SOVRAINDEBITAMENTO, VIA LIBERA DEL TRIBUNALE: TAGLIO DI QUASI L’85% DEI DEBITI PER UN LAVORATORE

Circa 120mila euro di debiti, di cui la proposta presentata prevede di restituire circa 18.600 in tre anni: una riduzione di quasi l’85%. È il percorso che si apre per Domenico, lavoratore con un impiego stabile e una pensione di invalidità, dopo che a inizio ottobre 2026 il Tribunale di Latina ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione controllata. Dietro quei debiti non ci sono spese avventate, ma due vicende che nessuno avrebbe potuto prevedere. Il caso è stato seguito da Legge3.it.

A inizio ottobre 2026 il Tribunale di Latina accoglie la richiesta presentata con il supporto di Legge3.it e dichiara aperta la liquidazione controllata. È il provvedimento che consente a Domenico di affrontare i propri debiti attraverso il percorso previsto dalla normativa sul sovraindebitamento, introdotta dalla Legge 3 del 2012 e oggi disciplinata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Da questo momento Domenico non deve più fronteggiare da solo creditori e scadenze: entra in un percorso regolato dal Tribunale, nel quale mette a disposizione ciò che può effettivamente dare, senza sacrificare le risorse indispensabili al proprio sostentamento.

Domenico non possiede immobili né altri beni di valore da vendere. La soluzione si basa quindi sulla possibilità di destinare ai creditori una parte del reddito, conservando quanto necessario per vivere dignitosamente.

La proposta economica presentata prevede che Domenico metta a disposizione circa il 15% del totale, con versamenti sostenibili per tre anni: circa 18.600 euro a fronte di circa 120.600 euro complessivi. Una riduzione prevista di quasi l’85%.

Al termine del percorso previsto dalla legge Domenico potrà ottenere l’esdebitazione e liberarsi definitivamente dei debiti residui, lasciandosi alle spalle un peso accumulato in oltre vent’anni di difficoltà.

Domenico vive in provincia di Latina. Ha un impiego stabile e una disabilità per la quale percepisce, oltre allo stipendio, una pensione di invalidità. Sulla carta, il profilo di chi il sovraindebitamento non dovrebbe incontrarlo mai. Ma la vita, a volte, prende strade che nessuno aveva messo in conto.

La prima vicenda risale a circa vent’anni fa. Domenico convive con una donna la cui figlia si trova in condizioni di salute gravissime. La ragazza ha bisogno di assistenza continua, di cure e di medicinali molto costosi, che il sistema sanitario pubblico non copre interamente.

Per garantirle le cure necessarie, Domenico comincia a chiedere prestiti personali e finanziamenti. Sono spese che non si possono rimandare, e il ricorso al credito diventa l’unico modo per sostenerle. Le difficoltà economiche iniziano ad accumularsi.

Poco più di dieci anni fa arriva il secondo colpo. Domenico inizia una nuova relazione e, con la convivenza, affida alla compagna la gestione delle finanze domestiche. A causa della propria invalidità non riesce a controllare fino in fondo come vengono utilizzati i suoi risparmi.

Soltanto in seguito scopre che la donna soffre di una grave dipendenza dal gioco d’azzardo. Nel frattempo dal suo conto corrente sono uscite somme ingenti, fino a svuotarlo. Per far fronte alle conseguenze, Domenico è costretto a chiedere altri finanziamenti, che si sommano a quelli contratti anni prima.

Domenico continua a lavorare e a sostenere le normali spese quotidiane. Ma i finanziamenti accumulati negli anni, appesantiti dagli interessi, superano ormai i 115mila euro, una cifra sproporzionata rispetto a un reddito che deve servire anche a mantenere la famiglia e a far fronte alle necessità legate alla sua invalidità.

Il problema non è la mancanza di un lavoro, ma l’impossibilità di ripagare integralmente un debito nato da due vicende molto diverse, che hanno finito per produrre lo stesso risultato. È a questo punto che Domenico si rivolge a Legge3.it.

“La storia di Domenico smonta un pregiudizio: che il sovraindebitamento riguardi solo chi non lavora o chi ha speso male. Domenico ha sempre avuto un impiego stabile. Si è indebitato prima per un atto di generosità, pagando cure che una ragazza gravemente malata non poteva permettersi, e poi perché si è fidato della persona con cui viveva, senza sapere che il suo conto veniva svuotato. Nessuna delle due cose dipendeva da una sua leggerezza. Oggi il Tribunale di Latina gli consente di restituire ciò che può davvero dare, senza togliergli quanto serve per vivere. È esattamente questo il senso della legge sul sovraindebitamento: non un condono, ma una seconda possibilità per chi è rimasto schiacciato da eventi che non poteva controllare“, dichiara Gianmarco Bertollo, fondatore di Legge3.

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