TENTATO OMICIDIO IN ZONA PUB, SENTENZA SU IORIO: “HA AGITO PER PRIVARE DELLA VITA I SUOI AVVERSARI”

Tentato omicidio in zona pub: conclusi i processi a carico dei tre giovani, sono state pubblicate le motivazioni per Mirko Iorio

A luglio sono stati comminati a Mirko Iorio, considerato l’autore materiale del tentato omicidio, 7 anni e 4 mesi di reclusione col rito abbreviato per aver accoltellato, riducendolo in fin di vita, l’allora sedicenne Matteo Morandi. In realtà si è trattato di un triplice tentato omicidio, poiché Iorio ha scagliato i suoi fendenti su Morandi e altri due ragazzi presenti in quella terribile serata in zona pub. È stata questa la sentenza decisa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Paolo Romano, pronunciata lo scorso 21 luglio, a carico del 21enne Mirko Iorio, assistito dall’avvocato Alessandro Farau. Il fatto, come noto, è avvenuto ad autunno 2024. Per Iorio, il pubblico ministero Giuseppe Bontempo, titolare dell’indagine, aveva chiesto una condanna a 8 anni e 8 mesi. La pena di 7 anni e 4 mesi potrebbe scendere a 6, nel caso in cui la difesa non impugnasse in Appello la sentenza di primo grado. Lo prevede la Legge Cartabia.

A distanza di tre mesi, sono state pubblicate le motivazioni della condanna scritte dal gip di Latina, Paolo Romano.

Nel frattempo, lo scorso 13 ottobre, si è concluso il processo nel parallelo rito ordinario che vedeva alla sbarra gli altri due imputati, complici di Iorio: Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, tutti di Latina, difesi dagli avvocati Massimo Frisetti, Gaetano Marino e Giovanni Lisco.

Al termine di un’ora e poco più di camera di consiglio, il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, ha condannato sia Manauzzi che Iustic alla pena di 7 anni di reclusione, stabilendo il risarcimento alla famiglia di Morandi (da calcolarsi in separata sede civile), costituitasi parte civile tramite l’avvocato Silvia Siciliano. Risarcimento che dovrà essere corrisposto, naturalmente, anche da Iorio.

Lo scorso 14 luglio, il pubblico ministero Marco Giancristofaro aveva svolto la requisitoria per Manauzzi e Iustic, al termine della quale è emerso il possibile movente dell’aggressione individuato in una ragazza. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna per entrambi a 10 anni di reclusione ciascuno.

Leggi anche:
TENTATO OMICIDIO IN ZONA PUB: CONDANNATI A 7 ANNI DI RECLUSIONE MANAUZZI E IUSTIC

Il tentato omicidio di Marco Morandi è avvenuto il 23 novembre 2024 nella cosiddetta zona pub di Latina, durante una delle serate della movida.

Dopo gli arresti effettuati dalla Squadra Mobile di Latina, Mirko Iorio, il ragazzo di 20 anni, accusato di aver impugnato il coltello con cui ha ferito tre giovani, tra cui il sedicenne, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri due giovani, Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, avevano ammesso le accuse a loro carico davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. I due giovani avevano spiegato di aver partecipato alla maxi-rissa, di aver colpito gli “avversari”, ma non di non aver utilizzato nessun corpo contundente, né tantomeno un coltello. Sono sempre risultati assenti nel processo ordinario le altre due persone offese: si tratta di altri due ragazzi che, accoltellati quella sera di novembre 2024, non si sono costituiti parti civii. Uno di loro è stato recentemente condannato ai lavori di pubblici utilità per la rissa che fu l’antipasto al tentato omicidio. Nel processo ordinario, così come nel rito abbreviato, è emerso che c’erano due gruppo: da una parte il gruppo della Q4, di cui facevano parte i tre condannati, dall’altra il gruppo Colosseo, di cui faceva parte Matteo Morandi.

Sarebbe stato Morandi il bersaglio punitivo del gruppo Colosseo in quanto era stato lui ad avere la meglio su uno dei giovani dell’altro gruppo, ossia la banda Colosseo. Dopodiché, vi fu la spedizione punitiva a cui parteciparono i tre condannati. La difesa di Manauzzi e Iustici ha sempre sostenuto che i due giovani hanno sì partecipato alla seconda rissa, ma non erano mai stati a conoscenza del fatto che Iorio avesse con lui un coltello con cui, poi, accoltellò Morandi, quasi ferendolo a morte.

Leggi anche:
TENTATO OMICIDIO IN ZONA PUB, LA TESTIMONIANZA DELLA MADRE: “MATTEO PERSE 5 LITRI DI SANGUE”

Nella sentenza che condanna Iorio, il gip Romano sottolinea “il rilevante grado di reticenza riscontrato dagli investigatori, soprattutto nelle dichiarazioni raccolte nell’immediatezza dei fatti, la ricostruzione attendibile della dinamica deve prendere le mosse dall’esame dei filmati acquisiti dagli impianti di video-sorveglianza”.

Tuttavia, un dato è acclarato: “la rissa iniziale ha costituito l’evidente antecedente causale della successiva aggressione”.

Per quanto riguarda l’incapacità di intendere e volere di Iorio nel momento dell’aggressione, il gip Romano ricostruisce che, a fronte della consulenza della difesa, fornita dalla psicologa Alessia Micoli, è stato necessario nominare un perito del Tribunale. Quest’ultimo, il dottore Alfonso Tramontano, “pur riconoscendo la presenza, in capo a Iorio, di un disturbo della personalità, è pervenuto, quanto al tema della capacità di intendere e di volere al momento del fatto, a conclusioni difformi da quelle del consulente tecnico della difesa dell’imputato”.

Per il consulente della difesa, al momento del fatto, non era del tutto capace di intendere e volere. Tuttavia, per il perito del Tribunale, lorio è “portatore di un disturbo di personalità privo dei requisiti di consistenza, intensità, rilevanza e gravità richiesti per riverberarsi sull’imputabilità”. Il giovane ventenne è possibile “che, al momento dei fatti, presentasse disarmonie dell’emotività e della condotta correlate ad uno smodato consumo di alcool, senza alcuna evidenza di una cronica intossicazione”. Insomma “non vi sono evidenze per ammettere che Mirko Iorio versava in tale stato di infermità di mente da veder esclusa o grandemente scemata la propria capacità di intendere o di volere”.

Iorio è imputabile, conclude il perito e, di conseguenza, il gip Romano, il quale scrive a chiare lettere che: “La ricostruzione del progressivo svolgimento della vicenda è stata notevolmente agevolata dai filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti sul luogo del delitto, che hanno documentato pressoché integralmente sia la prima rissa sia la successiva spedizione punitiva”. Peraltro, “le modalità della condotta, posta in essere dall’imputato nei confronti della persone offese, consentono d i poter ritenere integrato il delitto di tentato omicidio”. Secondo la sentenza, vi è stata anche una sproporzione tra il numero degli assalitori e quello, ben più esiguo, dei soggetti presi di mira, cioè essenzialmente: Matteo Morandi e l’amico recentemente condannato per rissa: “l’elemento che connota in modo preponderante la concreta pericolosità della spedizione punitiva consiste nella circostanza che l’imputato, subito dopo avere sferrato un primo colpo a mani nude, abbia sfoderato e brandito un coltello, utilizzandolo per colpire dapprima” uno dei ragazzi del gruppo Colosseo e, successivamente, Matteo Morandi e l’amico.

Vi è stata da parte di Iorio, a cui un altro ragazzo aveva fornito il coltello, “la volontà di trasformare quella che, in occasione della prima rissa, era stata una violenta contesa tra ragazzi in un’azione ben più grave, diretta a privare gli avversari della vita”. Iorio ha utilizzato il coltello con il “preciso intento di adoperarlo per cagionare la morte di coloro i quali avevano osato aggredire il suo amico”. Non voleva solo ferire, voleva proprio uccidere. Un ragazzo incensurato che ha posto in essere condotte finalizzate a “cagionare la morte di tre persone”.

Inoltre, Iorio ha tentato di depistare le indagini, “cambiandosi gli abiti, rivolgendosi a un diverso ospedale rispetto a quello dove si trovavano le persone offese, dichiarando il falso in sede di triage presso l’Icot, contattando uno dei tre accoltellati su Instagram”. Solo in sede di interrogatorio, Iorio ha confessato “ammettendo espressamente di aver adoperato un coltello e spiegando i motivi del suo agire”.

ALCUNE FASI DEL PROCESSO – Il 27 febbraio, è stato ascoltato anche l’ex dirigente della Squadra Mobile, Guglielmo Battisti, che ha ricostruito le fasi dell’indagine, spiegando le modalità con cui i poliziotti arrivarono a identificare gli imputati odierni e i due gruppi – quella della Q4 e quello del Colosseo, di cui fa parte Matteo Morandi – che si affrontarono in zona pub. Sarebbe stato Iorio ad aggredire per primo, dopodiché Iustic, in via Lago Ascianghi, salendo su una balaustra prese alcuni ragazzi alle spalle. È stato grazie alle telecamere della video-sorveglianza e ad alcune immagini pubblicate sui social che i poliziotti sono riusciti a delineare tutto l’episodio violento.

“C’era un gruppo compatto che riuscì a mettere contro il muro alcuni ragazzi. Nel frattempo il ragazzo che salì da dietro e partecipa anche lui alla spedizione. Poi, si vede fuoriuscire un ragazzo che è Matteo Morandi, il quale riportò le lesioni più gravi”.

Leggi anche:
TENTATO OMICIDIO IN ZONA PUB: “MATTEO VENNE ACCERCHIATO E COLPITO, POI SI ACCOVACCIÒ”

L’attività di Polizia si concentrò nel rintracciare i componenti dei due gruppi e ci furono alcune perquisizioni. Alcuni ragazzi furono portati in Questura dove era state attivate le intercettazioni che permisero di estrarre elementi importanti ai fini investigativi. Le investigazioni della Polizia furono eseguite anche sulla base delle immagini della video-sorveglianza e di un video amatoriale. L’aggressione quasi fatale fu preceduta da una rissa (un particolare già ampiamente raccontato dall’agente di Polizia ascoltato nella scorsa udienza) a cui i due imputati non erano presenti. Così ha puntualizzato l’ex capo della Squadra Mobile.

In testa al gruppo che realizzò la spedizione punitiva, secondo il dirigente, c’era Mirko Iorio, mentre Manauzzi “brandeggiava” qualcosa. Sono una decina i ragazzi che scavalcarono la balaustra e furono pronti all’aggressione. “Quando il gruppo di Iorio sale aggredisce un primo ragazzo. Manauzzi brandeggia, Iustic sale da dietro e Morandi viene schiacciato. Tutti e tre ci sembra partecipano all’aggressione. Morandi dopo aver scavalcato, viene schiacciato contro il muro e bloccato”.

Dopo essere stato attinto, secondo quanto visto dagli investigatori, “Morandi iniziò a saltellare” proprio per il colpo ricevuto. “Manauzzi rimise una mano nella tasca”. La posizione di Morandi era “di difesa”. Le immagini dell’aggressione, peraltro, come fa notare l’avvocato difensore Frisetti, sono state acquisite dal Tribunale. I tre ragazzi imputati sono stati identificati da tatuaggi e abbigliamento: “Tutti e tre vengono localizzati per i movimenti che hanno con le braccia”. Iorio avrebbe avuto un movimento dall’alto verso in basso, Manauzzi brandeggiava, mentre Iustic “sembra colpire”. Un altro elemento che emerge è quello riferito dal dirigente Battisti: “Fu Manauzzi a dire di aver scagliato un sasso”.

L’ex dirigente della Squadra Mobile ha spiegato che nella prima fase della rissa “Morandi era molto attivo, in quanto colpì con alcuni pugni. Ricordo che faceva pugilato”.

Leggi anche:
TENTATO OMICIDIO IN ZONA PUB, CHIUSA L’INDAGINE PER OTTO MINORI: DUE DI LORO PARTECIPANTI DELLA SPEDIZIONE PUNITIVA

I FATTI – Il 23 novembre 2024, nella cosiddetta zona Pub di Latina, intorno alle 23 e 30, c’era stato un violento scontro tra i ragazzi di due gruppi “rivali”, a cui avevano partecipato una decina di giovani. Le fasi concitate della prima rissa erano durate meno di un minuto e subito dopo tutti i partecipanti si erano allontanati.

Trascorsi appena 15 minuti dal primo episodio, alcuni ragazzi, tra cui i tre già coinvolti in precedenza, erano tornati sul posto, questa volta, però, armati di un coltello e spalleggiati da altri amici. Prima di torna in Via Neghelli, il gruppo si era spostato in via Fratelli Bandiera, nei pressi del ristorante etnico, ossia il loro luogo di ritrovo.

Con l’intento forse di vendicare il precedente “sgarro”, a quel punto, il gruppo ha aggredito violentemente due dei giovani che avevano preso parte alla precedente rissa (un sedicenne ed un diciottenne), e nella confusione era stato attinto al collo anche un terzo soggetto, un minorenne, Matteo, che aveva semplicemente cercato di fare ragionare le parti.

All’arrivo delle volanti della Polizia, sul posto erano rimasti tre ragazzi tutti feriti con arma da taglio, uno di questi, il sedicenne, era rimasto gravemente ferito ed era stato trasportato in condizioni gravissime all’ospedale dove, in pericolo di vita, è stato sottoposto a numerosi interventi chirurgici.

Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, guidata dal dirigente Guglielmo Battisti, hanno consentito di inquadrare nell’immediatezza il probabile contesto criminale in cui si era verificato il fatto: uno screzio tra giovanissimi gravitanti nel cosiddetto gruppo Colosseo, composto per lo più da minori, ed altri giovani facenti parti di un’altra “compagine”, il cosiddetto gruppo Q4. Di quest’ultimo gruppo fanno parte i tre arrestati.

Leggi anche:
GIOVANE ACCOLTELLATO IN ZONA PUB A LATINA: ARRESTATI TRE GIOVANI, DENUNCIATI IN 16 (9 MINORENNI)

L’identificazione dei coinvolti e la ricostruzione delle singole condotte è stata particolarmente complessa. In particolare l’acquisizione delle testimonianze dei presenti, resa difficoltosa sia per la ritrosia, soprattutto iniziale, a collaborare con gli inquirenti, sia per l’assenza di conoscenza diretta dei membri del gruppo contrapposto. Determinanti in tal senso si sono rivelate invece le immagini degli impianti di video sorveglianza privata acquisite sul posto dagli investigatori.

L’identificazione dei sospettati della rissa e degli autori dell’accoltellamento, avvenuta da parte degli investigatori della Polizia di Stato, ha permesso di procedere alla perquisizione e al sequestro degli abiti dei presunti autori. Tale attività ha consentito di raccogliere ulteriori indizi a loro carico, a cui è seguito un intenso lavoro di analisi dei filmati di video sorveglianza e di comparazione delle stesse con i vestiti sequestrati.

Sarebbe stato Iorio a tirare fuori il coltello con cui sono stati feriti i tre giovani. Dopodiché sia Iorio che Manauzzi si sono recati anche loro al pronto soccorso del Goretti di Latina: il primo per capire quale fosse la situazione dei tre ragazzi feriti, il secondo per farsi curare le abrasioni causate dalla rissa. Manauzzi, alla fine, si recherà all’ospedale Icot. Iorio, peraltro, nella notte dell’accoltellamento, provò a contattare tre volte tramite Instagram uno dei tre accoltellati, un 17enne, non ricevendo risposta. È anche per questo che gli inquirenti ritengono che il giovane fosse ben consapevole del danno arrecato e volesse capirne l’entità.

All’esito dell’attività investigativa, la Squadra Mobile ha denunciato, a vario titolo, alla Procura della Repubblica di Latina e alla Procura dei Minori di Roma, 16 soggetti (nove dei quali minorenni), tra questi, i tre ragazzi tra i diciotto e diciannove anni, denunciati per tentato omicidio plurimo in concorso.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, valutate le risultanze investigative, ha emesso nei confronti dei tre indagati la misura della custodia cautelare in carcere, eseguita questa mattina dagli investigatori della Squadra Mobile.

Valutata la gravità dei fatti accertati e il pericolo di reiterazione, il Questore di Latina, Fausto Vinci, ha disposto ha carico dei 16 soggetti identificati dalla Polizia di Stato l’applicazione del cosiddetto DASPO Willy. I provvedimenti sono stati eseguiti da parte dei poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura di Latina.

Appare particolarmente allarmante – concludeva ieri la nota della Questura di Latina – che i fatti di rilevanti gravità e il tentato omicidio, siano maturati in un contesto del tutto ordinario: nessuno dei 16 soggetti identificati e denunciati all’Autorità Giudiziaria era infatti mai emerso in attività di polizia, tutti i ragazzi coinvolti erano infatti incensurati.

Matteo Morandi, il ragazzo accoltellato e ridotto in fin di vita, dopo un mese di ospedale, è tornato a casa il 24 dicembre 2024. Due le operazioni ricevute dalle equipe Uoc di Chirurgia Generale del dottor Loreto Capuano e Uoc Anestesia Rianimazione e Anestesia del dottor Nania in seguito all’accoltellamento di Via Neghelli. Il ragazzo ha subito un intervento di embolizzazione e un’operazione di torsoctomia. Dopodiché il giovane è stato intubato e sedato. Una volta svegliato, l’11 dicembre, è stato trasferito al San Camillo di Roma per ricevere le cure al cavo toracico; successivamente, il 20 dicembre, è tornato al Goretti per finire il percorso di cura. Quattro giorni dopo la fine dell’incubo.

Articolo precedente

MALTEMPO, FIUMI INGROSSATI ED ESONDAZIONI: SALVATE TRE PERSONE SUL FIUME SELCELLA

Articolo successivo

AL VIA IL PROGETTO “OLTRE”: INCLUSIONE E BIBLIOTECHE IN CARCERE

Ultime da Giudiziaria