VERDE URBANO. OTTIMIZZARE, DEPAVIMENTARE E PIÙ TRASPORTO PUBBLICO

verde urbano innovativo
Bari. Concorso di Idee per la Realizzazione di Aree Attrezzate a Verde Pubblico e di un Parco - Progetto vincitore

Non si parla di pratiche avveniristiche ma di tecniche che concedono una migliore stabilità e longevità alle essenze arboree urbane e peri-urbane.

Mantenere la maggior parte delle alberature esistenti giudicate “pericolanti” è possibile. Già da anni, esistono metodi che assicurano maggiore sostenibilità alla gestione degli alberi e del verde urbano in genere. Eradicare alberi sani per accondiscendere alla psicosi degli alberi pericolanti, rinunciando al patrimonio esistente, è una sconfitta per la gestione virtuosa del verde pubblico puntando, invece, più sull’addivenire che sul presente, pensando solo a risparmiare oggi per trovarsi a spendere il doppio un domani.

OSSIGENAZIONE DELLE RADICI

Nell’articolo pubblicato da Latina Tu nel dicembre dello scorso anno, “Alberi nelle città pontine: da abbattere? No, da moltiplicare“, si era già fatto cenno all’iniziativa del Comune di Lignano Sabbiadoro in provincia di Udine il quale, tramite un progetto per la migliore ossigenazione degli apparati radicali degli alberi, procedura che ha contenuto l’affioramento delle radici dei Pinus pinea, i pini domestici, numerosi anche nel territorio udinese come anche nelle molte città pontine. Un sistema di indirizzamento delle radici simile a quello che si usa per i vigneti volto a contenere le radici nel terreno per evitare che durante la ricerca di aria e acqua queste sollevino e distruggano le pavimentazioni urbane, che siano marciapiedi, piste ciclabili o asfalto delle reti viarie.

Esistono anche soluzioni di contenimento degli apparati radicale di tipo edile, sistemi in calcestruzzo o in materiale plastico realizzati sotto le superfici urbane: marciapiedi e aiuole costruiti sopra chiamati isole vegetative associate a vasche di recupero dell’acqua piovana. La loro utilità distribuita nel tempo è da considerarsi, però, al pari degli argini dei fiumi: non è sempre una scelta saggia pensare di riuscire contenere o prevedere le dinamiche naturali in schemi rigidi.

isole vegetative
Esempio di isola vegetativa, soluzione edilizia per l’affioramento delle radice in superficie in contesti urbani

DEPAVIMENTAZIONE DALL’ASFALTO

In sostanza, non esiste migliore soluzione se non quella di concedere agli alberi maggiore spazio vitale: non basta un’aiuola di un metro quadrato per credere di dare ad un grande albero, magari di 60 o più anni, tutto il necessario per la sua sussistenza e stabilità.

Risale a dicembre la notizia della “depavimentazione” di una via del capoluogo Lombardo, Milano, dove uno spartitraffico lastricato d’asfalto lascerà il posto a un’aiuola di prato fiorito. In questo, caso la diminuzione delle superfici artificializzate è stata pensata per aumentare gli spazi utili all’operosità delle api e, perciò, dell’impollinazione entomofila, ovviamente più simbolica che sistemica. Ma da qualche parte bisognerà pur iniziare per dare ai cittadini la dimostrazione che l’integrazione tra sistemi antropici e naturali è un obiettivo fattibile, sempre che ci siano prospettiva e volontà politico-amministrativa.

depavimentazione urbana a milano

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE E VERDE URBANO

Tuttavia, è noto che la produzione di gas di scarico sono un ostacolo alla propagazione di questo tipo di iniziative, essendo l’inquinamento atmosferico un deterrente alla proliferazione di ecosistemi sani, a garanzia della sopravvivenza di insetti impollinatori e alla salute delle piante e alberi del verde urbano (gli sfalci di queste ultime, a seconda delle sostanze nocive assorbite possono essere considerate come rifiuti speciali).

La rivoluzione a cui le città di questo millennio sono chiamate a rispondere, quindi, è proprio questa: depavimentare le aree urbane dall’asfalto gradatamente, presupponendo un’essenziale razionalizzazione dei veicoli privati a fronte di un aumento dell’offerta del trasporto pubblico locale. In questo modo, gli spazi ora riservati a parcheggi o a larghe carreggiate diventino aree papabili alla depavimentazione (o a corsie riservate ai mezzi pubblici) in vista di un sempre minore ricorso all’utilizzo o alla necessità di possedere autovetture personali.

GESTIONE DEL VERDE URBANO

Il verde urbano dovrebbe essere sottoposto a strategie di ottimizzazione dell’esistente tramite potature non aggressive, mettendo al bando piani di eradicazione preventiva alternati alla capitozzatura degli alberi con troppe fronde. Quest’ultima, ossia capitozzare gli alberi e le siepi, deve essere considerata una pratica barbarica di potatura che costringe l’albero a svilupparsi in altezza esponendo, ad esempio, ciascun esemplare a un maggiore attrito ai fenomeni ventosi intensi e la cittadinanza a cadute di rami e tronchi.

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POTATURA ALBERI: COS’È LA CAPITOZZATURA E PERCHÉ INDEBOLISCE LE PIANTE

La timidezza delle chiome è un fenomeno naturale per il quale gli alberi sentono la presenza degli altri alberi intorno, e ritraggono la loro chioma per non sfiorare foglie e rami altrui. Questa dinamica, seppure conosciuta e studiata, è un’opportunità che non viene affatto considerata dalle amministrazioni locali che potrebbero piantumare contiguamente più alberi per sfruttare questo meccanismo biologico per ridurre la manutenzione delle chiome degli alberi. Perché quindi prevedere solo file di alberi nelle città e non piccoli agglomerati arborei?

timidezza delle chiome
Fenomeno della timidezza delle chiome degli alberi

Uno sviluppo delle città in tal senso implica investimenti che potrebbero essere soddisfatti intercettando fondi diretti e indiretti europei, considerata la situazione disagiata in cui versano le casse dei comuni pontini (e nazionali in genere) e del moltiplicarsi dei finanziamenti dell’Unione Europea in tal senso.

Le radici degli alberi rappresentano spesso un problema per strade, piste ciclabili, marciapiedi e viali, ciò che è da intendersi come un problema serio e oneroso per le amministrazioni, una manifestazione di insofferenza da parte della natura e un disagio per i cittadini. Ma gli alberi, hanno bisogno di spazio vitale, cercano aria, luce ed acqua e chi progetta aree urbane deve tenere in considerazione queste necessità ed operare di conseguenza.

Maggiori superfici urbane dedicate al verde, aumentare il numero degli alberi per assorbire la CO2 in esubero prodotta a livello mondiale, considerare piantumazioni più ravvicinate per sfruttare l’auto-regolazione nella crescita degli stessi alberi alla presenza di più esemplari, combattere le isole di calore urbano col verde pubblico, non ricorrere alla capitozzatura del verde urbano, implementare il trasporto pubblico locale. La parola d’ordine è ottimizzare l’esistente.

L’immagine di copertina è rappresentativa del progetto vincitore del concorso indetto dal Comune di Bari per Idee per la Realizzazione di Aree Attrezzate a Verde Pubblico e di un Parco.

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