Strage di Corinaldo
Strage di Corinaldo nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018 (fermo immagine)

STRAGE DI CORINALDO: LO ZIO DI DI PUORTO FU ARRESTATO A SS COSMA E DAMIANO, IN COLLEGAMENTO CON I CASALESI

in Cronaca
Sigismondo Di Puorto
Sigismondo Di Puorto, padre di Ugo ritenuto componente della gang di Reginaldo

È la storia che sta facendo indignare tutta Italia. La gang di giovani che usavano lo spray al peperoncino per compiere rapine nelle discoteche e che, in questo modo, avrebbe provocato la strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (Ancona) l’8 dicembre 2018. Sono tutti accusati di omicidio preterintenzionale e lesioni. Tra di loro Ugo Di Puorto, il cui padre Sigismondo e gli zii Salvatore e Antonio sono stati ritenuti legati ai Casalesi di Sandokan. Uno dei due zii, Antonio, fu arrestato nello scorso ottobre a Santi Cosma e Damiano.

La banda di giovanissimi, come noto, è stata arrestata il 3 agosto, accusati di aver causato la morte di cinque giovani e una mamma arrivati nel locale per assistere al concerto del trapper Sfera Ebbasta. I componenti della gang erano tutti residenti nel modenese e, a quanto emerso dalle indagini, era in grado di accumulare circa 15000 euro al mese

ugo di puorto
Ugo Di Puorto

Tra gli appartenenti al presunto sodalizio c’è quel nome che rimanda a inquietanti scenari: Ugo Di Puorto, diciannove anni, figlio di Sigismondo, detto Sergio, l’uomo arrestato nove anni fa per i suoi legami con i Casalesi e tuttora in carcere. Di Puorto venne arrestato in un covo di San Cipriano d’Aversa, ed è stato ritenuto in collegamento con Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, in qualità di referente del clan nel modenese.

Lo zio del ragazzo della gang è, per l’appunto, Antonio Di Puorto, 49 anni, anche lui di San Cipriano d’Aversa, che dovendo espiare una pena di due anni e sette mesi di reclusione per riciclaggio aggravato dal metodo mafioso, fu arrestato nello scorso ottobre 2018 a Santi Cosma e Damiano dagli agenti della Squadra mobile di Latina e del commissariato di Formia.

Secondo gli investigatori, insieme ai fratelli Salvatore e Sigismondo, anche Antonio Di Puorto aveva interessi nel modenese reinvestendo, direttamente o attraverso prestanome, i soldi della famiglia Schiavone in vari settori commerciali, soprattutto nel settore delle costruzioni o nella distribuzione del caffè nelle province di Napoli e Caserta.

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