SPERLONGA E I CLAN, IL COMITATO “ARGINE” RISPOLVERA LA STORIA: “UN GIALLO GIUDIZIARIO”

Sperlonga
Sperlonga

“Pignatone e il dossier di sicurezza nazionale”, il comitato “Argine” rispolvera l’annosa vicenda del piano integrato di Sperlonga

“L’ombra di una pianificazione urbanistica “su misura” e il sospetto di una massiccia infiltrazione dei capitali di Gomorra si fondono nell’inchiesta R.G. 52170/2016 della DDA di Roma, delineando quello che gli inquirenti hanno ipotizzato come il presunto “Sistema Sperlonga”. Al vertice di questa architettura investigativa sedeva Giuseppe Pignatone: fu l’allora Procuratore Capo a elevare il dossier al rango di questione di sicurezza nazionale, sottraendo il fascicolo alle dinamiche locali per affidarlo al coordinamento distrettuale delle sostitute Sargenti e Palaia.

Sotto la sua egida, il Reparto Operativo dei Carabinieri di Latina ha ricostruito un presunto esperimento di trasformazione del territorio dove il comparto Valle delle Vespe sarebbe divenuto l’epicentro di una speculazione senza precedenti. In questo scenario, un presunto Piano Integrato avrebbe consentito di convertire aree agricole in edificabili con un presunto incremento volumetrico del 133%, portando al rapido completamento di lotti privati di pregio mentre le opere di urbanizzazione pubblica rimanevano, presumibilmente, confinate sulla carta.

​Tuttavia, il fulcro di questo giallo giudiziario risiede in un paradosso che appare difficilmente decifrabile: proprio mentre la Procura di Pignatone imprimeva il massimo impulso all’indagine, l’ufficio del GIP dello stesso Tribunale di Roma, organo che opera in costante sinergia funzionale con la Direzione Distrettuale Antimafia, opponeva un invalicabile diniego all’autorizzazione delle intercettazioni.

La motivazione del Giudice, secondo cui i presunti gravi indizi di colpevolezza non fossero “assolutamente indispensabili” per provare il presunto pactum sceleris tra Armando Cusani, l’apparato tecnico e i vertici dei clan casertani (fazioni Schiavone, Salzillo, Moccia, Mallardo , Bidognetti etc etc), appare onestamente poco credibile sotto il profilo della prassi investigativa antimafia. È un dato di fatto che gli accordi occulti tra criminalità e politica non transitino quasi mai per i canali ufficiali, rendendo l’ascolto delle comunicazioni l’unico strumento presuntivamente efficace per scardinare la “regolarità formale” degli atti amministrativi.

​Sono molti gli aspetti che non tornano e che, a distanza di anni, continuano a non tornare. Risulta presuntivamente inspiegabile come un’inchiesta nata sotto i migliori auspici istituzionali sia stata privata dei mezzi tecnici necessari proprio nel momento in cui le informative documentavano una presunta migrazione coordinata di capitali criminali verso il litorale laziale. Questo presunto stallo giudiziario ha di fatto eretto uno scudo protettivo attorno ai soggetti coinvolti, impedendo di trasformare le pesanti risultanze patrimoniali in prove granitiche di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso.

Perché un organo che dipendeva, nel flusso di lavoro distrettuale, dalla regia di Pignatone ha deciso di non “ascoltare” i protagonisti del sistema? In questo silenzio imposto, il “Sistema Sperlonga” sembra aver trovato la sua zona d’ombra, lasciando che il cemento dei clan rimanesse presumibilmente indisturbato a guardare il mare, in un territorio pontino che continua a interrogarsi sulle ferite di una giustizia rimasta a metà”.

Così, in una nota, il comitato civico “Argine”.

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