SPARI E INTIMIDAZIONI AD APRILIA, “RETE DI GIUSTIZIA”: “ORA OCCORRE ALZARE IL LIVELLO DI ATTENZIONE”

“Reti di Giustizia-Il sociale contro le mafie” interviene sugli ultimi atti intimidatori perpetrati nella città di Aprilia

“Ad un anno e mezzo dalla storica Operazione antimafia “Assedio”, a quasi un anno dal decreto che ha disposto il commissariamento straordinario del comune e mentre si sta svolgendo il relativo processo presso il Tribunale di Latina, sul territorio di Aprilia continuano ad essere perpetrati, con una frequenza allarmante, atti violenti e intimidatori di estrema gravità: gli ultimi rappresentati dai colpi di arma da fuoco contro il portone di ingresso di un palazzo in via Capuana nella notte tra il 12 e il 13 gennaio, dall’incendio alla sede dell’azienda di autonoleggio in via Carroceto nella notte tra giovedì 29 e venerdì 30 gennaio e dai colpi di arma da fuoco esplosi negli ultimi due giorni in via dei Garofani e degli Aranci a pochi metri di distanza dal palazzo comunale di piazza Roma. Tutti questi atti, come i precedenti, per puro caso non hanno causato danni letali, o comunque irreparabili a vittime innocenti.

Il movente di tali atti resta di difficile individuazione, come complicato sarebbe spingersi ad ipotizzare un collegamento certo tra gli stessi e/o tra questi ultimi e gli atti intimidatori precedenti come l’incendio agli uffici comunali di Piazza dei Bersaglieri e l’esplosione dell’ordigno in via La Malfa (peraltro, con un ferito) dello scorso luglio.

Tuttavia, ciò che è evidente è che nel nostro territorio è in corso una “conflittualità armata” tra gruppi criminali per il controllo delle piazze di spaccio, dopo la rottura degli equilibri criminali causata dagli arresti dei principali componenti del Clan autoctono con a capo Patrizio Forniti, collegato alla ‘ndrina dei Gangemi.

Inoltre, come evidenziato dal Presidente della Corte di Appello di Roma e dal Procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, nel territorio di Roma (“assediato dalla criminalità”) e in quelli limitrofi, come quelli di Latina, Aprilia, Anzio e Nettuno, è sempre più allarmante il radicamento della criminalità organizzata anche di stampo mafioso (con una coesistenza di organizzazioni  sia autoctone che espressioni  delle organizzazioni mafiose tradizionali: della ‘Ndrangheta, di diversi gruppi di Camorra, di Cosa Nostra”), profondamente interconnesso con il traffico di stupefacenti, che assume forme  nuove e pervasive, rappresentando una fonte di profitto praticamente illimitata per le mafie.

In questo contesto, dove aumenta il rischio di “assuefazione” alle notizie di cronaca e il senso di impotenza non può che diffondersi, l’indifferenza sociale e politica sui temi come la giustizia sociale e la lotta alle mafie cresce esponenzialmente, lasciando spazio solo al tema securitario e repressivo fine a se stesso: tema molto facile da usare per accrescere il consenso e che, storicamente, quando portato avanti senza cambiamenti sociali e culturali, non ha condotto al miglioramento delle condizioni di vita delle persone, ma, anzi, ad un loro impoverimento e abbrutimento.

Ebbene, come associazione che si spende da anni nel campo dell’antimafia sociale dobbiamo continuare a ribadire che è necessario uno sforzo collettivo che parta dalla consapevolezza che tali fenomeni possono essere affrontati solo in modo organico e che il radicamento delle mafie si nutre grazie ad una rete ramificata e ben salda tra tessuto politico-amministrativo di ogni livello e imprenditoriale, che agisce solo a vantaggio di se stessa, calpestando i diritti di tutti noi: non dobbiamo dimenticare, infatti, che nel nostro territorio è stata accertata dalla DIA l’esistenza di “un’organizzazione criminale in grado di influire anche sull’azione amministrativa locale e sulle procedure di assegnazione degli appalti, grazie a una presunta opportunistica interazione con un componente di rilievo dell’Amministrazione comunale, anch’egli tratto in arresto. Un sistema con ripercussioni negative per l’economia legale, atteso che alcuni imprenditori locali sarebbero risultati in collegamento con i componenti del sodalizio al fine di ampliare i propri affari” (Relazione DIA 2024).

Il radicamento delle mafie in ogni settore della società annulla la dignità, i diritti e le libertà di ognuno di noi, anche la più minima, come quella di poter camminare per le vie della propria città senza rischiare di essere uccisi o feriti da colpi di arma da fuoco esplosi per possibili guerre per il controllo dello spaccio di stupefacenti (ossia per il profitto particolare dei singoli gruppi criminali).

Un passo importante del lavoro collettivo che dobbiamo svolgere per non subire passivamente i gravissimi eventi succedutisi negli ultimi anni, è sicuramente seguire con attenzione il processo Assedio a Latina, nel quale ci siamo costituiti parti civili per rappresentare il bene comune ripetutamente calpestato dalle dinamiche mafiose perpetrate sul nostro territorio: la prossima udienza è prevista per il 27 febbraio e nel prossimo futuro condivideremo con la cittadinanza tutti gli elementi più importanti emersi fino ad ora”.

Così, in una nota, “Reti di Giustizia – Il sociale contro le mafie APS”.

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