“L’Eterno Ritorno del presunto “Sistema”: Chi Custodisce i Custodi?”, l’intervento del comitato “Argine” sul caso del sindaco sospeso Armando Cusani, condannato in primo grado per corruzione
“In uno Stato di diritto, la presunzione di innocenza è un pilastro intoccabile: ogni cittadino è innocente fino a prova contraria e fino a sentenza definitiva. Tuttavia, esiste un principio parallelo altrettanto fondamentale, quello della certezza delle procedure amministrative e della celerità dei controlli. Se chi è pagato dallo Stato per far rispettare le regole non ne garantisce l’applicazione immediata e rigorosa, non siamo più nel campo delle opinioni, ma in quello della responsabilità istituzionale. È doveroso chiedersi se non sia il momento di adottare provvedimenti seri verso chi, per ruolo e missione, dovrebbe rappresentare il primo baluardo della legalità sul territorio.
Sperlonga appare da troppo tempo intrappolata in un loop temporale che dura da oltre vent’anni. È lecito domandarsi se la collettività debba rassegnarsi ad attendere altri decenni di denunce presso ogni sede competente, inclusa la Procura di Perugia, di esposti e di opposizioni reiterate alle archiviazioni. Il panorama del passato che emerge dalle infinite carte è inquietante: una sequenza di istanze di avocazione, richieste d’intervento al GICO e relazioni dettagliate che sembrano perdersi nei meandri burocratici, mentre i fascicoli paiono frammentarsi in mille rivoli.
In questo clima, le “barzellette” sulle presunte notifiche inviate a indirizzi errati o, ancor peggio, le mancate autorizzazioni alle intercettazioni — negate, parrebbe, proprio da quegli uffici che avrebbero dovuto investigare su ipotesi di reati associativi e infiltrazioni mafiose — non possono più essere archiviate come semplici disguidi. Sono segnali che alimentano un profondo senso di impunità. C’è chi in questi anni ha affidato alle carte lettere intrise di paura, temendo per la propria incolumità, e chi oggi non può più parlare a causa di morti che la cronaca ha definito sospette e su cui il dubbio continua a pesare come un macigno sulla coscienza civile del territorio.
L’urbanistica resta il terreno di scontro principale, dove si segnalano presunte ispezioni che sembrerebbero scattare con una puntualità “a orologeria” in coincidenza con la valutazione di progetti controversi, come la progettazione di presunte strutture alberghiere su demanio collettivo trasformato sorprendentemente in patrimoniale. Al centro di questo complesso ingranaggio siede la figura del Segretario Comunale, il garante della trasparenza che opera su mandato della Prefettura. Di fronte alla Legge Severino, i margini di manovra dovrebbero essere inesistenti: la sospensione dalle cariche pubbliche è un automatismo di legge.
La mancata e immediata “presa d’atto” di tali provvedimenti appare un fatto di una gravità inaudita. Un alto funzionario, profondo conoscitore della macchina amministrativa e investito dei poteri prefettizi, non può permettersi il lusso dell’esitazione quando è in gioco la credibilità delle istituzioni. Il segnale di “non ritorno” si è palesato nel momento in cui la Segretaria ha fornito l’attestazione di legittimità alla seduta di Giunta presieduta da Armando Cusani, nonostante fossero passate circa 24 ore dalla sua condanna in primo grado a sei anni di reclusione, con relativa interdizione e sospensione automatica.
Se la legge è uguale per tutti, la sua applicazione non può essere una variabile dipendente dal peso politico dei soggetti coinvolti. La gente di Sperlonga e di tutto il territorio pontino è stanca di sentirsi sola. È necessario che le istituzioni superiori, a partire dalla Prefettura e dal Ministero, verifichino se l’inerzia di chi deve controllare sia frutto di una svista o di un sistema che oppone resistenza al cambiamento. Dopo vent’anni di battaglie, la trasparenza non è più un optional: è un atto dovuto a una comunità che chiede solo di vivere in uno Stato che faccia sentire la sua presenza”.
Così, in una nota, il Comitato “Argine”.
