Giudicato trentenne di Norma: rispondeva dell’accusa di aver tentato di estorcere la madre: “O mi dai i soldi o mi taglio le vene”
È stato assolto da tutti i reati – maltrattamenti, estorsione e tentata estorsione – il trentenne originario di Norma, difeso dagli avvocati Sinhue Luccone e Gianluca La Penna, arrestato lo scorso agosto e giudicato col rito direttissimo dal giudice monocratico del Tribunale di Latina, Renata Naso. Anche il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dell’uomo e per effetto della sua decisione, il giudice Naso ha ordinato l’immediata scarcerazione.
Il trentenne, su istanza della difesa, è stato giuducato col rito abbreviato condizionato all’escussione della parte offesa la quale ha riferito che nel corso della tentata estorsione non vi è stata alcuna violenza.
Da tempo, il giovane era sospettato di aver partecipato ad una serie di furti in appartamento a Norma. Il trentenne, D.C. (queste le sue iniziali), è diventato con il passare del tempo un problema per alcuni cittadini del paese lepino, avendo una forte tossicodipendenza da cui è derivata una propensione a molestare chiunque gli capiti a tiro.
Nella notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto, il trentenne era finito in manette per mano dei Carabinieri della locale Stazione di Norma con le accuse gravi di maltrattamenti in famiglia, estorsione e tentata estorsione. Vittima dei comportamenti dell’uomo la madre, la quale, esasperata, aveva telefonato al 112 e al 118 per via delle ferite che si era provocato il figlio.
Il trentenne, infatti, aveva chiesto al genitore 100 euro. Soldi che gli occorrevano per l’acquisto della sostanza stupefacente, crack in particolare modo. Al diniego della madre, il giovane aveva dato di matto: “Dammi i soldi, altrimenti mi taglio le vene”.
Al che la madre aveva chiamato il numero d’emergenza e al contempo il figlio, vistosi rifiutare la sua richiesta, aveva deciso di recidersi le vene ai polsi. Soccorso dal personale medico, il giovane aveva continuato a dare in escandescenza anche una volta portato in ospedale a Latina. Prima ancora, gli insulti erano stati rivolti anche ai Carabinieri che lo avevano arrestato.
Insulti rivolti ai Carabinieri che erano continuati in Tribunale, dove il giovane era stato condotto per affrontare il rito direttissimo, in quanto è stato arrestato in flagranza di reato.
Difeso dagli avvocati Sinhue Luccone e Gianluca La Penna, al giovane il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Renata Naso, aveva comminato la custodia cautelare in carcere, convalidando l’arresto.
Di mezzo, c’è una situazione patologica di un uomo in prenda alla sua tossicodipendenza tanto che i legali, nelle settimane scorse, avevano trovato una comunità per tentare il suo recupero. Preoccupazioni che si erano rivelati drammaticamente reali con l’ultimo arresto. Il giudice aveva deciso per la carcerazione dove è stato guardato a vista. In questi mesi, il Sert non avega mai dato il suo parere favorevole per la comunità di recupero.
Il processo era stato rinviato a 9 settembre. Ad agosto, nel convalidare l’arresto, il giudice lo aveva fatto solo per il capo della tentata estorsione da 100 euro, non procedendo per i maltrattamenti e le estorsioni che sarebbero state consumate ai danni della madre in passato.
