TRUFFE CON LE AUTO: RINVIATI A GIUDIZIO SACCO E ALTRI 9 IMPUTATI

Federico Salvagni
Federico Salvagni

Il pirata della strada arrestato per l’omicidio stradale di Federico Salvagni avvenuto nella notte di Ferragosto coinvolto in una indagine per evasione e truffa

È diventato ormai un habitué delle cronache giudiziarie, il 49enne di Cassino, trapiantato a Terracina, Gioacchino Sacco, detto Jonathan.

L’uomo è ancora in carcere poiché arrestato ad agosto 2025 per l’omicidio stradale e omissione di soccorso del 16enne di Latina, Federico Salvagni. Per tale fatto, il 9 aprile prossimo, dinanzi al giudice monocratico Roberta Brenda, inizierà il processo con rito ordinario.

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Ad ogni modo, per Sacco non sono finiti i guai giudiziari. A parte un processo minore per evasione dai domiciliari, l’uomo si trova alla sbarra a Latina per una truffa messa a punto con una Panda. D’altra parte, l’ambito delle autovetture è quello bazzicato da Gioacchino Sacco. L’uomo, infatti, ha sul groppone un precedente importante, sebbene non sia l’unico. Sei anni fa, nel 2019, l’allora 43enne fu coinvolto nella maxi indagine della Guardia di Finanza di Isernia denominata “Galaxy”. Sacco finì ai domiciliari per poi ottenere, in seguito all’interrogatorio di garanzia, gli obblighi di firma.

La Gdf di Isernia, coordinata dal procuratore capo Carlo Fucci, con la collaborazione di Agenzia delle Entrate, aveva posto al centro dell’inchiesta due grandi gruppi commerciali operanti nel Lazio e in Campania: il primo facente capo ad un imprenditore di origini tunisine operante a Sora; il secondo, invece, riconducibile alla FC Car Group di Salerno. Ad essere coinvolte anche una grande quantità di piccole aziende sparse in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia passando per il Centro Italia. Furono addirittura 167 le persone fisiche coinvolte, 159 concessionarie auto, 9 società estere.

Due le piste battute dagli investigatori e che rappresentavano le strade percorse dai presunti truffatori. C’era l’ambito fiscale tramite triangolazioni societarie e quello tecnico collegato alla nazionalizzazione dei veicoli mediante documentazione falsa, prodotta per aggirare i sistemi di controllo incrociato messi in piedi da Agenzia delle Entrate e Ministero dei Trasporti.

Le triangolazioni si basavano su operazioni commerciali tra aziende di Paesi membri dell’UE con l’utilizzo delle famigerate società cartiere (scritture contabili falsificate atte alla truffa). Al fine di portare a dama le azioni criminose, i soggetti si sarebbero rivolti anche a società filtro controllate da organismi off-shore basati a Cipro e nelle isole Cayman.

Come detto, però, Sacco non è nuovo a truffe ed evasioni fiscali. Proprio oggi, 20 marzo, il 49enne, insieme ad altri nove indagati, sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. Gli imputati, per lo più residenti tra San Felice Circeo e Terracina, sono stati coinvolti in una inchiesta firmata dal pubblico ministero Giuseppe Miliano e il loro processo inizierà il prossimo 5 gennaio 2027 dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Valentina Mongillo. Oltre a Sacco, sono stati mandati a processo Loredana Barca, Gezim Kokungia, Benancia Ogando Ferreras, la figlia Francesca Martina Sacco, Pasqualina D’Aguanno, Simona Elisei, Daniele Pecorari, Carmine Meola e Roberto Mazzeschi. Tutti tranne l’altro indagato, Sandro Mineva, dovranno affrontare il processo per truffa.

In tutti i numerosi capi d’imputazione, risulta Gioacchino Sacco in concorso, a turno, con gli altri indagati. In una delle truffe contestate, una delle imputate, Loredana Barca, in qualità di titolare della ditta individuale Autobarca e Sacco come “amministratore di fatto” della predetta ditta individuale, oltreché ad un altro collaboratore di origine albanese, avrebbero acquistato da operatori economici comunitari autoveicoli usati per poi rivenderli a privati acquirenti nazionali facendoli risultare come acquisti operati direttamente da questi ultimi. I tre si avvalevano di un’altra imputata, titolare di una ditta individuate, così da produrre documentazione fiscale ed amministrativa apocrifa.

In questo modo, inducevano in errore la Motorizzazione Civile di Frosinone, procurandosi un profitto con danno pubblico pari a 50.468 euro quale imposta evasa, su un imponibile pari a 229.400 euro. In particolare, attestavano falsamente l’acquisto dei citati autoveicoli quale acquisto operato personalmente dai clienti direttamente nel paese europeo di provenienza, attraverso la produzione di fatture di vendita indicanti falsamente, quali acquirenti, le generalità dei clienti finali. I fatti contestati risalgono al 2021.

Il meccanismo è contestato in altri capi d’imputazione ed è sempre uguale, per un evasione che alla fine ammonta a svariate migliaia di euro. A Sacco e Barca, peraltro, vengono contestati anche l’omessa dichiarazione dell’Iva e la distruzione della documentazione contabile della società.

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