Lasciano il carcere la madre, il compagno di quest’ultima e il nonno delle sorelle scomparse Alisya e Sarah.
La decisione presa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona è arrivata oggi, al termine degli interrogatori di convalida rispetto ai quali i tre indagati hanno risposto. In tutto sono durati cinque ore, il giudice ha convalidato gli arresti e concesso per tutti e tre la misura meno afflittiva dell’obbligo di dimora e firma a Minturno.
La madre delle sorelle scomparse è difesa dagli avvocati Luca Cupolino ed Enrico Mastantuono, mentre quest’ultimo assiste anche il compagno della donna e il padre.
“Voglio rivedere le mie figlie al più presto, voglio stare con loro, loro vogliono stare con me”. È quanto avrebbe detto in questi giorni Valentina D’Acunto, la mamma delle due sorelle scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate domenica sera a Formia, incontrando in carcere, a Teramo, la garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Monia Scalera. La garante definisce la donna come “provatissima”, ma sottolinea che “ha tanta solidarietà attorno” ed è “circondata dalle altre detenute che la supportano e non la lasciano mai da sola”.
“Quando ci sono nuovi arrivati, introdotti all’improvviso in carcere, la situazione va assolutamente monitorata”, sottolinea la Scalera che continua: “La mia idea è che non abbia contezza della gravità dei fatti che le vengono contestati. Mi ha chiesto ‘mi aiuti come può, se può, faccia tutto quello che può, mi aiuti”.
L’avvocato Giuseppe D’Amici aveva rinunciato al mandato difensivo conferitogli da Valentina D’Acunto, nell’ambito del procedimento civile che riguarda i provvedimenti giudiziari legati all’affidamento delle 2 figlie minori. Il legale aveva comunicato la propria decisione spiegando che la scelta è maturata a seguito di “sopraggiunti motivi personali e professionali che rendono impossibile il prosieguo dell’assistenza legale nel rispetto dei principi di deontologia professionale”.
“Mi stanno continuando ad attaccare invece di pensare alle ragazze, invece io cerco di proteggere le mie figlie”. Sono state ieri le parole del papà di Sarah e Alisya.
Per quindici giorni Sarah e Alisya, le sorelle ritrovate a Formia, hanno vissuto segregate in una camera da letto, senza mai uscire, con l’unica concessione della tv. Erano a casa di un’anziana, una lontana parente della mamma, in un appartamento delle case popolari di Formia, a un quarto d’ora da Minturno, il paese dove vivono i loro genitori.
Il Tribunale di Cassino, il 28 maggio, aveva pronunciato la decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti di Valentina D’Acunto, madre delle due sorelle minori sottratte da Civitella Alfedena (L’Aquila) e ritrovate a Formia, in provincia di Latina, grazie a un blitz dei carabinieri. In quel provvedimento, i giudici hanno confermato il collocamento delle bambine presso la comunità educativa di Civitella Alfedena, rigettando la richiesta della madre di farle rientrare nella propria abitazione.
Secondo quanto emerso dall’ampia istruttoria, che include una consulenza tecnica d’ufficio psicologica e le relazioni dei servizi sociali di Minturno (Latina) e dell’azienda sanitaria locale, la donna avrebbe tenuto, per anni, “condotte manipolative e disfunzionali”. La madre avrebbe inoltre dimostrato una “pervicace opposizione alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre”, Stefano Di Giacinto, “ostacolando costantemente gli incontri protetti e alimentando un forte conflitto di lealtà nelle minori”. La sentenza ha inoltre revocato la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti del padre, disponendo tuttavia l’affidamento delle minori ai servizi sociali per la durata di 24mesi, con la conferma del sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, nel ruolo di tutore.
Il procedimento penale a carico dell’uomo, avviato in seguito ad alcune dichiarazioni della figlia maggiore, era già stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero, a causa della “forte vulnerabilità e suggestionabilità riscontrata nella minore”. Il tribunale ha stabilito un percorso graduale di frequentazione protetta per favorire il recupero della relazione paterna e ha invitato la madre a “intraprendere con urgenza un percorso psicoterapeutico di sostegno alla genitorialità”.
“Al momento si trovano in una casa famiglia, una struttura protetta. Stiamo valutando le azioni da mettere in campo per tutelare i loro interessi, ovviamente in attesa di capire l’evoluzione del tema giudiziario. Le incontrerò nelle prossime ore, dato che prima abbiamo voluto lasciare loro del tempo”, ha detto all’Ansa il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, tutore legale di Sarah e Alisya, dopo il ritrovamento. Poi, su un eventuale incontro con il padre: “Per il momento non so dare dei tempi ma l’obiettivo, come dice la sentenza del 28 maggio, è il recupero del rapporto con il genitore, e capire come si evolverà la vicenda con la madre. Comunque attiveremo dei percorsi di sostegno, come dice la sentenza che ha riconcesso la responsabilità genitoriale”.
Oltre alla madre delle bambine, Valentina D’Acunto, del compagno della donna, Vincenzo Esposito e del nonno materno, Marco D’Acunto, per i quali era stato stato emesso un decreto di fermo. Non è escluso che ci siano altre persone coinvolte nel sequestro delle due sorelle, e gli inquirenti starebbero procedendo alla loro identificazione.
