TRUFFA CON LA PANDA SENZA ASSICURAZIONE, NUOVO PROCESSO PER IL PIRATA DELLA STRADA CHE UCCISE SALVAGNI

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Federico Salvagni
Federico Salvagni

Il pirata della strada arrestato per l’omicidio stradale di Federico Salvagni avvenuto nella notte di Ferragosto 2025 imputato in un altro processo in cui è contestata la truffa con un’auto

Si svolge dinanzi a uno dei nuovi giudici arrivati a Latina, la dottoressa Renata Naso, un altro processo a carico del 50enne di Cassino, Gioacchino Sacco, detto Jonathan, tuttora in carcere (nonostante due ricorsi al Riesame e in Cassazione) e arrestato ad agosto 2025 per l’omicidio stradale e omissione di soccorso del 16enne di Latina, Federico Salvagni. L’uomo ha sul groppone un precedente importante, ma non l’unico. Sei anni fa, nel 2019, l’allora 42enne fu coinvolto nella maxi indagine della Guardia di Finanza di Isernia denominata “Galaxy”. Sacco finì ai domiciliari per poi ottenere, in seguito all’interrogatorio di garanzia, gli obblighi di firma.

La Gdf di Isernia, coordinata dal procuratore capo Carlo Fucci, con la collaborazione di Agenzia delle Entrate, aveva posto al centro dell’inchiesta due grandi gruppi commerciali operanti nel Lazio e in Campania: il primo facente capo ad un imprenditore di origini tunisine operante a Sora; il secondo, invece, riconducibile alla FC Car Group di Salerno. Ad essere coinvolte anche una grande quantità di piccole aziende sparse in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia passando per il Centro Italia. Furono addirittura 167 le persone fisiche coinvolte, 159 concessionarie auto, 9 società estere.

Due le piste battute dagli investigatori e che rappresentavano le strade percorse dai presunti truffatori. C’era l’ambito fiscale tramite triangolazioni societarie e quello tecnico collegato alla nazionalizzazione dei veicoli mediante documentazione falsa, prodotta per aggirare i sistemi di controllo incrociato messi in piedi da Agenzia delle Entrate e Ministero dei Trasporti. Le triangolazioni si basavano su operazioni commerciali tra aziende di Paesi membri dell’UE con l’utilizzo delle famigerate società cartiere (scritture contabili falsificate atte alla truffa). Al fine di portare a dama le azioni criminose, i soggetti si sarebbero rivolti anche a società filtro controllate da organismi off-shore basati a Cipro e nelle isole Cayman.

Sacco, però, come detto, non è nuovo a truffe ed evasioni fiscali (senza contare che su di lui pende anche un altro processo, a Latina, per evasione dai domiciliari). Lo scorso 3 ottobre, il 50enne era tra gli undici indagati che si trovano dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. Gli indagati, per lo più residenti tra San Felice Circeo e Terracina, sono stati coinvolti in una inchiesta firmata dal pubblico ministero Giuseppe Miliano. In tutti i numerosi capi d’imputazione, risulta indagato per truffa Gioacchino Sacco in concorso, a turno, con gli altri co-indagati.

In una delle truffe contestate, una delle indagate, Loredana Barca, in qualità di titolare della ditta individuale Autobarca e Sacco come “amministratore di fatto” della predetta ditta individuale, oltreché ad un altro collaboratore di origine albanese, avrebbero acquistato da operatori economici comunitari autoveicoli usati per poi rivenderli a privati acquirenti nazionali facendoli risultare come acquisti operati direttamente da questi ultimi. L’udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 20 marzo per un difetto di notifica a uno degli imputati. In quella sede Sacco e gli altri dieci soggetti rischiano il rinvio a giudizio e il processo.

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Oggi, 7 gennaio, per Sacco, difeso dall’avvocato Bruno Luberti, è spuntato un nuovo processo per truffa con le auto, già incardinato davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Renata Naso. Nell’udienza odierna sono stati ascoltati diversi testimoni tra cui un militare della Guardia di Finanza di Fondi che ha svolto le indagini, un meccanico interpellato dalle stesse Fiamme Gialle per verificare lo stato dell’auto, una Fiat Panda, utilizzata per truffare la parte civile. Si tratta di un’anziana donna di Fondi che ha testimoniato insieme al figlio. La donna, difesa dall’avvocato Stefano Di Pietro, si è costituita parte civile e con il figlio, dopo aver capito di essere stata raggirata, ha sporto denuncia alla Guardia di Finanza.

Sacco è imputato insieme al 53enne di Pontecorvo, Daniele Peocorari, al 48enne di Fondi, Antonio Gerardo Giovanisi e al 34enne di Terracina, Ugo Ceci. Sacco e Pecorari, difeso dall’avvocato Valentina Leonardi, devono rispondere di truffa in concorso, in quanto il primo come titolare della società Planet Auto Srl, esercente dell’attività di vendita di autovetture, mentre il secondo in qualità di venditore materiale e referente dell’annuncio di vendita pubblicitario sul noto sito “Subito.it”.

I due uomini, secondo l’accusa della Procura di Latina, per una indagine svolta dal pm Daria Monsurrò, avrebbero truffato la signora di Fondi, rifilandole una Fiat Panda con alimentazione a benzina, quando, invece, sul libretto di circolazione risultava essere a metano. Dopo l’immatricolazione del veicolo, arrivato dall’estero (precisamente dalla Germania), l’anziana donna divenuta intestataria dell’auto si accorgeva, grazie al figlio, di professione meccanico e quindi con occhio esperto, della discrasia tra un’auto effettivamente a benzina e, in realtà, circolante come a metano.

La truffa si sarebbe concretizzata quando Sacco e Pecorari avrebbero fatto montare fittiziamente due bombole a metano sull’auto e, in un secondo momento, le stesse sarebbe state smontate. Un artificio servito per far risultare regolare la revisione. Infatti, l’auto, venduta su Internet, si presentava senza immatricolazione e senza assicurazione. Fatto sta che, secondo la testimonianza dell’anziana donna, sarebbe stato Pecorari ad andare a casa della donna per farsi dare una prima tranche da 600 euro, su 2400 euro pattuiti come prezzo per la Fiat Panda. Solo dopo le rimostranze della singnora e del figlio meccanico, accortisi dell'”imbroglio” di benzina e gas metano (così lo ha definito la signora oggi in aula, esaminata e contro-esaminata da pubblico ministero e collegio difensivo), Sacco ha restituito, dopo mesi di tira e molla, e sulla promessa di un’altra auto da vendersi (mai palesatasi), 200 euro su 600 euro dati come acconto. Alla fine, l’anziana signora non ha ottenuto né l’auto, né i documenti regolari, né tutta la somma versata. Senza contare che, come ha riferito sia la donna che il figlio meccanico, la Fiat Panda, già intestata alla donna truffata, girava senza problemi, ad uso e consumo di Sacco e della sua famiglia.

È stato il figlio della donna truffata, esaminato in aula, a riferire chiaramente che, un giorno, esasperato per i continui rinvii di Sacco, si presentò a Terracina sotto casa dello stesso, vedendo arrivare con la Fiat Panda senza assicurazione e con una revisione fortemente irregolare (per via della questione benzina-metano) la moglie di Sacco.

Il 50enne di Cassino – che per una sinistra “rima” della storia, guidava, al momento dell’incidente che ha tolto la vita a Federico Salvagni, con la patente revocata a bordo di un’auto senza assicurazione – deve rispondere anche di falsità ideologica in concorso con gli altri due imputati: Giovanisi (difeso dall’avvocato Enrico Cellini), in qualità di responsabile tecnico della Cento Servizi Appia srl (officina autorizzata alle revisione dei veicoli) e Ceci (assistito dall’avvocato Livio Della Nova), come titolare dell’officina meccanica Ugo Ceci Autoservice srl Unipersonale.

Secondo l’accusa, i tre avrebbero provveduto a montare fittiziamente le bombole a metano, formando un falso certificato di revisione dell’auto in cui figurava l’alimentazione a metano, di cui in realtà era sprovvista l’auto. Un particolare quest’ultimo che è saltato subito all’occhio esperto del figlio della donna truffata: motivo per cui, dopo mesi di perdita di tempo, è scattata la denuncia per fatti avvenuti tra il settembre e l’ottobre 2020 a Terracina. Peraltro, il figlio della parte civile ha asserito che sarebbe stato impossibile che la casa madre dell’auto – la Fiat – montasse, come avrebbero ventilato Sacco e Pecorari, un impianto a gas metano sulla Panda, in quanto il prezzo di tale operazione sarebbe costato più del valore del veicolo.

Il processo riprenderà il prossimo 6 maggio quando verranno ascoltati i testimoni della difesa e sarà svolto l’esame dell’imputato Gioacchino Sacco, oggi condotto dal carcere in Tribunale dagli agenti della Polizia Penitenziaria.

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