La proposta del sindaco Leccese di delocalizzare il campo sportivo Riciniello ad Arzano, nelle aree dell’ENI, ha innescato un dibattito che rischia di divenire ideologico e non urbanistico. I contorni dell’iniziativa sono poco chiari e perciò suscitano legittima diffidenza.
“D’altra parte ancora brucia la vicenda del piazzale dell’ex stazione, sottratto alla città in maniera tutt’altro che trasparente e nella cui vicenda l’amministrazione comunale dell’epoca, come direbbe il Giusti, si fece “cieco strumento di occhiuta rapina”. Ma occorre stare ai fatti e valutare i pro ed i contro.
Bisogna innanzitutto premettere che il trasferimento del Riciniello non risponde a nessuna delle criticità che si avvertono in città e che non c’è nessun movimento di popolo che ne chieda la delocalizzazione. Allora perché questa è stata proposta? “Per farci un polmone verde”, ha risposto il sindaco, non senza qualche imbarazzo per aver esaltato qualche tempo prima il progetto dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE), che prevede di costruire nell’area ben sedici palazzi.
Nell’atto d’indirizzo del Sindaco al Dirigente per la progettazione si parla di prevedere nell’area del Riciniello anche “servizi di pubblico interesse”, destinazione d’uso che significa tutto e niente e che apre all’edificazione dei privati, contraddicendo il polmone verde. Nell’atto d’indirizzo è inserito anche il piazzale dell’ex stazione, ganglio di traffico, di parcheggi e di verde pubblico a margine dell’abitato e nodo urbanistico del rilancio di quel pezzo di città. È questo il vero luogo “critico”, prioritariamente bisognoso di un progetto di rigenerazione urbana, non l’area sportiva.
C’è un altro aspetto non secondario in tutta questa vicenda. Secondo l’atto d’indirizzo il nuovo stadio comunale dovrebbe sorgere “in località Arzano, nelle aree deputate dal PR Consortile già individuate”. L’area scelta per la delocalizzazione del Riciniello, è di proprietà dell’ENI, il cui territorio è disciplinato dalle previsioni del piano particolareggiato del Consorzio Industriale. Nello strumento urbanistico sono previste alcune aree sportive, ma la loro rappresentazione grafica (vedi figura) è di limitata ampiezza e non permette di allocarvi una struttura (il Sindaco, in una intervista, parla di fare un importante stadio) di superficie almeno pari a quella da trasferire, cioè circa 27.000 mq. Si dirà che ciò non rappresenta un grosso problema perché, con una variante, si può prevedere il campo nelle aree prossime a via S. Agostino, recentemente rese libere dai serbatoi ed estese circa 40.000 mq.
Questa operazione, però, va ad interessare superfici destinate allo sviluppo del porto commerciale, classificate come aree retro portuali D4 e menzionate come necessarie in tutti gli studi sullo sviluppo dello scalo marittimo. Neanche appare conveniente invadere le aree classificate D5, peraltro ancora prive di bonifica, perché verrebbe ridotta la disponibilità delle aree destinate al trasferimento delle attività artigianali presenti sul Lungomare Caboto e per le nuove iniziative produttive, anche legate al porto.
Come si vede non c’è al momento una visione complessiva dei problemi che, forse solo un nuovo piano regolatore comunale avrebbe potuto dare. Ma tant’è. Allora meglio affrontare i problemi critici contingenti, come il piazzale ex stazione, che per il trasferimento del Riciniello ci sono ancora molti aspetti da chiarire”.
Così, in una nota, le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & Confronti”.
