classe politica.
Di fronte alla questione dell’abuso edilizio che riguarda un suo diretto congiunto, la Presidente del Consiglio Comunale avrebbe dovuto dimettersi. In alternativa, il Consiglio avrebbe dovuto aderire alla mozione delle Minoranze di revoca della carica. Invece, la Maggioranza di De Lillis in aula la difende, in piazza la critica. Rispetto a quanto sin qui rappresentato, quali conclusioni dovremmo trarne?”.
