Carcinoma polmonare a grandi cellule, non small cell lung carcinoma
Carcinoma polmonare a grandi cellule, non small cell lung carcinoma

TROPPI TUMORI AL POLMONE E TIROIDE IN PROVINCIA DI LATINA

in Attualità/Politica

Nonostante la Legge Regionale del 12 giugno 2015 n.7 abbia istituito il Registro tumori della Regione Lazio e il 30 marzo 2017 ne sia stato approvato il Regolamento, le 6 ASL romane riunite in un’unica unità funzionale (UF), l’ASL di Frosinone e quella di Rieti tardano nel produrre i propri dati. Viterbo al contrario ha un proprio Registro da due anni, mentre Latina dal 1982 (un autentico primato!). Il dott. Fabio Pannozzo, che lo scorso anno ha lasciato per raggiunti limiti d’età la conduzione del gruppo di lavoro del Registro, usava spesso dire con fare ironico che evidentemente prima del 2015 Latina operava fuori Legge. Da quest’anno il gruppo sarà guidato dalla microbiologa e virologa Silvia Iacovacci. In Italia il 70% della popolazione è coperta da Registri accreditati, facenti tutti parte dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), ma entro il 30 aprile 2019, sulla base di una Legge approvata lo scorso novembre, anche gli altri territori rimasti scoperti dovranno obbligatoriamente attrezzarsi confluendo, assieme ai preesistenti, nella Rete nazionale dei Registri dei tumori e dei Sistemi di Sorveglianza.

NEOPLASIE PIÙ FREQUENTI, MA SEMPRE MENO LETALI

Secondo l’ultimo Rapporto pubblicato nel 2018 dal Registro Tumori di Latina, nella nostra Provincia, come nel resto d’Italia, aumenta rispetto al passato il numero di casi di tumore, ma aumenta anche la sopravvivenza nei pazienti a 5 anni dalla diagnosi. Se la mortalità decresce grazie all’evoluzione della medicina (evoluzione delle tecniche di chirurgia, scoperte in campo farmacologico come ad esempio gli anticorpi monoclonali ecc.), la frequenza delle diagnosi in aumento non si deve imputare al solo peggioramento delle emissioni ambientali e alla contaminazione del suolo e delle falde acquifere. Un co-fattore nella crescita dell’incidenza dei casi risiede nell’invecchiamento della popolazione: le probabilità di insorgenza di una neoplasia dopo i 65 anni sono di gran lunga superiori a quelle di riscontrare un carcinoma o un adenoma in individui al di sotto dei 30 anni.

Lo storico chemioterapico Cisplatino, utilizzato per molti carcinomi

L’INDUSTRIALIZZAZIONE HA UN SUO COSTO

I dati dell’area pontina sono tendenzialmente in linea con quelli del resto dell’Italia centro-meridionale, quella macro-area che presenta mediamente numeri inferiori rispetto al centro della penisola (Toscana, Umbria e Marche), ma superiori alle Regioni più meridionali. Da un lato il grado di industrializzazione della Penisola, che va decrescendo da nord a sud, è direttamente correlato alle probabilità di insorgenza dei tumori, dall’altro il minor utilizzo da parte degli utenti meridionali, rispetto a quelli del centro-nord, di strumenti di screening e diagnosi precoce crea una difformità tra dati rilevati e casi reali. L’area pontina presenta tuttavia le proprie specificità rispetto ai valori della macro-area del centro-sud.

LA PROVINCIA PER DISTRETTO

Il distretto sociosanitario 2, quello di Latina, Sabaudia, Pontinia e Norma, presenta un maggior numero di tumori rispetto agli altri distretti sia nella popolazione maschile che femminile. Se il distretto 3 dei Monti Lepini è il secondo per incidenza di casi ogni anno su 100mila abitanti (Tasso di Incidenza Standard Diretto, TSD) nella popolazione maschile, risulta invece il più salubre per la popolazione femminile. Il distretto 1 di Aprilia, Cisterna, Cori e Rocca Massima è il secondo per numero di casi nelle donne. Infine sia nel distretto 4, comprendente Fondi e Terracina, che nel distretto 5, quello del sudpontino, si rileva il minor numero di neoplasie tra gli uomini.

Discarica di rifiuti tossici nell’ex cava di pozzolana in località Tufetto (Aprilia), scoperta nel 2017.

I TUMORI IN ETÀ INFANTILE

La popolazione pediatrica della Provincia di Latina, prendendo in esame i soggetti tra gli 0 e i 14 anni di età, presenta nuove 92 diagnosi tra il 2009 e il 2013: di queste, 32 i tumori all’encefalo e al Sistema Nervoso Centrale, 26 le leucemie. In media si ammalano 11 maschi e 8 femmine l’anno. Dal 1998 al 2013 il tasso di incidenza medio per entrambi i sessi è stato 220 casi per milione. Il 90% di questi bambini è stato preso in carico da centri specialistici fuori provincia (Bambin Gesù di Roma e Policlinico Gemelli in particolare). La percentuale di sopravvivenza è la stessa della media nazionale (83%). Le cause più frequenti di morte sono le leucemie linfatiche acute.

TUMORI IN ITALIA E LE SPECIFICITÀ DEL NOSTRO TERRITORIO

Le tipologie più frequenti di tumore negli adulti cambiano totalmente. In tutta Italia, considerando uomini e donne assieme, il tumore più diagnosticato è quello al colon-retto (13,1% dei casi), ma un’analisi più dettagliata impone una distinzione netta tra i generi. Nella popolazione maschile il tumore più diffuso è quello alla prostata (30% delle diagnosi), mentre in quella femminile è quello alla mammella (43%). Al contrario nel nostro territorio il primo tumore maschile è quello al polmone (16,8%), seguito da quello prostatico (15%), colon e retto (13,9%) e vescica 11,7%. Per quanto riguarda i tumori femminili quello alla mammella rimane il più comune, ma la percentuale scende al 26,4%, seguono quello al colon e retto 12,2%, tiroide 7,7%, polmone 5,9% e utero 4,8%.

IL PEGGIORE DI TUTTI

Il cancro al polmone è il terzo per aggressività dopo quello al pancreas, 8% di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, e quello all’esofago (13%). La mortalità, con percentuali diverse a seconda del tipo di neoplasia polmonare, è mediamente all’84% in Italia. Di tutti i decessi oncologici tra gli uomini il 30% è riconducibile a una massa originata nel polmone, il 12,1% nel colon/retto, il 7,6% nella prostata, 6,7% nella vescica e 6,2% nello stomaco. Tra le donne il polmone scende al terzo posto (11,9%), preceduto dalla mammella (16,3%) e dal colon-retto (13,4%). Seguono pancreas come quarta causa (6,6%) e stomaco come quinta (6,2%). Complessivamente il polmone resta comunque la prima tipologia di morte al 22,4%, colon-retto al 12,6%, mammella al 7% , stomaco al 6,2%, pancreas al 5,4%. 

Radiografia di polmoni in cui è visibile sia una massa tumorale che una metastasi

IL CANCRO AL POLMONE PRESENTA IL CONTO IN TARDA ETÁ

Nella popolazione giovanile e adulta maschile italiana tra i 15 e i 59 anni la prima causa di morte oncologica è la tiroide all’11,6% e il testicolo la seconda all’11,2%, mentre il polmone non figura neppure tra le prime cinque. Se ci si concentra al contrario sulla fascia d’età di coloro che vanno dai 50 anni ai 69 anni (solo sugli adulti, in sostanza), il polmone diviene la prima causa col 17,1% e la prostata al secondo al 17%. Infine tra gli anziani dai 70 anni in su il polmone costituisce la ragione del 19,1% dei decessi oncologici, la prostata è solo al 16,2%. Un andamento nel corso del tempo, per quanto con valori inferiori, lo registriamo nelle donne in cui individuiamo nella popolazione tra i 50 e i 69 anni il polmone, al pari della tiroide, la quarta causa di morti col 6,6% e la terza tra coloro che hanno raggiunto almeno il 70esimo anno d’età (7%).

IL TUMORE AI POLMONI DA NOI

In Provincia di Latina, dal 1998 ad oggi, il tumore polmonare negli uomini non è in aumento, anzi possiamo parlare di tendenza alla stabilizzazione. Tassi di incremento evidente si registrano invece tra le donne con tendenza all’avvicinamento nei confronti dei dati maschili, ma il punto di partenza (valori del 1998) dei due generi presenta valori troppo distanti tra loro. Tra il 2009 e il 2013 il TSD (Tasso di Incidenza Standard Diretto) nei maschi è stato 72,4 (1347 nuovi casi): valore superiore al 69,2 del nord, al 64,9 del centro e al 66 del sud. La popolazione femminile ha prodotto numeri nettamente inferiori: 20,2 (411 casi). La popolazione complessivamente ha un’incidenza del 43,9 (1758). Nel periodo in analisi sono state rilevati 1209 decessi (TSD 63,3) tra gli uomini e 341 (TSD 15,3) tra le donne.

L’adenocarcinoma è tipico delle donne ed è indipendente dal fumo di sigarette. Il carcinoma neuroendocrino a piccole cellule, o microcitoma, è il più aggressivo e infiltrante. Sopravvivenza inferiore al 10% e costituisce il 20% delle neoplasie polmonari. Microcitoma e carcinoma a cellule squamose sono tipici dei fumatori. Il carcinoma a cellule squamose è il più comune e costituisce il 30% dei tumori polmonari: sopravvivenza inferiore al 50%. Il Carcinoma neuroendocrino a grandi cellule costituisce il 10/15% delle diagnosi oncologiche ai polmoni e il paziente sopravvive in meno del 50% dei casi.

LA RICERCA DELLE CAUSE INDIETRO NEL TEMPO

Trattandosi di un tipo di tumore che produce i propri effetti nel lungo termine ogni tipo di indagine deve essere orientata su abitudini, stili di vita e ambienti di lavoro frequentati nei decenni dai pazienti. Da questa premessa un’ipotesi è che gli adulti e gli anziani siano stati in passato esposti a fattori di rischio in misura maggiore rispetto alle nuove generazioni. Che questi cancerogeni siano da individuare nel fumo di sigaretta o in altri agenti inquinanti è un discorso tutto da approfondire e ancor più difficile resta da determinare il diverso contributo in percentuale (o proporzione) dei due ordini di fattori.

AMIANTO, RADON E METALLI PESANTI

Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio, ma non l’unico dal momento che emissioni atmosferiche di nanoparticelle di metalli pesanti (Arsenico, Cadmio, Cromo, Nichel, Piombo, Rame, Selenio, Zinco) e del gas nobile Radon, proveniente da materiale di costruzione (tufo e graniti), sottosuolo e acqua, concorrono all’insorgenza della stessa patologia. Il rapporto 2018 del Registro tumori della Provincia di Latina aggrega in un’unica categoria tutti i dati provenienti da differenti neoplasie che si manifestano a livello polmonare, escluso il mesotelioma per cui è prevista una voce a parte. Quest’ultimo origina dall’inalazione delle fibre disperse nell’aria del minerale asbesto (amianto), anche a distanza di 30 anni. L’incidenza in Provincia di Latina, 1,6 negli uomini e 0,4 nelle donne, è inferiore alla media nazionale.

Asbesto, o amianto, è l’insieme di minerali le cui fibre venivano utilizzate fino al 1992 come isolante termico per tettoie.

TROPPI FUMATORI NEL LAZIO

Il rapporto 2018, facendo riferimento ai dati PASSI del periodo 2012-2015, individua la causa dell’elevata incidenza di cancri polmonari in Provincia di Latina nell’abitudine al fumo di sigaretta. PASSI (Progressi Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) è il sistema di sorveglianza sugli stili di vita della popolazione tra i 18 e i 69 anni, coordinato a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità e a livello regionale dalla Direzione Salute e integrazione socio-sanitaria, di cui le singole ASL fanno parte raccogliendo informazioni sul territorio (questionari telefonici). Se si analizzano i dati raccolti in questo senso dalle ASL della Regione Lazio si scopre che fumano più gli uomini delle donne (34% contro 29%), soprattutto nelle fasce d’età più giovani (18-34 anni), tra le classi con minor livello d’istruzione e con maggiori difficoltà economiche. Il dato che ci riguarda più da vicino è che al di fuori della città di Roma e della sua Provincia si fuma di più.

QUANTO INCIDE IL FUMO E QUANTO GLI ALTRI INQUINANTI?

Il tabagismo è difatti quel fattore che espone l’individuo 15 volte di più rispetto al non fumatore al rischio cancro. Tuttavia nel nord, dove l’abitudine al fumo di sigaretta è al di sotto della media nazionale (si vedano gli indicatori PASSI 2014-2017), il numero di tumori polmonari è complessivamente più elevato rispetto a Regioni come Lazio e Campania. Allora è legittimo supporre, contrariamente a quanto affermato nel Rapporto, che il fumo di sigaretta nella nostra Provincia contribuisca sì a determinare in maniera importante il tasso di incidenza, ma non sia l’elemento distintivo del nostro territorio rispetto agli altri. Opportuno sarebbe conseguentemente ampliare il campo di indagine anche ad altri fattori per comprendere l’incidenza degli inquinanti sulla nostra popolazione residente.

Fumo di sigaretta, la principale causa di carcinoma al polmone per via della produzione di Idrocarburi Policlici Aromatici

IL TRISTE PRIMATO DEL NORD PONTINO

Nel distretto 1 di Aprilia e Cisterna abbiamo un’incidenza superiore a quella riscontrabile a Latina e nel distretto 3 dei Monti Lepini di carcinomi alle vie aeree inferiori. Numeri decrescenti nell’area di Fondi e Terracina e di gran lunga inferiori nel sud-pontino. Diventa arduo trarre conclusioni, ma per quanto non si disponga di dati sull’abitudine al fumo a livello di singolo distretto, è facilmente deducibile come nelle aree ad alto traffico di veicoli, ad alta densità industriale e con maggiore presenza di discariche, abusive o meno, l’incidenza aumenti. Il fatto che molti residenti nei Monti Lepini di giorno abbiano lavorato o lavorino tuttora in pianura tra il nord e il centro pontino non fa che rafforzare la tesi precedentemente esposta.

IL CANCRO POLMONARE NELLE DONNE

Se si analizzano d’altro canto i dati della popolazione femminile oggi, l’ipotesi di cancerogeni provenienti dall’atmosfera e dalle acque risulterebbe rafforzata. Nell’area che va dal nord al centro pontino abbiamo la maggior incidenza di tumori alle vie respiratorie, mentre nei Monti Lepini avremmo addirittura valori inferiori a quelli dell’area di Fondi-Terracina e del sud-pontino. Se si pensa che l’occupazione di donne provenienti dalle aree rurali e montane dei Lepini, e soprattutto il pendolarismo verso la pianura, è fenomeno piuttosto recente e non decennale quanto quella maschile l’ipotesi assumerebbe ulteriore credibilità. Viceversa se si disponesse di dati articolati per singolo distretto ASL relativi al tabagismo della popolazione femminile si potrebbe suffragare la tesi indicata dal gruppo del dott. Pannozzo, ma si è tenuti a ragionare sulle statistiche disponibili.

Polmone di un fumatore

NEOPLASIE POLMONARI NEI DODICI MAGGIORI COMUNI

Quando si analizzano i dodici comuni più popolosi della Provincia si ottengono delle conferme a quanto precedentemente detto. Aprilia ha un TSD di 84, 7 negli uomini e 23,4 nelle donne, Cisterna 80 e 19,7, Sezze, probabilmente per via di una popolazione più anziana e per le ragioni precedentemente accennate, presenta tassi pari a 82,9 e 18,8, Priverno 74,8 e 15,1, la città capoluogo 72,2 e 26,6, Pontinia 81,3 e 19,8 (si pensi all’area industriale e alle discariche di Mazzocchio) e Sabaudia 74,1 e 26,7. A sud dell’agro pontino i valori scendono sensibilmente: Terracina 68,5 e 24,8, Fondi 69,9 e 15, Gaeta 65,5 e 14,2, Formia 74,2 e 15,2, infine Minturno 69,4 e 8,4.

TUMORE ALLA TIROIDE, UN NEMICO BATTIBILE

Se il tumore al polmone è una patologia che interessa prevalentemente gli uomini, il carcinoma alla tiroide riguarda le donne. La nota lieta è che in 19 casi su 20 di cancro alla tiroide si guarisce con un semplice intervento chirurgico, non troppo invasivo, di asportazione totale (tiroidectomia) o parziale (emitiroidectomia). Terapie neoadiuvanti (prima dell’intervento) e adiuvanti (post chirurgia), chemio e radioterapia, sono solitamente necessarie. L’assunzione quotidiana di compresse di levo-tiroxina caratterizzerà  il resto della propria vita. Il carcinoma anaplastico (a cellule indifferenziate), per quanto raro, continua ad essere difficilmente curabile e determina la gran parte delle morti. Di gran lunga meno infiltranti e molto più diffusi i carcinomi papillari e follicolari.

Carcinoma follicolare della tiroide

COME PER LA MAMMELLA, IL TUMORE DELLE DONNE GIOVANI

Nel nostro territorio il carcinoma tiroideo è in aumento per entrambi i generi. Il terzo dei tumori più diagnosticati nella popolazione femminile (7,7%), mentre nel resto d’Italia la percentuale scende al 6%. Nelle donne tra 15 e i 59 anni è il secondo tumore più diagnosticato: 22,5%, dopo il 33,4% alla mammella. Tra i 50 e i 69 anni la tiroide costituisce appena il 6,6% dei tumori, mentre la percentuale diviene irrilevante dopo i 70 anni. L’incidenza annua per 100mila abitanti nella nostra Provincia è 35,3 tra le donne e appena 12,6 tra gli uomini. La mortalità è minima: 0,7 e 0,5.

IL SECONDO TRISTE PRIMATO DI APRILIA

Purtroppo anche nel caso delle neoplasie tiroidee il nordpontino ha il triste primato: le donne di Aprilia hanno un TSD di 50,3 e gli uomini 14,1, mentre a Cisterna si hanno valori rispettivamente di 45,7 e 12,1. Per il centro più popoloso dei Monti Lepini il bilancio è comunque pesante: Sezze 45,8 e 25,2. Già nel centro-pontino i numeri sono più confortanti: Latina 36,3 e 12,9, Pontinia 32,6 e 2,3 e Sabaudia 20,9 e 11,4. Dal promontorio del Circeo in giù i valori sono in linea o al di sotto della media nazionale. Terracina 24, 9 e 3,6, Gaeta 16,3 e 7,3, Formia 32, 1 e 7,8, infine Minturno 21, 4 e 21,1.

Carcinoma papillare tiroideo

IODIO O NON IODIO

La tesi più semplicistica vorrebbe le aree vicine al mare, data l’abbondanza di iodio, a basso rischio di patologie tiroidee, mentre quelle montane o comunque dell’entroterra ad alto rischio. La teoria dello iodio potrebbe nel caso della nostra Provincia spiegare i dati di Sezze, ma non certo quelli del nord pontino. Oggi sappiamo che lo iodio per rispondere al fabbisogno della persona deve essere necessariamente assorbito per le vie gastrointestinali (assunzione ad esempio di sale iodato), e non semplicemente inalato. La provincia di Catania, sul mare come quella di Latina, presenta nelle donne un tasso d’incidenza diretta non molto lontano dal nostro: 31,7. Analogamente l’Islanda, Filippine e le Hawaii presentano i tassi più elevati del mondo benché siano circondate dal mare. Allora quale sarebbe la causa del tumore alla tiroide? La carenza di Iodio o altro?

VULCANO E VANADIO

Nel 2009 uno studio dell’Università di Catania, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute edito dalla “Oxford University Press”, individuò nei vulcani la causa del male. Le eruzioni dell’Etna contaminerebbero di ferro, boro, manganese, vanadio e del radioattivo Radon 222 le falde acquifere catanesi e da qui l’alta incidenza di carcinoma papillifero. Prima di allora il vanadio era sempre stato considerato un metallo a bassa tossicità e la pubblicazione rivoluzionò l’approccio della ricerca in materia. Al contrario delle Filippine e delle Hawaii la nostra Provincia non ha vulcani, ma certo se si approfondissero gli studi sulla presenza, oggi come in passato, non solo di arsenico, ma anche di vanadio nei nostri acquedotti potremmo disporre di qualche informazione in più…e magari avvicinarci maggiormente all’identificazione della causa.

Il minerale del Vanadio

ANCHE BUONE NOTIZIE

Non si è trattato il tumore alla mammella, che tanto preoccupa le giovani donne di tutti i Paesi a sviluppo avanzato, ma l’indice di 104,2 casi ogni anno su 100mila donne è al di sotto della media nazionale. Per quanto riguarda il tumore alla prostata il TSD della popolazione maschile della nostra Provincia è inferiore non solo a quello dell’Italia centrale, ma anche meridionale. Il cancro alla vescica, statisticamente poco rilevante nelle donne, interessa da noi 50,9 uomini l’anno su 100mila, ma nell’Italia meridionale abbiamo una media di 52,9 casi. Così anche i dati relativi al cancro del colon e del retto, che interessa ugualmente donne e uomini, non si discostano da quelli di altri territori italiani. Avessimo avuto anche la pubblicazione di un rapporto del Registro tumori da parte della Provincia di Frosinone avremmo potuto fare alcune comparazioni, in particolare tra il nord pontino e la Valle del Sacco, ma non essendo possibile si resta in attesa di ulteriori informazioni.

Troppo trascurato in passato il Registro dei tumori per ogni Provincia conferma di essere uno strumento fondamentale non solo di analisi e programmazione delle politiche sanitarie, ma anche ambientali.

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