STORIA DEI PONTINI CHE VOLEVANO FARE IL COLPO DI STATO

*RETTIFICA: diversamente da quanto riportato nell’articolo la posizione di Luigi Claudio Silvi è stata chiarita da una sentenza di assoluzione e tutte le indagini sono state chiuse dopo la morte del politico corese.

 

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, una coalizione di organizzazioni fasciste, gruppi di militari e carabinieri messi insieme da Junio Valerio Borghese (ex ufficiale della X Mas), tentarono un colpo di stato.

 Del tentato golpe per almeno  tre mesi non trapela nulla. Bisognerà attendere alcune inchieste giornalistiche nel  marzo 1971, sulla base delle quali scattano alcuni fermi.  

 Remo Orlandini, ritenuto il braccio destro di Junio Valerio Borghese, rivela i retroscena del golpe. I principali imputati, Borghese e Stefano Delle Chiaie, sono  già al riparo, latitanti nella Spagna franchista.

Dopo le prime condanne la Cassazione stabilirà che quel tentato golpe in realtà non ci fu, in realtà alcuni dei protagonisti di quella storia ci raccontano una versione diversa, per loro il tentato golpe ci fu eccome.

ADRIANO TILGHER

Adriano Tilgher è il fondare e padre spirituale di Avanguardia Nazionale, un partito neofascista che, proprio come riportato dal suo fondatore, avrebbe partecipato al tentativo di golpe.

Ma dalle dichiarazioni di Tilgher emerge un dettaglio inquietante: una “colonna corazzata” sarebbe dovuta partire dalla provincia di Latina per partecipare al golpe Borghese.

Adriano Tilgher
Adriano Tilgher

“Purtroppo molti reparti militari, indispensabili per la riuscita del golpe, dopo una iniziale adesione, quella sera, all’ultimo momento, si tirarono indietro. Non se la sentirono. Tanto è vero – ne ho la prova – che alcune colonne militari, in Piemonte e in Calabria, quella sera si erano già mosse. Anche a Latina era scesa in strada una colonna corazzata. Mentre abbiamo saputo che in Emilia alcuni reparti dei carabinieri restarono in caserma. E si rifiutarono di partecipare all’operazione. E senza presidiare le zone rosse come l’Emilia e la Toscana, non avremmo potuto controllare la situazione.

Questa è la vera storia del golpe Borghese. C’era il proclama che il Comandante avrebbe dovuto leggere alla televisione e alla radio. Era pronta una lista di ministri che, per quanto ne so, comprendeva anche il nome di Tanassi. E Delle Chiaie quella sera era in Spagna. Ci ha sempre detto: se fossi stato a Roma, il golpe sarebbe andato avanti…”

FONTE: La trilogia della Celtica/N. Rao

LA VERSIONE DELL’UNITÀ 

Ad aggiungere dettagli a questa storia oscura ci ha pensato l’Unità che, nell’edizione del 27 ottobre del 1974, ha fatto nomi e cognomi dei personaggi pontini implicati nel golpe Borghese.

Junio Valerio Borghese e Benito Mussolini

Secondo l’ex organo del partito comunista il giudice Fiore riconobbe in Luigi Carlo Silvi, segretario della sezione MSI di Cori,  come uno dei personaggi implicati nel golpe.

Silvi sarebbe dovuto partire, la notte del 7 dicembre da Sabaudia, insieme ad un gruppo di guardie forestali, per unirsi al colpo di stato architettato da Borghese, tutto questo si potrebbe collegare ai fucili ordinati a Sezze da personaggi al tempo legati all’estrema destra?

Secondo i giornalisti dell’Unità Silvi non avrebbe mai nascosto le simpatie verso Borghese.

Inoltre in quel periodo, a San Felice Circeo, si sarebbero svolte delle riunioni segrete, in una villa di un ex ufficiale della X flottiglia MAS, tra esponenti della destra parlamentare e non, ci potrebbe essere un nesso tra le riunioni e il tentato golpe? 

Insomma una quadro a tinte fosche, anche perchè non risultano indagini chiuse nei confronti di Silvi che nel frattempo è deceduto.

Cosa è accaduto realmente la notte del 7 dicembre 1970 in provincia di Latina? 

 

 

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