Tentato omicidio in zona pub: prosegue il processo a carico dei due giovani accusati di aver picchiato e accoltellato un sedicenne il 23 novembre 2024 a Latina
Prosegue il processo dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Eugenia Sinigallia, a carico dei due giovani ventenni Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, tutti di Latina, difesi dagli avvocati Massimo Frisetti, Gaetano Marino e Giovanni Lisco. Entrambi devono rispondere del tentato omicidio di Marco Morandi avvenuti il 23 novembre 2024 nella cosiddetta zona pub di Latina, durante una delle serate della movida. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero Giuseppe Bontempo.
Parallelamente, si svolge il rito abbreviato per il terzo accusato del tentato omicidio, Mirko Iorio, per cui il giudice per le indagini preliminari ha nominato un perito per stabilire la capacità di intendere e volere al momento della rissa con accoltellamento.
Ad essere escussa nell’udienza odierna come testimone della difesa l’ex fidanzata di Francesco Manauzzi che era presente la sera dell’accoltellamento, ma nella prima parte della serata. La ragazza, infatti, non era presenta nel momento dello scontro: “Mi chiamarono che Francesco aveva del sangue sulla mano ed era ferito. Sono andato con un amico al Santa Maria Goretti di Latina”. L’imputato, come riferisce la testimone, aveva un taglio al braccio, dal polso sino al gomito: “Mi disse che aveva partecipato alla rissa, ma non sapeva come si fosse procurato la ferita”.
L’ex fidanzata ha negato che vi fossero armi, tipo coltelli, nella comitiva di Iustic e Manauzzi (ossia il gruppo della Q4 che si è scontrato con il gruppo del Colosseo di cui faceva parte Morandi): “Io non ho mai visto coltelli con loro”.
Chiamato a testimoniare anche un amico di Antonio Iustic. Il ragazzo racconta che, quella sera, in zona pub, “alcuni ragazzi insultarono uno dei ragazzi che stava con noi, frasi che ce l’avevano con sue cose private. Questo ragazzo si è fermato a parlare con loro e, in una frazione di secondo, è scoppiata una rissa. Si stavano picchiando, si è creato un bordello. Io ho visto partire un cazzotto da un ragazzo dell’altro gruppo contro uno dei miei amici che era andato per dividere”.
L’episodio è avvenuto sulla strada. A rissa terminata, “siamo tornati nel pub dove stavamo, circa cinque minuti a piedi dal posto della rissa. Seduti lì, abbiamo raccontato la rissa ai ragazzi che stavano con noi: c’erano anche Francesco Manauzzi e Antonio Iustic. Dicemmo che erano stati quelli del Colosseo”. Dopodiché il gruppo decide di andare dove era successa la rissa: “Iustic, Manauzzi, Mirko Iorio e gli altri decidono di andare lì, sicuramente per fare un’altra rissa. Iorio non è una persona con cui uscivamo, è un conoscente. Lo scopo era quello di vendicare uno dei ragazzi insultati”.
L’amico ha negato che Iustic possa essere mai uscito con un coltello. “Alla seconda rissa – ha detto il testimone – non ho partecipato e non ho visto niente”. Secondo quanto riferito dal testimone, ci sarebbero stati problemi tra due ragazzi dei due gruppi.
Il Tribunale di Latina ha rinviato al 12 maggio per sciogliere la riserva sull’accoglimento dell’istanza della difesa su Manauzzi. La richiesta è di farlo accogliere in un centro di giustizia riparativa. Inoltre, il 14 luglio, alle ore 13, è prevista l’ultima udienza con requisitoria del pubblico ministero, parte civile e arringhe difensive.
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Dopo gli arresti effettuati dalla Squadra Mobile di Latina, Mirko Iorio, il ragazzo di 20 anni, accusato di aver impugnato il coltello con cui ha ferito tre giovani, tra cui il sedicenne, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri due giovani, Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, avevano ammesso le accuse a loro carico davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario. I due giovani avevano spiegato di aver partecipato alla maxi-rissa, di aver colpito gli “avversari”, ma non di non aver utilizzato nessun corpo contundente, né tantomeno un coltello. In una precedente udienza, risultavano assenti due persone offese: si tratta di altri due ragazzi che non si sono costituiti parti civii.
Lo scorso 19 novembre, i genitori della vittima, Marco Morandi, si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Silvia Siciliano che, lo scorso 13 gennaio, ha esaminato la madre del ragazzo. Presente anche il pubblico ministero Giuseppe Bontempo.
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Oggi, 27 febbraio, è stato ascoltato anche l’ex dirigente della Squadra Mobile, Guglielmo Battisti, che ha ricostruito le fasi dell’indagine, spiegando le modalità con cui i poliziotti arrivarono a identificare gli imputati odierni e i due gruppi – quella della Q4 e quello del Colosseo, di cui fa parte Matteo Morandi – che si affrontarono in zona pub. Sarebbe stato Iorio ad aggredire per primo, dopodiché Iustic, in via Lago Ascianghi, salendo su una balaustra prese alcuni ragazzi alle spalle. È stato grazie alle telecamere della video-sorveglianza e ad alcune immagini pubblicate sui social che i poliziotti sono riusciti a delineare tutto l’episodio violento.
“C’era un gruppo compatto che riuscì a mettere contro il muro alcuni ragazzi. Nel frattempo il ragazzo che salì da dietro e partecipa anche lui alla spedizione. Poi, si vede fuoriuscire un ragazzo che è Matteo Morandi, il quale riportò le lesioni più gravi”.
L’attività di Polizia si concentrò nel rintracciare i componenti dei due gruppi e ci furono alcune perquisizioni. Alcuni ragazzi furono portati in Questura dove era state attivate le intercettazioni che permisero di estrarre elementi importanti ai fini investigativi. Le investigazioni della Polizia furono eseguite anche sulla base delle immagini della video-sorveglianza e di un video amatoriale. L’aggressione quasi fatale fu preceduta da una rissa (un particolare già ampiamente raccontato dall’agente di Polizia ascoltato nella scorsa udienza) a cui i due imputati non erano presenti. Così ha puntualizzato l’ex capo della Squadra Mobile.
In testa al gruppo che realizzò la spedizione punitiva, secondo il dirigente, c’era Mirko Iorio, mentre Manauzzi “brandeggiava” qualcosa. Sono una decina i ragazzi che scavalcarono la balaustra e furono pronti all’aggressione. “Quando il gruppo di Iorio sale aggredisce un primo ragazzo. Manauzzi brandeggia, Iustic sale da dietro e Morandi viene schiacciato. Tutti e tre ci sembra partecipano all’aggressione. Morandi dopo aver scavalcato, viene schiacciato contro il muro e bloccato”.
Dopo essere stato attinto, secondo quanto visto dagli investigatori, “Morandi iniziò a saltellare” proprio per il colpo ricevuto. “Manauzzi rimise una mano nella tasca”. La posizione di Morandi era “di difesa”. Le immagini dell’aggressione, peraltro, come fa notare l’avvocato difensore Frisetti, sono state acquisite dal Tribunale. I tre ragazzi imputati sono stati identificati da tatuaggi e abbigliamento: “Tutti e tre vengono localizzati per i movimenti che hanno con le braccia”. Iorio avrebbe avuto un movimento dall’alto verso in basso, Manauzzi brandeggiava, mentre Iustic “sembra colpire”. Un altro elemento che emerge è quello riferito dal dirigente Battisti: “Fu Manauzzi a dire di aver scagliato un sasso”.
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L’ex dirigente della Squadra Mobile ha spiegato che nella prima fase della rissa “Morandi era molto attivo, in quanto colpì con alcuni pugni. Ricordo che faceva pugilato”.
Secondo quanto ricostruito oggi in aula, la prima rissa avviene tra le 23,23 e le 23,30; dopodiché i soccombenti del gruppo Q4 si dirigono verso i loro amici. Successivamente, inizia la seconda rissa-aggressione dalle ore 23,42.
Il processo riprenderà il prossimo 1 aprile con tre testimoni della difesa. Saranno gli ultimi ad essere escussi, dopodiché ci sarà un’ultima udienza (o un paio di udienze) con requisitoria del pubblico ministero, intervento della parte civile e arringhe difensive.
A margine dell’udienza, il Tribunale ha dato atto che, sulla richiesta della difesa per Manauzzi in merito alla giustizia riparativa, è pervenuta una memoria della parte civile e il parere del pubblico ministero Giuseppe Bontempo espresso in aula. Secondo il pm, richiamando la contrarietà della vittima, non ci sono i presupposti per concedere l’accesso al programma di giustizia riparativa.
Ad ogni modo, l’avvocato Frisetti ha chiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere per Manauzzi. La richiesta è stata inoltrata poiché in aula si è palesato a inizio udienza Mirko Iorio, co-imputato ma, diversamente che dagli altri due giovani, ristretto alla misura più lieve dei domiciliari rispetto al carcere. La stessa istanza è stata avanzata dall’avvocato Lisco per Iustic: la proposta è di far scontare i domiciliari a Vico Equense in Campania dai parenti. Il pubblico ministero ha espresso parere favorevole, in particolare per Manauzzi la sostituzione della misura cautelare sarebbe utile per allontanarlo da ambiente carcerari in cui è rimasto invischiato nella ulteriore indagine che ha coinvolto alcuni detenuti per rivolta all’interno dell’istituto penitenziario di Latina. Manauzzi è stato indagato per tentata violenza privata e non per rivolta. La parte civile assistita dall’avvocato Siciliano, invece, ha ribadito il parere contrario. Alla fine il Tribunale si è riservato.
I FATTI – Il 23 novembre 2024, nella cosiddetta zona Pub di Latina, intorno alle 23 e 30, c’era stato un violento scontro tra i ragazzi di due gruppi “rivali”, a cui avevano partecipato una decina di giovani. Le fasi concitate della prima rissa erano durate meno di un minuto e subito dopo tutti i partecipanti si erano allontanati.
Trascorsi appena 15 minuti dal primo episodio, alcuni ragazzi, tra cui i tre già coinvolti in precedenza, erano tornati sul posto, questa volta, però, armati di un coltello e spalleggiati da altri amici. Prima di torna in Via Neghelli, il gruppo si era spostato in via Fratelli Bandiera, nei pressi del ristorante etnico, ossia il loro luogo di ritrovo.
Con l’intento forse di vendicare il precedente “sgarro”, a quel punto, il gruppo ha aggredito violentemente due dei giovani che avevano preso parte alla precedente rissa (un sedicenne ed un diciottenne), e nella confusione era stato attinto al collo anche un terzo soggetto, un minorenne, Matteo, che aveva semplicemente cercato di fare ragionare le parti.
All’arrivo delle volanti della Polizia, sul posto erano rimasti tre ragazzi tutti feriti con arma da taglio, uno di questi, il sedicenne, era rimasto gravemente ferito ed era stato trasportato in condizioni gravissime all’ospedale dove, in pericolo di vita, è stato sottoposto a numerosi interventi chirurgici.
Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, guidata dal dirigente Guglielmo Battisti, hanno consentito di inquadrare nell’immediatezza il probabile contesto criminale in cui si era verificato il fatto: uno screzio tra giovanissimi gravitanti nel cosiddetto gruppo Colosseo, composto per lo più da minori, ed altri giovani facenti parti di un’altra “compagine”, il cosiddetto gruppo Q4. Di quest’ultimo gruppo fanno parte i tre arrestati.
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L’identificazione dei coinvolti e la ricostruzione delle singole condotte è stata particolarmente complessa. In particolare l’acquisizione delle testimonianze dei presenti, resa difficoltosa sia per la ritrosia, soprattutto iniziale, a collaborare con gli inquirenti, sia per l’assenza di conoscenza diretta dei membri del gruppo contrapposto. Determinanti in tal senso si sono rivelate invece le immagini degli impianti di video sorveglianza privata acquisite sul posto dagli investigatori.
L’identificazione dei sospettati della rissa e degli autori dell’accoltellamento, avvenuta da parte degli investigatori della Polizia di Stato, ha permesso di procedere alla perquisizione e al sequestro degli abiti dei presunti autori. Tale attività ha consentito di raccogliere ulteriori indizi a loro carico, a cui è seguito un intenso lavoro di analisi dei filmati di video sorveglianza e di comparazione delle stesse con i vestiti sequestrati.
Sarebbe stato Iorio a tirare fuori il coltello con cui sono stati feriti i tre giovani. Dopodiché sia Iorio che Manauzzi si sono recati anche loro al pronto soccorso del Goretti di Latina: il primo per capire quale fosse la situazione dei tre ragazzi feriti, il secondo per farsi curare le abrasioni causate dalla rissa. Manauzzi, alla fine, si recherà all’ospedale Icot. Iorio, peraltro, nella notte dell’accoltellamento, provò a contattare tre volte tramite Instagram uno dei tre accoltellati, un 17enne, non ricevendo risposta. È anche per questo che gli inquirenti ritengono che il giovane fosse ben consapevole del danno arrecato e volesse capirne l’entità.
All’esito dell’attività investigativa, la Squadra Mobile ha denunciato, a vario titolo, alla Procura della Repubblica di Latina e alla Procura dei Minori di Roma, 16 soggetti (nove dei quali minorenni), tra questi, i tre ragazzi tra i diciotto e diciannove anni, denunciati per tentato omicidio plurimo in concorso.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, valutate le risultanze investigative, ha emesso nei confronti dei tre indagati la misura della custodia cautelare in carcere, eseguita questa mattina dagli investigatori della Squadra Mobile.
Valutata la gravità dei fatti accertati e il pericolo di reiterazione, il Questore di Latina, Fausto Vinci, ha disposto ha carico dei 16 soggetti identificati dalla Polizia di Stato l’applicazione del cosiddetto DASPO Willy. I provvedimenti sono stati eseguiti da parte dei poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura di Latina.
Appare particolarmente allarmante – concludeva ieri la nota della Questura di Latina – che i fatti di rilevanti gravità e il tentato omicidio, siano maturati in un contesto del tutto ordinario: nessuno dei 16 soggetti identificati e denunciati all’Autorità Giudiziaria era infatti mai emerso in attività di polizia, tutti i ragazzi coinvolti erano infatti incensurati.
Matteo Morandi, il ragazzo accoltellato e ridotto in fin di vita, dopo un mese di ospedale, è tornato a casa il 24 dicembre 2024. Due le operazioni ricevute dalle equipe Uoc di Chirurgia Generale del dottor Loreto Capuano e Uoc Anestesia Rianimazione e Anestesia del dottor Nania in seguito all’accoltellamento di Via Neghelli. Il ragazzo ha subito un intervento di embolizzazione e un’operazione di torsoctomia. Dopodiché il giovane è stato intubato e sedato. Una volta svegliato, l’11 dicembre, è stato trasferito al San Camillo di Roma per ricevere le cure al cavo toracico; successivamente, il 20 dicembre, è tornato al Goretti per finire il percorso di cura. Quattro giorni dopo la fine dell’incubo.
